La Germania è tornata a pensarsi come motore dell’Europa. Dopo anni di crescita tiepida e di freni burocratici, Berlino riscrive la propria agenda economica e politica con un programma di riforme che punta a ridurre l’apparato amministrativo, rilanciare gli investimenti infrastrutturali e consolidare la difesa nazionale. Al centro, una convinzione precisa: il futuro della stabilità europea passa da una Germania più efficiente, innovativa e capace di agire con rapidità. Un processo ambizioso guidato dal cancelliere Friedrich Merz e destinato a imprimere una svolta nel modo in cui l’Europa pensa la crescita. Ce ne parla Robert Schramm-Fuchs, gestore di portafoglio di Janus Henderson Investors.
Investire, riformare, consolidare: il cambiamento interno non è negoziabile
La Germania ha imboccato una stagione di riforme strutturali che rompe con la tradizione di cautela e compromessi. A Berlino si avverte un’urgenza nuova: ripensare l’amministrazione pubblica per restituire competitività e rapidità decisionale.
“Abbiamo riscontrato un chiaro consenso politico sull’urgenza del cambiamento – osserva Schramm-Fuchs – e i prossimi tre anni vengono considerati cruciali per ridefinire la traiettoria della crescita tedesca Sotto la guida del cancelliere Friedrich Merz, il governo ha inaugurato un vero “Autunno delle riforme”, fondato su semplificazione, digitalizzazione e innovazione amministrativa. Il governo intende utilizzare l’IA come leva per snellire le procedure e ridurre i costi della burocrazia”
La priorità è rilanciare la produttività del Paese, liberando risorse oggi imbrigliate nei meccanismi dell’apparato statale.
Il Fondo Germania e gli investimenti infrastrutturali
Dopo l’avvio delle riforme amministrative, Berlino passa ai fatti con il “Deutschlandfonds”, un piano da 100 miliardi di euro destinato a PMI e startup tecnologiche. “L’obiettivo – spiega l’esperto è creare un canale stabile di finanziamento e favorire la crescita innovativa del tessuto produttivo. Parallelamente, è operativo il fondo infrastrutturale da 500 miliardi di euro, che nei prossimi dieci anni modernizzerà le reti ferroviarie e stradali. Si tratta di un programma che mira a rafforzare la competitività e a colmare i deficit di investimenti pubblici”.
Il messaggio è chiaro: la Germania investe per crescere, trasformando la spesa pubblica in leva strategica per la produttività.
In difesa
La riforma tedesca non si ferma all’economia. Il governo Merz ha scelto di rafforzare in modo deciso la spesa per la difesa, portandola al 3,5% del PIL.
“L’obiettivo – osserva il gestore di Janus Henderson Investors -è garantire la sicurezza nazionale e sostenere l’Europa in un contesto geopolitico più instabile”. La nuova strategia nasce dal progressivo disimpegno statunitense e dall’esigenza di dotare l’Europa di una capacità autonoma di deterrenza. Berlino considera oggi la forza economica priva di potere militare un rischio strutturale per la sicurezza del continente. La Germania sta ricostruendo la propria infrastruttura militare puntando su difesa aerea, sistemi d’arma a lungo raggio e tecnologie come droni e difese elettromagnetiche”
Le simulazioni del Ministero delle Finanze hanno confermato la sostenibilità del debito anche a fronte dell’aumento di spesa, rafforzando l’idea che l’investimento nella sicurezza sia parte integrante della crescita futura.
Riforma delle pensioni e dei lavoratori
Accanto alle riforme economiche e alla nuova strategia di difesa, la Germania affronta una delle sfide più delicate: la sostenibilità del sistema pensionistico.
“Il cancelliere Merz – ricorda Schramm-Fuchs – ha definito lo stato sociale non più economicamente sostenibile con ciò che il paese produce come economia nazionale. I comuni tedeschi soffrono da anni per l’aumento delle spese sociali, che limita gli investimenti locali in infrastrutture, scuole e ospedali. Il governo ha istituito una commissione per rafforzare il sistema e incentivare il risparmio privato, introducendo opzioni con capitale garantito”
Con circa 100 miliardi di euro di contributo statale necessari ogni anno per coprire il deficit del sistema, Berlino punta ad ampliare la partecipazione ai piani pensionistici privati, mirando a coinvolgere il 30-40% della popolazione che oggi ne resta esclusa.
“La riforma è dunque parte integrante del nuovo equilibrio tra stato e cittadini, pensato per rendere il welfare “a prova di futuro”.
Gli ostacoli nell’UE
Nonostante il ritmo riformatore di Berlino, il cammino verso un’Europa più integrata resta complesso. “Le grandi riforme dell’Unione Europea procedono a una velocità deludente – osserva Schramm-Fuchs – e Bruxelles è percepita come un ostacolo più che come un alleato del cambiamento.
Tra i nodi principali figura la riforma del mercato della cartolarizzazione, ancora ferma nonostante il suo potenziale per migliorare la circolazione dei capitali nel blocco. Allo stesso modo, l’obiettivo di creare un’unione del risparmio e degli investimenti (SIU) resta lontano, rallentato dall’assenza di un consenso politico.
“Le modifiche regolamentari si muovono nella giusta direzione, ma non con la rapidità necessaria a sostenere la crescita. Le attese ora si concentrano sul documento della Banca centrale europea, pubblicato a dicembre, che dovrebbe chiarire le prospettive di alleggerimento del capitale per le banche dell’UE. In questo contesto, la Germania emerge come motore del rinnovamento, pronta a guidare con l’esempio un’Europa ancora divisa tra ambizione e lentezza”.
La trasformazione tedesca come modello europeo
Con il nuovo corso riformatore, la Germania si conferma motore della crescita continentale. Dopo anni di prudenza, Berlino adotta una linea più espansiva, puntando su innovazione, infrastrutture e competitività.
“Assistiamo a una trasformazione che combina impulso fiscale e riforme strutturali – conclude Schramm-Fuchs – con l’obiettivo di modernizzare l’economia e rafforzare il ruolo del Paese in Europa. Le sfide dell’integrazione finanziaria restano aperte, ma la direzione è tracciata: la Germania torna a guidare il cambiamento e a offrire nuove opportunità agli investitori”.

