Pmi tra incertezze e ripartenza, faccia a faccia Italia-Usa

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Da una parte all’altra dell’Oceano le piccole e medie imprese passano in rassegna gli effetti della pandemia sui propri business. Ma se il 70% delle aziende italiane è preoccupato per il futuro delle proprie attività, le statunitensi sembrano nutrire una maggiore fiducia nella ripartenza

Indice

Il 39% delle imprese italiane mostra fiducia nei confronti della propria banca di riferimento

Secondo i dati dell’Abi, al fondo di garanzia sono pervenute 329mila richieste per 15 miliardi di euro

Negli Stati Uniti solo l’11% delle pmi prevede di poter fallire nei prossimi tre mesi qualora le attuali condizioni dovessero persistere

Mentre tendono lo sguardo verso il futuro post-covid, le piccole e medie imprese italiane fanno i conti con gli effetti della pandemia, crollando nelle incertezze e nelle preoccupazioni sulla ripartenza. Tra la contrazione della domanda e la difficoltà di ricostruire le proprie catene di approvvigionamento, le aziende provano a concentrarsi sulla riduzione dei costi, analizzando le possibilità di finanziamento a disposizione e i tagli da adottare. Dall’altra parte dell’Oceano, intanto, le statunitensi sembrano mostrare un ottimismo diverso. Come hanno reagito i tessuti imprenditoriali dei due paesi e quali saranno le sfide del futuro?
Secondo un’indagine di Bva Doxa per Repower su oltre 600 aziende italiane, circa il 70% delle intervistate mostra preoccupazioni per il futuro. Dopo che la metà delle imprese ha dovuto porre un freno alle proprie attività a causa della pandemia e il 24% ha lasciato in piedi soltanto alcune funzioni, l’attenzione è tesa sulla riduzione dei costi, la rateizzazione dei pagamenti e il miglioramento delle condizioni economiche. L’80%, infatti, dichiara di aver registrato una sensibile riduzione del proprio business, mentre il 12% prevede una tale contrazione nei prossimi mesi.

Solo il 18% si fida nel sistema bancario italiano

Un futuro incerto, che si accompagna a una mancanza di fiducia nei confronti delle grandi istituzioni, dal governo (26%) al sistema bancario (18%), mentre risulta più elevata quella relativa alle istituzioni più vicine come la propria banca di riferimento (39%). Inoltre, una su due prevede in caso di riapertura di riuscire difficilmente ad adeguarsi alle norme richieste, anche se il 46% resta chiuso a causa del calo della domanda e della produzione e l’11% per le problematiche relative alle catene di fornitura.

329mila domande al fondo di garanzia

Alla luce di un tale scenario, per sostenere la ripartenza il 67% delle imprese intervistate dichiara di ricorrere o di puntare a ricorrere nel prossimo futuro ad ammortizzatori sociali, mentre il 64% parla dei finanziamenti incrementali. A tal proposito, secondo i dati dell’Associazione bancaria italiana, è stato accolto l’80% delle domande di moratorie sui prestiti, che al momento ammontano a 2,3 milioni per 240 miliardi di finanziamenti. Al fondo di garanzia, invece, al 21 maggio sono pervenute 329mila richieste per 15 miliardi di euro.

“Questi importanti numeri – dichiara l’Abi in una nota – evidenziano il colossale lavoro in atto nel mondo bancario italiano”. Intanto, molte imprese prevedono invece di ridurre gli investimenti, tra advertising (43%), marketing (35%), sviluppo commerciale (33%), sviluppo di nuovi prodotti e servizi (24%), ricerca e sviluppo (23%), nuove strumentazioni (31%) ed efficientamento energetico (25%).

Pmi americane ottimiste sul futuro

Parallelamente, secondo lo studio State of small business report di Facebook, negli Stati Uniti oltre la metà delle pmi dichiara di essere ottimista o estremamente ottimista rispetto al futuro delle proprie attività. Solo l’11%, infatti, prevede di poter fallire nei prossimi tre mesi qualora le attuali condizioni dovessero persistere. Dopo aver sofferto la mancanza di liquidità (28%) e di domanda (20%), due imprese su tre prevedono di riaprire nel futuro, specialmente quelle dirette da donne (si parla del 71% contro il 62%). Tra quelle che hanno chiuso i battenti, il 62% dichiara che lo ha fatto per rispettare le disposizioni governative o delle autorità sanitarie, mentre il 9% per via delle difficoltà finanziarie.

E quando arriva il momento di riaprire, ogni pmi adotta una strategia differente, tra chi ha in programma di utilizzare i propri risparmi personali per auto-finanziare la ripartenza (41%) e chi non sa dove recupererà la liquidità necessaria (39%). Circa il 40% delle aziende statunitensi analizzate, infatti, dichiara che nell’ultimo mese i deflussi sono stati superiori agli afflussi.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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