Sei milioni e 815mila euro, diritti compresi. Tanto è valso il mezzogiorno veneziano di Lucio Fontana (1899-1968): Concetto spaziale, Mezzogiorno in Piazza S. Marco, dipinto nel 1961 e mai passato in asta prima d’ora. È stato – come da previsioni, ma la lotta era dura – il top lot della serata della sezione Thinking Italian dell’asta 20th/21st Century Art di Christie’s il 22 ottobre 2026 a Parigi (stima di 5,5-7,5 milioni).

Lucio Fontana, Concetto spaziale, Mezzogiorno in Piazza S. Marco
Subito dietro si è piazzata Minoutcha di Amedeo Modigliani (1884-1920), a 6.205.000 euro. I 25 lotti italiani hanno totalizzato 21.015.000 euro, con offerte da clienti di 50 Paesi in sala, al telefono e online. Un bilancio da festa per i venticinque anni del format, nato nel 2000 e approdato a Parigi nel 2023.
La tela era rimasta per oltre quattro decenni nella stessa collezione di famiglia, discendendo direttamente dal primo proprietario, il collezionista Paolo Marinotti, fondatore di Palazzo Grassi. In pubblico si era vista tre volte in tutto: a Venezia nel 1961, poi fra il 2006 e il 2007 alla Peggy Guggenheim Collection e al Solomon R. Guggenheim Museum di New York. Alla vigilia dell’asta ne avevamo parlato con Renato Pennisi, international senior specialist di Christie’s, che di cacce lunghe se ne intende: per la Mappa (rosa) di Alighiero Boetti racconta di aver atteso oltre dieci anni, prima che il proprietario si decidesse ad affidarla all’asta.

Lucio Fontana
Mezzogiorno d’oro in laguna: la storia del capolavoro di Fontana
Partiamo dalla Venezia. Che cosa la rende speciale?
È un’opera di qualità museale. Appartiene al ciclo delle Venezie, appena ventidue opere dedicate a questa città meravigliosa, che tutti amiamo e che aveva sicuramente colpito la fantasia di Fontana. Viene ultimata nel 1961, pochi mesi prima della storica mostra di Palazzo Grassi, Arte e contemplazione. Poi resta nella stessa collezione privata e torna in mostra solo decenni dopo, al Guggenheim, in un’esposizione che metteva a confronto le Venezie con il ciclo newyorkese. Sono le uniche due città a cui Fontana ha dedicato dei cicli: l’isola di Manhattan e l’isola della laguna.
Da Boetti a Pistoletto: i grandi nomi e le vendite benefiche
In catalogo, accanto alla Venezia, sfilavano i nomi che hanno fatto la fortuna del format: Boetti, Pistoletto, Kounellis, Schifano, Giorgio de Chirico. Due lotti erano a scopo benefico: Verginale di Mario Schifano (1961), venduto a 320mila euro a favore della Magazzino Italian Art Foundation, e Migrante di Michelangelo Pistoletto, del 2026, aggiudicato a 450mila euro per il progetto Preventive Peace Worldwide.

Alighiero Boetti, Ononimo
Nomi di questo calibro possono trainare anche artisti meno conosciuti?
Un’asta come questa accende un faro di visibilità internazionale sull’arte e sui movimenti storici italiani, e di conseguenza anche su ciò che accade nel nostro Paese non solo ai piedi dei grandi artisti, ma anche lateralmente. Penso quindi che possa avere un effetto sinergico interessante. Finora, diciamo, i nomi si sono venduti da soli.

De Chirico
Dietro le quinte di Thinking Italian: la caccia alle opere rare
Com’è cambiato Thinking Italian in venticinque anni?
È un format dedicato principalmente ai nomi storici, con a monte una selezione a maglie strette; che col tempo, si è ulteriormente raffinata. Cercare pezzi rarissimi, quasi impossibili da reperire sul mercato come per esempio una Venezia di Fontana, un ciclo nato con poche opere (molte delle quali ormai nei musei), diventa una vera e propria caccia al tesoro.
Qual è il top lot di sempre di Thinking Italian?
Per assonanza, la prima che mi viene in mente è una Venezia venduta a 10 milioni di sterline.
Il riferimento è con ogni probabilità a “Concetto spaziale, In piazza San Marco di notte con Teresita”, anch’essa del 1961, aggiudicata a Londra nell’ottobre 2017 per circa 10 milioni di sterline diritti compresi.
Il bilancio delle aste: dai quasi-zero invenduti alla sfida Modigliani
Gli invenduti più clamorosi?
Se il criterio è “non ce lo aspettavamo”, diventa davvero difficile, perché l’asta è costruita e congegnata in modo da puntare al 100% di venduto. I lotti più delicati, per soggetto o per una stima aggressiva, sono quasi sempre previsti o prevedibili all’interno della struttura dell’asta. La scorsa edizione ha chiuso con il 100% di venduto, la precedente con un solo invenduto: un piccolo Anselmo.
Il top lot atteso quest’anno è dunque la Venezia?
«La Venezia, ma anche il Modigliani, che a Milano non era esposto ma si colloca nella stessa fascia di valore».
Pronostico rispettato. “Minoutcha”, del 1916-17, tornava sul mercato dopo un quarto di secolo da una collezione privata, stimata 5-7 milioni di euro: si è fermata a poco più di 600mila euro di distanza dalla “Venezia”.
«L’aspetto più interessante di quest’asta per me è la sua caratura internazionale, sia dal lato dell’offerta che della domanda. Thinking Italian nasce dalla volontà di creare un palcoscenico internazionale per l’arte italiana e credo che questo progetto si sia realizzato appieno. Lo dimostra il fatto che molti venditori arrivano dal Giappone, dagli Stati Uniti, dalla Germania, dai Paesi Bassi, dalla Scandinavia».

Amedeo Modigliani
Perché spostare l’asta da Londra a Parigi non è stato un tradimento
Quando, nel 2023, l’asta ha lasciato Londra per Parigi, più di un osservatore italiano ha storto il naso.
Qualcuno ha parlato di tradimento. Che cosa risponde?
«Che è un approccio un po’ provinciale. Dopo la Brexit, Parigi è il nuovo polo, anche per posizione geografica. Porre Thinking Italian al centro dell’Europa ha rafforzato la sua levatura internazionale. Oggi il collezionista giapponese o coreano sceglie il centro dell’Europa come se fosse New York. Non dimentichiamo che si sta parlando di mercato dell’arte: come tutti gli altri vive di tendenze, flussi, salite, discese. La casa d’aste, come attore di mercato, deve adattare le proprie strategie alle esigenze congiunturali. Quando prendemmo la decisione, in Italia non c’era ancora l’agevolazione Iva, per dire; e la nostra presenza autunnale è contestuale ad Art Basel Paris».

Michelangelo Pistoletto
Al di là dei numeri, che cosa resta?
«Il valore aggiunto del mercato dell’arte è che non si trasmettono solo valori economici, ma anche culturali. Thinking Italian non nasce con l’intenzione fine a se stessa di vendere all’estero, ma per riconoscere quanto la cultura italiana rappresentata da questi artisti abbia influenzato i movimenti internazionali: è stata avanguardia. Fontana è un punto di riferimento perché nella conversazione sull’estetica del Novecento ha aggiunto pezzi prima inesistenti. Il taglio, la perforazione della tela non conta in sé quanto il significato simbolico e culturale del gesto e l’influenza che ha avuto sulle generazioni successive. È la vera esportazione del made in Italy. Il punto è dare profondità allo slogan con esempi concreti, portando sul palcoscenico internazionale opere che restituiscano lo spessore della cultura estetica italiana del Novecento».


