La prevenzione dei possibili conflitti tra gli eredi dovrebbe essere l’obiettivo prioritario di ogni pianificazione patrimoniale; purtroppo – e diversi casi, anche celebri, lo dimostrano – spesso non è così. L’unica preoccupazione è sovente quella di operare, con disposizioni mortis causa, assegnazioni “quantitativamente” eque tra i discendenti, non curandosi della struttura “qualitativa” delle attribuzioni, dalla quale ultima può derivare, appunto, l’instabilità del disegno pianificatorio.
In molti altri casi (e l’Italia detiene un poco encomiabile record “negativo” in tal senso: si parla di oltre l’80% dei casi), la successione si apre senza che un testamento sia stato neppure predisposto: da ciò consegue ex lege una situazione di comunione pro indiviso sui beni relitti, con il rischio elevato di conflitto tra gli eredi in merito alla gestione e alla divisione dei medesimi.
Eredità, come evitare conflitti tra eredi e tutelare il patrimonio
La comunione, peraltro, è spesso – paradossalmente – una soluzione voluta dallo stesso testatore, nella difficoltà di scegliere quale tra gli eredi debba essere destinatario di uno specifico asset, e nell’auspicio che i familiari andranno sempre e comunque d’accordo tra loro.
In verità, accade sovente che i comproprietari manifestino interessi divergenti rispetto all’utilizzo o alla destinazione del bene: così, si verificano con frequenza casi in cui il disaccordo sfocia in episodi di stallo, con epilogo spesso giudiziale (richiesta al Tribunale di scioglimento della comunione o di disciplinare le modalità di utilizzo del bene comune).
In prospettiva di pianificazione patrimoniale e successoria, la comunione sui beni si rivela quindi una situazione da evitare, per quanto possibile, dovendosi ad essa preferire l’assegnazione di beni specifici in piena proprietà a ciascuno dei beneficiari (eventualmente ricorrendo anche a conguagli in denaro, al fine di non pregiudicare i diritti e le aspettative di ciascuno).
Pianificazione successoria, come gestire i beni in comunione
Non può tacersi tuttavia come, in alcuni casi, la comunione non possa essere evitata, sia per motivi “quantitativi” (per il “peso” del singolo asset sull’intero patrimonio, che ne renderebbe impossibile l’attribuzione a uno solo degli eredi senza ledere i diritti di legittima degli altri) che di altra natura (si pensi al palazzo nobiliare di famiglia, che il disponente intenda – comprensibilmente – lasciare a tutti i discendenti).
In tali casi, potrà provvedersi alla stipula – contestualmente alla donazione, in piena o nuda proprietà, del bene – di un accordo tra i comproprietari volto a disciplinarne le modalità di utilizzo, regolamentare le spese di manutenzione ed eventualmente prevedere una disciplina di way out che regoli i casi di divergenze tra i comproprietari, al fine di ridurre il rischio di un epilogo contenzioso.
Trust e successione, come prevenire le liti sulla gestione del patrimonio
La comunione rimane in ogni caso una soluzione imperfetta e, nei casi in cui si intenda assegnare un bene in godimento a più soggetti, è preferibile fare ricorso al trust, attraverso il quale, essendo l’amministrazione degli asset concentrata in capo a un unico soggetto (il trustee), viene escluso a monte il rischio di conflitti relativi alla gestione del bene comune o alla divisione del medesimo.
Il trustee, nella propria veste di pieno proprietario del bene, potrà regolamentarne l’utilizzo in base a quanto previsto in atto istitutivo o comunque in base alle richieste o esigenze dei beneficiari, prevenendo a monte possibili contestazioni; nel mentre, sarà mantenuta l’unità del bene, a vantaggio anche della conservazione del suo valore (si pensi non solo al caso dell’immobile ma anche, ad esempio, alla collezione d’arte).
Eredità e imprese familiari, come evitare i conflitti tra gli eredi
Qualora siano trasmesse partecipazioni societarie, il rischio di conflitto tra gli eredi è particolarmente elevato: spesso, infatti, le stesse vengono attribuite in pari quota, o comunque in maniera frammentaria, così generando (anche a tale proposito, la cronaca è ricca di casi celebri) contrasti e conflitti interni alla famiglia, che rischiano di pregiudicare l’operatività della società.
La soluzione qui può essere individuata nel provvedere anticipatamente, ove possibile (si pensi ai casi di società “cassaforte”, proprietarie di liquidità o strumenti finanziari quotati, o società immobiliari), all’assegnazione a ogni erede – previa scissione – di una società il cui capitale sia dallo stesso interamente detenuto.
In caso di società industriali, o di holding che detengano la maggioranza di società operative (e quindi, come tali, ne possano determinare la governance), il disponente non potrà esimersi dall’effettuare una decisione, gravosa quanto necessaria: individuare, sulla base di attitudini e capacità, il discendente più idoneo a detenere la partecipazione di controllo, al contempo garantendo – con apposite previsioni statutarie – i diritti economici, partecipativi o informativi dei soci di minoranza.


