Ricchezza: ricambio generazionale per il 20% entro il 2030

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Quasi un quinto della ricchezza dei più ricchi al mondo vivrà un ricambio generazionale entro dieci anni. I “nuovi arrivati”, gli eredi di queste fortune, molto probabilmente non vorranno più saperne dei vecchi consulenti dei genitori

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Il 38% degli investitori Hnwi hanno più di 60 anni, mentre solo il 14% della popolazione globale supera quell’età

Con la successione, ben oltre un quarto (il 28,3%) dei figli dei clienti hnw dell’industria dell’asset management cambierà i consulenti dei propri genitori, alla ricerca di soluzioni più adatte

La maggior parte dei wealth manager, pensando di essere il vincitore, guarda in realtà a questo fenomeno come ad una grande opportunità da cogliere, piuttosto che ad una “minaccia”

Un quinto (19,8%) del patrimonio globale degli Hnw, pari a 3,8 mila miliardi di dollari, passerà di mano entro dieci anni. Il dato emerge dal report Intergenerational Wealth Transfer: Seizing the HNW Opportunity di GlobalData, la quale sottolinea anche il rischio di un aumento del “tasso di abbandono” per i servizi del wealth management da parte degli eredi degli attuali Hnwi. La struttura demografica degli Hnwi è diversa dal quella della popolazione mondiale globalmente intesa: è più vecchia. Secondo lo studio, il 38% degli investitori Hnwi hanno più di 60 anni, mentre solo il 14% della popolazione globale supera quell’età. Come spesso sottolineano questi studi, il dato evidenzia che il trasferimento intergenerazionale di ricchezza sarà sempre più una fonte di guadagno per i consulenti.

Il ricambio generazionale della ricchezza accenderà la competizione fra wealth manager

Con la successione, ben oltre un quarto (il 28,3%) dei figli dei clienti hnw dell’industria dell’asset management cambierà i consulenti dei propri genitori, alla ricerca di soluzioni più adatte alle proprie esigenze. Il che si tradurrà in uno spostamento di ricchezza gestita pari a 2,4 mila miliardi.

La maggior parte dei wealth manager, pensando di esserne il vincitore, guarda in realtà a questo fenomeno come ad una grande opportunità da cogliere, piuttosto che ad una “minaccia”. Ma l’aum (asset under management) di uno sarà il deflusso dell’altro. Da un lato, continua il report, i wealth manager dovrebbero costruire legami solidi anche con i figli dei loro clienti. Dall’altro lato, i consulenti dovrebbero formarsi ad essere in grado di far fronte alle mutate esigenze dei potenziali e più giovani clienti. Si tratta di focalizzarsi sul wealth tech, innanzitutto, sui servizi personalizzabili sui canali digitali, sui social media. Ma anche sugli investimenti socialmente responsabili ed Esg (Sri). Si tratta, conclude il report, di trovare un equilibrio fra soluzioni efficaci di investimento e tutela per i clienti attuali e un’immagine che risulti seducente per la clientela più giovane.

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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