Il Btp Valore si prepara a fare incetta di adesioni fra il 19 e il 23 ottobre, forte di un rendimento effettivo annuo lordo del 4,1% circa – nettamente superiore, grazie alle nuove condizioni di mercato, al 3,33% dell’emissione dello scorso marzo, che comprendeva anche il premio fedeltà. Se le premesse saranno confermate, sarebbe un’ottima notizia per il Tesoro, un po’ meno per le banche.
Ma i Btp e, più a lungo termine, i rischi legati al fai-da-te finanziario con l’ausilio dell’intelligenza artificiale non sono motivi sufficienti a convincere Bank of America a dubitare dell’attrattiva di azioni come Banca Mediolanum o Fineco.
“Siamo ottimisti sulle società italiane specializzate nella raccolta e gestione del risparmio in vista dei risultati del terzo trimestre 2026, grazie alla solidità della raccolta, all’andamento dei mercati, al margine d’interesse e all’attività di negoziazione sui mercati finanziari”, si legge in una nota datata 15 ottobre. “Le nostre società preferite sono FinecoBank, che tratta in Borsa a un rapporto prezzo/utili attesi per il 2027 di 16 volte, e Banca Mediolanum, che tratta a 14,5 volte. Su entrambe confermiamo il giudizio Buy, mentre per Mediolanum aumentiamo del 13% le nostre previsioni sull’utile per azione del 2026”.
“A nostro avviso sono eccessive le preoccupazioni relative alla possibile fuoriuscita di liquidità favorita dall’intelligenza artificiale e alla concorrenza della nuova emissione del Btp Valore. I clienti continuano infatti a ricercare diversificazione e consulenza”, affermano gli autori.
Sono considerazioni che si applicano anzitutto alle banche-reti, che fondano sulla centralità del consulente finanziario il proprio modello, ma che potrebbero essere estese anche alle banche commerciali, ormai attrezzate per fornire servizi di gestione patrimoniale attraverso reti di consulenza o banker dipendenti.
Intelligenza artificiale: più clienti, ma margini sotto pressione
Ma cosa spiega l’ottimismo di BofA su questi temi? Per quanto riguarda l’AI, “riteniamo che i rischi siano relativamente contenuti per diverse ragioni”, ha dichiarato a We Wealth Hubert Lam, uno degli autori del report nonché Head of European Speciality Finance Equity Team. Innanzitutto, “i consulenti finanziari offrono una consulenza personalizzata e servizi di valore a famiglie e individui in modo continuativo”.
Inoltre, non è detto che l’AI sia necessariamente una concorrente del consulente: potrebbe spingere più persone a investire, senza che debbano necessariamente farlo da sole. “L’AI favorisce una maggiore partecipazione degli investitori retail, accrescendo la consapevolezza dell’importanza della pianificazione finanziaria”, ha spiegato Lam.
I rischi per la privacy e le differenze tra il quadro regolamentare della consulenza professionale e quello degli strumenti di AI generalisti potrebbero, inoltre, scoraggiare una sostituzione completa della consulenza umana.
C’è poi il potenziale dell’AI come strumento a disposizione degli stessi consulenti. “L’AI rappresenta un’opportunità per i consulenti finanziari, grazie ai benefici in termini di produttività derivanti dall’utilizzo di strumenti che consentono di aumentare la capacità operativa e migliorare l’efficienza”, ha aggiunto Lam. Per l’analista, le nuove tecnologie potrebbero “sostenere la domanda sia di consulenza finanziaria tradizionale, erogata di persona, sia di soluzioni basate sull’AI, in particolare per la clientela mass market”.
Sul tema è intervenuto di recente anche lo stesso amministratore delegato di Fineco, Alessandro Foti. “L’intelligenza artificiale produce effetti contrapposti. Da una parte, abbiamo un pubblico di riferimento composto da una clientela molto più informata, molto più consapevole. Questo è estremamente positivo, perché allarga enormemente il potenziale del mercato: gli italiani sono mal investiti o sottoinvestiti”, ha dichiarato durante un evento organizzato da Armundia il 14 ottobre. “Allo stesso tempo, una clientela più informata e consapevole è anche una clientela più esigente, e questo porta inevitabilmente a una compressione dei margini per l’industria”.
Per Foti, il consulente può utilizzare la tecnologia per aumentare la propria produttività anche ben oltre il semplice disbrigo delle attività amministrative. “Se, per esempio, la costruzione di un portafoglio è ormai qualcosa che può essere demandato completamente alla tecnologia, è inutile perdere tempo in quell’attività. Capire in profondità le esigenze e i progetti di vita del cliente diventa fondamentale. Però ci vuole tempo, quindi devo liberare tempo”.
La tecnologia potrebbe dunque contribuire ad ampliare il mercato della consulenza e, nello stesso tempo, aumentare la pressione competitiva sui suoi margini. Una trasformazione nella quale, secondo Lam, le società di dimensioni maggiori potrebbero essere avvantaggiate dalle economie di scala e da una superiore capacità di investimento tecnologico.
Rendimenti ghiotti sui Btp: un problema per la redditività delle banche?
Rispetto all’inizio dell’anno, il rendimento del Btp decennale è aumentato di circa 90 punti base, attestandosi intorno al 4,45% il 16 ottobre. Con rendimenti nominali tornati così elevati, il richiamo dei titoli di Stato potrebbe farsi nuovamente forte per le famiglie italiane.
