Millennial e donna: l’identikit del donatore

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Hanno un’età compresa tra i 29 e i 55 anni, sono principalmente donne e investono ogni anno mediamente tra i 91 e i 900 euro. L’indagine “Global trends in giving” svela l’identikit dei donatori italiani, la cui solidarietà ha trovato conferma anche durante la pandemia

La maggior parte dei donatori italiani afferma di prediligere l’utilizzo di applicazioni di fundraising con un sistema di crediti e punti spendibili

Il 66% dichiara di aver donato per l’emergenza sanitaria

I millennial scavalcano i baby boomer, rappresentando il 32% dei donatori a livello nazionale

Bambini, salute, benessere, ma anche aiuti umanitari: sono solo alcune delle cause sociali più sostenute dai donatori italiani, pari all’86% dei cittadini. Una solidarietà che ha trovato conferma anche nel cuore dell’emergenza epidemiologica, coinvolgendo principalmente donne e millennial.
Secondo l’analisi Global trends in giving, un progetto di ricerca internazionale che indaga la relazione nel mondo tra individui e cause sociali e che per la prima volta ha preso in considerazione anche l’Italia, il 68% sostiene in particolare non profit nazionali, mentre la rimanente parte volge lo sguardo verso Stati Uniti, Nepal e India. “Bambini e giovani” e “salute e benessere” sono le cause sociali che attraggono il maggior numero di soggetti, rispettivamente nell’ordine del 23%, seguiti dagli aiuti umanitari per il 21%.

Dal punto di vista dell’età anagrafica, i più sensibili a questa tipologia di tematiche sono gli individui appartenenti alla Generazione X (tra i 40 e i 55 anni) pari al 34%, seguiti dai millennial (23-39 anni) con il 32% che a loro volta scavalcano i baby boomer (56-74 anni) con il 30%. Agli ultimi posti si posizionano i “mature”, con un’età superiore ai 75 anni (3%), e i giovanissimi della Generazione Z (1%). Inoltre, il 65% sono donne contro il 34% degli uomini.

Su un campione di 1.356 partecipanti, solo il 14% ha affermato di non aver donato affatto, principalmente maschi adulti nati tra il 1965 e il 1980. Il 42%, in particolare, dichiara di preferire la donazione di cibo o di beni materiali ma anche contribuire impegnandosi in attività di volontariato, e c’è chi si ritiene disposto a donare nei prossimi 12 mesi (39%).

In media, il 56% degli intervistati investe tra i 91 e i 900 euro l’anno e il 92% (contro il 66% della media globale) afferma di donare meno di 900 euro annui. Inoltre, la maggior parte dei partecipanti dichiara di prediligere l’utilizzo di applicazioni di fundraising con un sistema di crediti e punti spendibili, in un’ottica di cashback. Considerando poi il modo in cui la pandemia ha inciso sui comportamenti donativi a livello nazionale, il 66% degli intervistati ha ammesso di aver donato per l’emergenza covid-19, il 59% ha dedicato del tempo ad attività di volontariato e il 79% ha offerto infine beni materiali.

Dal punto di vista della metodologia di donazione, il 58% predilige utilizzare strumenti online, contro il 39% di coloro che fanno ricorso al bonifico bancario (contro una media globale del 12%). Inoltre, il 53% utilizza tool di fundrasing di Facebook, il 12% gli sms solidali e il 23% PayPal. Spostando lo sguardo sul resto del mondo, la ricerca – condotta in digitale tra il 1 marzo e il 31 maggio 2020 – ha coinvolto 15.285 soggetti di cui 13.468 donatori, appartenenti a 133 paesi. L’88%, in particolare, ha affermato di aver effettuato almeno una donazione, di cui il 52% in America, il 18% in Europa, il 15% in Asia, l’11% in Sud America e il 2% rispettivamente in Africa e in Australia. In generale, per donare a Onp, Ong ed enti di beneficenza, il 55% dei donatori a livello globale predilige gli strumenti online, seguiti dai bonifici bancari (12%) e da PayPal (10%).

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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