Risparmio gestito: Italia 5° nel mercato Ue, vincono i fondi comuni

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Un paese che ama soprattutto gli Oicr, meno le assicurazioni e altri prodotti. Sullo sfondo, lo scenario globale dell’asset management. La fotografia dell’ultimo rapporto Global Asset Management di Boston Consulting Group

Indice

Le masse totali che l’industria del risparmio gestito ha globalmente in carico sono a arrivate a sfiorare i 120.000 miliardi di dollari nel 2023, in aumento del 12% rispetto al 2022, quando gli asset under management erano calati del 9%. Ma non tutte le aree del mondo sono cresciute nello stesso modo. Le zone a incremento più limitato sono state quelle dell’Asia-Pacifico (5%), quella più fiammeggiante è stata il Nord America (16%). Restano escluse Giappone e Australia.

Lo stato del risparmio gestito in Italia secondo il Global Asset Management di Boston Consulting Group

E l’Italia? È il quinto mercato dell’asset management in Europa, crescendo del 5% annuo (un ritmo leggermente inferiore a quello medio europeo). Sono le principali evidenze del più recente rapporto del Global Asset Management di Boston Consulting Group, il 22esimo. In Italia gli investitori al dettaglio nel risparmio gestito sono il gruppo di clienti più numeroso: assorbono il 62% delle masse totali in gestione. Non solo: il 70% degli investitori retail è posizionato nei fondi comuni di investimento. Inoltre, il settore assicurativo e altri prodotti retail continuano ad essere secondari nel mercato italiano dei piccoli investitori, al contrario degli istituzionali. Per questi ultimi infatti le assicurazioni sono infatti il principale segmento di investimento, seguito da quello pensionistico.

Tuttavia, nonostante le masse gestite stiano crescendo, i ricavi del settore sono aumentati di appena lo 0,2% nel 2023. I costi invece sono cresciuti del 4,3%. La conseguenza è che i profitti sono diminuiti dell’8,1%.

Ma quali sono le maggiori sfide che il risparmio gestito, anche in Italia, si trova ad affrontare nel 2024?

Di seguito, cinque punti fondamentali nell’industria odierna del risparmio gestito.

La pressione sui ricavi

A differenza che in passato, spinge i gestori di patrimoni a non fare affidamento sulle performance di mercato per guidare la crescita dei ricavi.

La carica degli Etf

I fondi passivi stanno guadagnando sempre più fama, continuando a catturare la maggior parte dei flussi netti globali di fondi comuni di investimento ed Etf (lambiscono i 920 miliardi di dollari nel 2023). Nel periodo 2019-2022, era il 57% dei flussi netti a dirigersi verso prodotti passivi.

La pressione sulle commissioni

Questo aspetto non ha mostrato segni di inversione nel 2023: ha registrato una media di 22 punti base (bps), in calo dai 25 bps del 2015 e dai 26 bps del 2010.

I costi nell’industria del risparmio gestito

Continuano a crescere, di circa l’80% dal 2010, per un tasso di crescita annuale composto del 5%.

I prodotti nuovi raramente sopravvivono

Nonostante i ripetuti tentativi di innovazione da parte dei gestori, solo il 37% dei fondi comuni complessivi lanciati nel 2013 esisteva ancora dieci anni dopo, nel 2023.

In che modo l’asset management può vincere le sue sfide nel 2024? La parola a Graziano Pace di Bcg

Come spiega Graziano Pace, principal di Bcg, le soluzioni esistono: «L’asset management è un’industria in cui le dimensioni sono fondamentali, ancora più che nella distribuzione dei prodotti di investimento. Credo, perciò, che tutti i gestori italiani si stiano guardando intorno alla ricerca di opportunità, entro i confini nazionali ma soprattutto all’estero». Fondamentali poi gli investimenti nel tech, prima tra tutte l’intelligenza artificiale: «L’AI generativa è in cima alla lista delle priorità delle aziende di ogni settore e, anche nel risparmio gestito, c’è ancora ampio margine per applicarla. Afferma Pace. Di certo, potrebbe rendere molto più veloce l’analisi dei documenti, aiutare nella costruzione dei portafogli su misura e nella loro ottimizzazione puntuale. Penso che sarà uno strumento molto utile nelle mani dei gestori e dei consulenti, meno nella parte di gestione della relazione con i clienti».

L’intelligenza artificiale generativa nell’asset management

Il 72% dei gestori pensa che l’intelligenza artificiale avrà un impatto significativo sulla propria organizzazione nei prossimi tre-cinque anni. Il 66% in particolare ha reso l’intelligenza artificiale generativa una priorità strategica per la propria attività, con il 75% degli asset manager che sta investendo capitale e risorse umane per implementare lo strumento già nel breve termine (il 29% dichiara nell’indagine di aver impegnato “una parte significativa” del budget per l’innovazione AI). Tuttavia, solo il 16% ha già definito una strategia completa da implementare in tutta l’azienda. Secondo la ricerca globale che BCG ha condotto nel primo trimestre 2024 in collaborazione con l’Investment Company Institute (ICI) e il CFA Institute. Il benchmark include 57 gestori di patrimoni che rappresentano oltre 15.000 miliardi di dollari in aum.

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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