Borsa: investire nel lusso conviene? I titoli che resistono alla bufera

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Come investire nel lusso

I brand del lusso non sono ancora riemersi dalla fase di incertezza, con vendite in rallentamento da diversi trimestri. Ma alcuni resistono più di altri, anche in Borsa

Indice

  • Il colosso francese Kering è recentemente crollato in Borsa dopo due declassamenti che citavano il difficile posizionamento del suo marchio Gucci
  • Mariotti: “Ferrari ed Hermès trattano su multipli di prezzi di Borsa rispetto agli utili generati molto elevati, sia rispetto al settore che alla storia delle società stesse”

Il settore del lusso continua ad attraversare una fase di incertezza. Con le vendite in rallentamento da diversi trimestri, complice una normalizzazione dei consumi dopo la pandemia, alcuni brand faticano a riposizionarsi. È il caso per esempio di Kering, colosso francese recentemente crollato in Borsa dopo due declassamenti che citavano il difficile posizionamento del suo marchio Gucci. In un rapporto intitolato Cruel summer, Hsbc ha annunciato di prevedere una crescita organica del settore dei beni di lusso a livello mondiale di appena il 2,8% nel 2024, a fronte di una precedente stima del 5,5%. In questo quadro, l’andamento dell’economia cinese resta una delle principali incognite, ma alcuni titoli sembrano resistere alla bufera.

“Tra le aziende più resilienti, sulla base delle recenti trimestrali, vediamo Hermes, Ferrari, Moncler e Lvmh”, racconta a We Wealth Tomaso Mariotti, head of portfolio management value di Banor. “Le loro performance beneficiano, in misura diversa a seconda dei casi specifici, di alcune caratteristiche peculiari”, spiega l’esperto. Tra queste il posizionamento esclusivo nell’alto di gamma, dei brand iconici che rendono i prodotti altamente desiderabili, un’elevata diversificazione sia per aree geografiche che per categorie merceologiche, abbinate spesso a una maggior creatività nel prodotto e nella comunicazione. “Tra le aziende più in difficoltà in questa fase troviamo invece Kering – e in particolare il brand Gucci – Burberry e Salvatore Ferragamo”, continua Mariotti. “Questi marchi stanno attraversando un periodo di particolare difficoltà in un mercato sempre più competitivo e faticano a riposizionarsi e a rinnovarsi, cercando di attrarre una clientela più giovane e moderna”.

Investire nel lusso conviene ancora?

La view sul settore del lusso resta tuttavia costruttiva. Pur non essendo immune dai rischi di un’eventuale recessione, secondo Mariotti continuano a esserci opportunità interessanti per gli investitori di medio e lungo termine. “Il nostro approccio si basa sempre su un’attenta selezione all’interno del panorama delle società del lusso. Le aziende da prediligere sono, a nostro avviso, quelle capaci di bilanciare creatività ed heritage, con l’obiettivo finale di coltivare una base clienti affezionata e ampliarne la portata. È preferibile orientarsi verso il segmento più alto di gamma, dal momento che si rivolge a consumatori con le più elevate capacità di spesa. A questo aspetto si aggiunge quello di un business model unico, come per Hermes o Ferrari, dove uno stretto controllo dell’offerta e dei canali distributivi contribuisce a rafforzare il senso di esclusività del marchio e di appartenenza culturale”.

Questa strategia si rifletterebbe non solo nella redditività di queste aziende (45% per Hermes e 38% per Ferrari) ma anche nel grado di prevedibilità del loro business. Basti pensare che Ferrari ha battuto le attese degli analisti consecutivamente per gli ultimi quindici trimestri, nonostante il rallentamento della domanda globale di cui sopra. “Entrambe le società – Ferrari ed Hermès – trattano su multipli di prezzi di Borsa rispetto agli utili generati molto elevati, sia rispetto al settore che alla storia delle società stesse. Questo è un prezzo quasi inevitabile da pagare per il tipo di qualità che offrono”, afferma l’esperto. Altro caso quello di Lvmh. “Negli ultimi trimestri anche Lvmh non è stata immune dal rallentamento del settore e il prezzo di Borsa ne ha risentito – nonostante una crescita dei ricavi ancora positiva anche nell’ultimo trimestre – arrivando a una valutazione che reputiamo particolarmente attraente. Il titolo scambia a meno di 20 volte gli utili attesi per quest’anno, a sconto di oltre il 20% rispetto alla media degli ultimi 10 anni”, conclude Mariotti.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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