Banche eurozona: la Bce prolunga lo stop ai dividendi

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La Banca centrale europea ha esteso la sua raccomandazione alle banche dell’eurozona di non pagare dividendi e astenersi dai riacquisti di azioni proprie per tutto il 2020

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La Bce proroga lo stop a dividendi  e buyback per le banche dell’eurozona fino al 1° gennaio 2021

Una nuova analisi della Bce mostra che il settore bancario dell’area euro è resiliente allo stress causato dal coronavirus

Stop a dividendi e buyback fino al 1° gennaio 2021. Così, in un comunicato diffuso il 28 luglio, la Banca centrale europea ha prolungato la precedente raccomandazione alle banche della zona euro di congelare lo stacco delle cedole e i programmi di buyback (riacquisto di azioni proprie, ndr) “almeno fino ad ottobre”. Inoltre, l’Istituto di Francoforte ha invitato le banche ad adottare una “estrema moderazione” sul fronte della remunerazione variabile (bonus, ndr).
Una raccomandazione “temporanea ed eccezionale” e volta a “preservare la capacità delle banche di assorbire le perdite e sostenere l’economia reale in un contesto di eccezionale incertezza” che rende difficile per le banche “prevedere con precisione le loro posizioni patrimoniali”. Il capo della vigilanza Bce, Andrea Enria, si è detto consapevole del fatto che la decisione avrebbe deluso gli investitori impattando sulle valutazioni di mercato ma ha precisato che si tratta di un’azione “necessaria da intraprendere in questa fase di maggiore incertezza”. Da inizio anno l’indice bancario europeo (Euro Stoxx Banks)  ha perso oltre  il 35% e oltre il 5% nell’ultima settimana. L’Eurotower ha poi chiarito che “darà alle banche il tempo sufficiente per reintegrare le proprie riserve di capitale e liquidità per non agire in modo pro-ciclico”.

Il settore bancario dell’eurozona si dimostra resiliente al Covid

Sempre nella giornata di martedì, la Bce ha reso noti gli esiti di un’analisi condotta su 86 banche dell’eurozona, per valutare l’impatto dello shock economico causato dalla pandemia sul settore bancario e identificare potenziali vulnerabilità in un orizzonte temporale di tre anni. Nel complesso, i risultati mostrano che “le banche dell’area euro sono in grado di resistere allo stress provocato dalla pandemia”. Tuttavia, se la situazione peggiorasse “il deterioramento del capitale sarebbe rilevante”. In particolare, lo stress test mostra che, nello scenario più severo, il coefficiente patrimoniale Cet1 aggregato si ridurrebbe di 5,7 punti percentuali scendendo all’8,8% (dall’attuale 14,5%) entro la fine del 2022.

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