Articolo tratto dal numero del magazine We Wealth di ottobre
Il presidente Donald Trump potrebbe perdere il controllo di entrambe le Camere del Congresso nelle elezioni di metà mandato del 3 novembre. I sondaggi più recenti registrano infatti un rafforzamento dei democratici, mentre la competizione per il Senato appare sempre più serrata. Nel caso si concretizzasse la cosiddetta “onda blu”, una parte consistente dei gestori interpellati da Bank of America si aspetta una reazione negativa tanto delle azioni quanto delle obbligazioni. Ma gli strategist delle principali società di investimento invitano a distinguere lo scossone iniziale dalle conseguenze economiche di medio periodo.
Midterm, cosa indicano i sondaggi per Camera e Senato
Innanzitutto, cosa dicono le rilevazioni? Alla Camera dei rappresentanti, per ottenere la maggioranza occorrono almeno 218 seggi sui 435 complessivi. Il consenso delle previsioni elaborato da 270toWin, aggiornato al 16 settembre, classifica 214 seggi come favorevoli ai democratici, 201 ai repubblicani e altri 20 come incerti. Non si tratta di una probabilità di vittoria, ma di un’aggregazione delle valutazioni di diversi previsori.
Lo scorso 3 settembre, anche i ricercatori della Cornell University hanno presentato un modello elettorale basato sui dati raccolti almeno 100 giorni prima del voto. Il gruppo guidato dal politologo Peter K. Enns ha ricostruito le precedenti 14 elezioni congressuali e pubblicato una simulazione dettagliata dei possibili risultati alla Camera . Enns ha sottolineato che le previsioni non sono deterministiche e conservano inevitabilmente un margine di incertezza.
E al Senato? Qui la previsione era rimasta favorevole ai repubblicani fino a poche settimane fa. Ma il vento sembra essere girato in favore dei democratici. In questo caso ammontano a 35 i seggi del senato che saranno oggetto delle prossime elezioni: il voto inciderà sull’attuale equilibrio dell’aula, in cui i repubblicani hanno una maggioranza di 53 seggi contro 47. Secondo l’aggregatore di 270towin in questo caso il quadro è davvero competitivo, con 47 seggi probabili per ciascun partito e sei seggi contesi. Secondo un’altra simulazione elaborata da Silver Bulletin, il sito del guru delle previsioni Nate Silver, gli ultimi sondaggi del 17 settembre mostrerebbero una probabilità di riconquista del Senato da parte dei democratici al 59%, in aumento dal 56,5% del 12 settembre.
Onda blu, il 58% dei gestori si aspetta azioni in calo
La parte interessante per le implicazioni di mercato è che i gestori di fondi globali sembrano sottostimare le probabilità che un’onda blu si concretizzi. Nell’ultimo sondaggio condotto da Bank of America, concluso il 10 settembre, solo il 31% dei fund manager prevede che i dem controlleranno sia la Camera sia il Senato. Come abbiamo visto, le attuali rilevazioni demoscopiche indicano un probabilità decisamente più alta. Per il 44% dei gestori intervistati lo scenario elettorale più probabile è una Camera democratica e un Senato repubblicano.
L’altro aspetto su cui c’è un largo consenso fra i gestori è che i mercati non considererebbero una vittoria completa dei democratici come una buona notizia. Secondo il 45% del panel in questo scenario di onda blu i rendimenti dei bond aumenterebbero, mentre le azioni andrebbero in calo – lo scenario tecnicamente più avverso di caduta simultanea dei prezzi. Per un altro 13% i rendimenti dei bond sarebbero in calo, così come le azioni.
Sommando le due indicazioni, emerge con maggiore chiarezza un potenziale danno per le azioni, su cui concorda il 58% dei gestori. Una possibile interpretazione della cautela sull’azionario riguarda la perdita di una maggioranza congressuale favorevole all’attuale agenda economica dell’amministrazione. Il risultato elettorale potrebbe infatti limitare la possibilità di approvare ulteriori tagli fiscali e nuove iniziative legislative.
Il Congresso mantiene il potere legislativo, ma le leggi approvate dalle due Camere sono sottoposte al presidente, che può esercitare il veto. Per superarlo occorre il voto favorevole dei due terzi di entrambe le Camere. Una maggioranza democratica potrebbe dunque ostacolare nuove iniziative della Casa Bianca, ma non imporre autonomamente una riforma fiscale contraria alla volontà di Trump. L’onda blu potrebbe così tradursi in una fase di veto incrociato, con conseguenze sui negoziati di bilancio, sulla spesa pubblica e sulle nuove misure fiscali. Il controllo democratico del Senato inciderebbe inoltre sulle nomine presidenziali soggette alla conferma dell’aula, comprese quelle riguardanti la Federal Reserve.
Dai Treasury al dollaro: le opinioni degli strategist
“Un governo diviso potrebbe ridurre la probabilità di cambiamenti politici di ampia portata e, di conseguenza, l’incertezza politica per i mercati finanziari. Ciò potrebbe favorire il dollaro statunitense, ma pesare sui metalli preziosi, considerato il livello di rischio politico attualmente incorporato nei prezzi”, ha commentato Tim Murray, Capital Markets Strategist di T. Rowe Price.
“Anche il reddito fisso potrebbe, seppur marginalmente, ricevere un certo sostegno da questo scenario. Tuttavia, permangono ragioni per cui i rendimenti dei Treasury a più lunga scadenza potrebbero restare elevati”, aggiunge Murray. Fra queste figurano l’inflazione superiore all’obiettivo e i deficit pubblici, che richiederebbero ingenti emissioni di titoli di Stato.
Una lettura che trova alcuni punti di contatto con quella di Valentin Bissat, Chief Economist e Senior Strategist di Mirabaud Asset Management. “A prescindere dall’esito elettorale, i pilastri fondamentali della politica statunitense dovrebbero rimanere sostanzialmente invariati”, osserva Bissat. Commercio, immigrazione e rapporti con la Cina dipendono sempre più dai poteri dell’esecutivo. Anche sul fronte fiscale, aggiunge l’economista, nessuno degli scenari prospetta “una riduzione significativa dei deficit di bilancio”.

