Chi ha inventato Barbie? Storia di Ruth, imprenditrice di talento

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Da bambina non giocava con le bambole, era figlia di immigrati giunti negli Usa nei grandi flussi di fine ‘800. Ma nel suo destino era scritta una storia di rivalsa sociale ed economica

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Quando era piccola non amava giocare con le bambole. Eppure da adulta inventò la più famosa di tutte, Barbie: due miliardi di pezzi venduti per la gioia delle bambine di tutti i continenti. Lei era Ruth Marianna Mosko (4 novembre 1916 – 27 aprile 2002), nata a Denver, Colorado, da immigrati polacchi ebraici (Jacob Moskowicz, fabbro, e Ida Rubenstein). Le sue umili origini non le impedirono di ascendere ai vertici dell’imprenditoria mondiale e dell’immaginario pop. Ma come ebbe inizio la vicenda?

Dai mobili giocattolo alla Mattel

Ruth sposa il suo fidanzato dei tempi del liceo Elliot Handler. Si trasferisce a Los Angeles nel 1938, trova lavoro alla Paramount. Elliot nel frattempo si cimenta, per hobby, nella costruzione di mobili, in particolare utilizzando due nuovi tipi di plastica, la lucite e il plexiglas. L’intuito commerciale di Ruth gli suggerisce di iniziare a fare di questa attività il suo lavoro primario; lei si sarebbe occupata della commercializzazione del prodotto, ottenendo contratti con la Douglas Aircraft Company e altri. L’azienda cresce, e gli Handler decidono di mettersi in società con Harold “Matt” Matson, dando vita alla Mattel (il cui nome unisce parte dei due nomi di Harold e Matt; non quello di Ruth) nel gennaio 1945. Ruth ne fu presidente dal 1945 fino al 1974. La produzione di mobili “veri” aveva intanto lasciato spazio a quelli giocattolo: durante la seconda guerra mondiale infatti le vendite dei primi erano calate. Il successo della nuova linea di produzione fu tale che Ruth ed Elliott decisero di produrre solo giocattoli.

Ruth Handler, la nascita di Barbie

E la Barbie? Ruth in realtà “ruba” l’idea di creare una bambola con le fattezze di un’adulta
durante un viaggio in Europa. Qui si imbatte infatti in Bild Lilli, sensuale bambola per adulti nata nel 1953 ispirata a strisce fumettistiche popolari nel periodo post bellico. Ne compra un paio da portare a casa. Una volta tornata in California inizia a produrre una bambola con quelle fattezze, in serie. Non aveva dubbi sul successo che avrebbe avuto il giocattolo; del resto, osservando sua figlia Barbara (Barbie si chiama come lei) si era resa conto che la bambina inscenava “storie da grandi”, e che una bambola ben poteva rappresentare “ciò che le ragazze volevano essere”. La Mattel acquisterà i diritti della bambola tedesca nel 1964, cessandone la produzione. 

Al contrario di Adamo ed Eva

Presentata in anteprima all’American Toy Fair di New York il 9 marzo 1959, Barbie (nata sotto il segno Pesci) ebbe successo immediato: la Mattel ne vendette 351.000 pezzi in un anno. Ruth riuscì persino a negoziare un accordo per pubblicizzare le bambole come sponsor unico del Mickey Mouse Club, e Barbie fu il primo giocattolo a essere pubblicizzato con successo direttamente ai bambini. Al contrario che nella storia di Adamo ed Eva, il compagno di Barbie, Ken, prende vita dopo di lei. Il suo nome è un omaggio all’altro figlio di Ruth, Kenneth.

Gli ultimi anni e il presente


I coniugi Handler saranno costretti a dimettersi dalla Mattel nel 1975
, in seguito alle indagini della Securities and Exchange Commission sulla falsificazione di alcuni documenti finanziari. La storia personale della Handler si complica nel 1970, quando le viene diagnosticato un cancro al seno. Per combatterlo, si sottopone a una mastectomia radicale modificata. Trovare una protesi adeguata è difficile, e Ruth decide di farsela da sé. Anzi, fa di più: con il supporto del socio d’affari Peyton Massey, con la sua nuova società Ruthton Corp., l’imprenditrice produce la versione “più realistica del seno di una donna”, Nearly Me. Un prodotto di successo, che utilizzò anche la first lady Betty Ford. Le indagini proseguono intanto fino al 1978, quando l’ex presidente Mattel viene multata 57.000 dollari e condannata a 2.500 ore di servizi sociali. Ruth, sempre dichiaratasi innocente, adduce alla sua malattia la colpa di non averla resa in grado di concentrarsi come in passato sul suo lavoro. 

Ruth Handler, l’inventrice della Barbie come la conosciamo, muore in California il 27 aprile 2002, in seguito alle complicazioni di un intervento chirurgico, all’età di 85 anni. Suo marito Elliot morirà nove anni dopo, all’età di 95 anni. Una curiosità relativa al film che imperversa oggi nelle sale: interpretata da Rhea Perlman in Barbie, Ruth viene rappresentata in età avanzata come uno spirito che alberga nel quartier generale della Mattel a Los Angeles. 

Oggi la Mattel è una multinazionale che al 30/12/2022 ha comunicato un fatturato di circa 5,43 miliardi di dollari. I primi dati del 2023 lo davano in discesa, ma la Barbie-mania dovrebbe dare una mano a invertire la rotta.

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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