Un punto da considerare, però, è quanto sia già aumentata l’esposizione al debito pubblico italiano. Secondo i dati diffusi dalla Banca d’Italia il 15 ottobre, a luglio famiglie e imprese non finanziarie detenevano il 16% dei titoli di Stato italiani in circolazione, per un controvalore di oltre 431 miliardi di euro.
“Gli investitori retail hanno già incrementato la propria esposizione ai Btp attraverso le numerose emissioni di Btp Valore degli ultimi anni”, ha sottolineato Lam. “Di conseguenza, è probabile che le ulteriori allocazioni verso questi strumenti siano più contenute. I consulenti finanziari possono inoltre orientare i clienti verso soluzioni di investimento potenzialmente più redditizie rispetto ai Btp, come le obbligazioni societarie (corporate bond) che offrono rendimenti più elevati”.
Naturalmente, questi rendimenti aggiuntivi possono riflettere anche un rischio di credito superiore rispetto a quello dei titoli di Stato.
Per Gabriel Debach, market analyst di eToro, è importante considerare anche l’effetto Btp osservato in passato. “La concorrenza del nuovo Btp Valore per il risparmio gestito è concreta, ma i precedenti suggeriscono di non sopravvalutarne le conseguenze. Le sei emissioni dal giugno 2023 hanno raccolto complessivamente quasi 98 miliardi di euro, senza determinare una penalizzazione uniforme delle principali società italiane del settore”, ha dichiarato a We Wealth.
L’analista ha esaminato le performance di Borsa nelle 20 sedute successive a ciascun collocamento. Su 18 osservazioni complessive, considerando tre società e sei emissioni, in 11 casi i rendimenti sono stati positivi. “La performance media è stata del +1,5% circa, ma con una dispersione significativa tra i singoli titoli. I precedenti, quindi, mostrano una certa capacità di tenuta, ma non autorizzano a escludere del tutto una pressione sul settore”.
Nell’ottobre 2025, nonostante i 16,6 miliardi raccolti dal Tesoro, tutte e tre le società considerate hanno registrato rendimenti positivi e superiori al Ftse Mib nelle successive 20 sedute. “Un episodio che conferma come il successo di un’emissione retail possa convivere con aspettative favorevoli per il risparmio gestito”, ha sostenuto Debach.
Oltre alle singole emissioni retail, l’aspetto probabilmente più peculiare della situazione attuale è il rapporto tra i rendimenti nominali dei titoli di Stato e l’inflazione osservata.
Anche nell’ottobre 2022 il rendimento del Btp decennale aveva raggiunto e superato il 4,5%, ma in quel momento l’inflazione rilevata dall’Istat era arrivata all’11,8%, misurata dall’indice nazionale dei prezzi al consumo (NIC). Oggi, a parità di rendimento nominale, i consumatori sperimentano un aumento dei prezzi decisamente più contenuto, pari al 4,2% a settembre 2026 secondo lo stesso indice.
Il confronto non tiene conto delle aspettative future sull’inflazione, decisive per determinare il rendimento reale di un investimento pluriennale: può però aiutare a descrivere quanto i rendimenti dei Btp possano apparire oggi più allettanti rispetto a quattro anni fa.
La vera sfida è la redditività dei patrimoni raccolti
Il problema per le banche, tuttavia, non è soltanto quanto denaro i Btp possano sottrarre ai prodotti del risparmio gestito, ma anche come cambia la composizione degli investimenti dei clienti. Un risparmiatore che trasferisce liquidità dal conto corrente o disinveste da un fondo per acquistare Btp attraverso il proprio intermediario può mantenere invariato il patrimonio depositato presso la banca, modificando però il contributo che questo patrimonio offre ai suoi ricavi.
“Potremmo assistere a una raccolta complessivamente solida, ma con una quota maggiore indirizzata verso il risparmio amministrato e una minore conversione della liquidità in prodotti gestiti”, sottolinea Debach. “Un cambiamento che potrebbe incidere progressivamente sulla crescita dei ricavi ricorrenti, senza necessariamente tradursi in deflussi evidenti”.
È un rischio che si inserisce in un quadro nel quale le società del risparmio gestito devono già confrontarsi con la pressione sui margini commissionali. Nelle stime di Bank of America, per esempio, il margine sulle commissioni di gestione di Banca Mediolanum passerebbe dall’1,43% del 2025 all’1,31% nel 2028, pur in presenza di patrimoni gestiti e ricavi commissionali complessivi in aumento.
Per Fineco, gli analisti prevedono esplicitamente che la nuova emissione del Btp Valore possa provocare un trasferimento dai depositi verso il risparmio amministrato. La banca potrebbe quindi trattenere le masse dei clienti, anche se distribuite diversamente fra liquidità, investimenti gestiti e titoli detenuti in amministrazione.
D’altra parte, gli stessi tassi elevati che aumentano la competitività dei Btp possono sostenere il margine d’interesse delle banche. Bank of America prevede per Fineco una crescita di questa voce da 633 milioni nel 2025 a 707 milioni nel 2026, mentre per Banca Mediolanum stima un aumento da 812 a 958 milioni. Un possibile elemento di compensazione rispetto alle pressioni sui ricavi commissionali.
“La capacità di consulenza e diversificazione resta un vantaggio competitivo importante per l’industria”, ha concluso Debach. “I quasi 98 miliardi assorbiti dalle precedenti emissioni mostrano che il Tesoro può raccogliere capitali ingenti senza compromettere automaticamente le prospettive di Borsa del settore”.

