La quinta edizione dello Studio Globale ESG di Capital Group illustra le opinioni degli investitori in merito al ruolo dell’ESG nel processo di investimento, sui fattori alla base dell’evoluzione degli approcci all’ESG e su altre tematiche correlate alla sfera della sostenibilità. Questo studio è stato effettuato con riferimento a un sondaggio online condotto da CoreData Research da maggio a luglio 2025.
Il campione oggetto dello studio include 565 investitori istituzionali (ossia fondi pensione, family office, compagnie assicurative, fondi sovrani, fondazioni) e 565 intermediari (ossia fondi di fondi, gestori di fondi discrezionali, banche private, broker/dealer di grandi reti, gestori patrimoniali e consulenti finanziari). Questi investitori erano localizzati in 25 paesi provenienti da EMEA (50%), APAC (32%) e Nord America (18%).
Di seguito i risultati principali emersi dalla ricerca.
La frammentazione geografica e le sfide del Nord America
Uno dei risultati più evidenti dello studio è la crescente divergenza tra le macro-aree geografiche. Mentre in EMEA e APAC l’adozione dell’ESG si conferma robusta (al 90% o oltre), il Nord America mostra segnali di frenata. Qui l’adozione è scesa al 71%, il livello più basso dall’inizio del sondaggio nel 2021.
Questa flessione è guidata principalmente da un panorama politico e normativo statunitense diventato più ostile o, quantomeno, più critico nei confronti delle pratiche di investimento sostenibile.
Infatti, rispetto al 2024, meno intervistati hanno aumentato le allocazioni ESG nei prossimi 12 mesi (41% contro il 50% nel 2024), di cui quelli presenti nel Nord America registrano il calo maggiore (24% contro 41% nel 2024).
Transizione Energetica: efficienza e infrastrutture battono le rinnovabili
La transizione energetica si conferma il tema dominante, con il 60% degli investitori che mostra una forte convinzione nelle opportunità a lungo termine. Tuttavia, l’approccio a questo tema sta cambiando.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la fiducia non si concentra sulla produzione di energia rinnovabile (ferma al 55%), penalizzata da timori su rendimenti attesi in calo e incertezze normative. Gli investitori preferiscono puntare su:
- Efficienza energetica (63%)
- Infrastrutture energetiche e modernizzazione della rete (61%)
I rischi ESG legati all’IA che preoccupano di più
La novità più rilevante dello studio 2025 riguarda l’impatto ambientale dell’Intelligenza Artificiale. Se l’anno scorso le preoccupazioni principali legate all’IA erano di natura sociale (etica, posti di lavoro), quest’anno i riflettori sono puntati fermamente sui rischi ambientali.
In particolare, tema di grande portata è quello del consumo idrico: l’IA richiede un’enorme potenza di calcolo gestita nei data center, e questi data center hanno bisogno di ingenti quantità d’acqua per raffreddarsi.
Nonostante questi timori, persiste un cauto ottimismo. Più della metà degli intervistati ritiene che l’IA possa anche accelerare la transizione energetica alimentando l’innovazione in soluzioni di decarbonizzazione.
Un approccio ESG più meticoloso grazie alla diversificazione
Gli investitori stanno riconoscendo i vantaggi delle strategie multi-tematiche rispetto a quelle mono-tematiche, in particolare la diversificazione e l’adattabilità delle condizioni di mercato in evoluzione.
Questa ricerca di maggiore raffinatezza si estende anche alle classi di attività. L’interesse ESG nell’ambito del reddito fisso è cresciuto: ha raggiunto il record del 70%, con le obbligazioni corporate in testa grazie a una migliore divulgazione dei dati.
Le obbligazioni governative rimangono un’area emergente per l’implementazione degli approcci ESG, dove la governance è vista come il pilastro più significativo dei pilastri E, S e G.

