Un rendimento variabile che segue l’inflazione dell’area euro, con restituzione del valore nominale alla fine dei dieci anni. È la struttura dell’obbligazione emessa da Deutsche Bank AG (ISIN XS3484329662), promossa in collaborazione con Leonteq Securities GmbH, che opera come Marketing Partner.
Il titolo è denominato in euro su EuroTLX e scade il 25 settembre 2036. A ogni semestre può riconoscere una cedola calcolata sull’Eurostat Eurozone HICP Ex Tobacco Unrevised Series NSA, identificato su Bloomberg dal ticker CPTFEMU Index. Il rimborso del 100% del nominale è previsto esclusivamente a scadenza ed è soggetto al rischio di credito dell’emittente.
La logica economica del prodotto
Il tasso cedolare cresce quando aumenta l’inflazione di riferimento in quanto per ciascun pagamento si misura la variazione del CPTFEMU Index su dodici mesi, utilizzando osservazioni ritardate di tre mesi. Se il risultato è positivo, viene moltiplicato per il 150%, così da determinare il tasso annuale.
In questo modo il prodotto partecipa per una volta e mezza all’incremento annuo dell’indice. Se invece la variazione è pari o inferiore a zero, si applica un minimo dello 0,00% annuo. Non sono dunque possibili cedole negative, ma in assenza di inflazione il pagamento può essere nullo.
La relazione positiva tra inflazione e rendimento può rendere l’obbligazione interessante nelle fasi di forte crescita dei prezzi. Proprio perché la sua risposta può differire da quella delle asset class tradizionali, la struttura può contribuire alla diversificazione di portafoglio.
Che cosa misura il CPTFEMU Index
Il parametro scelto appartiene agli HICP, gli indici armonizzati dei prezzi al consumo elaborati da Eurostat. La famiglia HICP segue l’evoluzione di un paniere rappresentativo delle spese delle famiglie e adotta una metodologia omogenea nei Paesi dell’area euro.
Il CPTFEMU si distingue dall’indice generale perché non comprende i prodotti del tabacco. Questa componente è spesso condizionata da accise e decisioni normative assunte a livello nazionale, per cui la sua esclusione riduce l’effetto di tali interventi sulla misura utilizzata per il calcolo delle cedole.
Non si tratta comunque di inflazione core (cioè calcolata escludendo dal paniere di riferimento i beni i cui prezzi sono più volatili) dato che energia e generi alimentari restano inclusi nel paniere e possono determinare movimenti rilevanti in quanto notoriamente volatili.
Dalla variazione dei prezzi alla cedola
Il calcolo mette a confronto due rilevazioni ufficiali dell’indice, separate da dodici mesi corrispondenti ai valori registrati dall’indice tre e quindici mesi prima rispetto alla data di determinazione della cedola (ad esempio, per la data di pagamento 25 marzo 2027 il periodo di osservazione è: da 25 dicembre 2025 al 25 dicembre 2026 / per la data di pagamento 25 settembre 2036 il periodo di osservazione è: da 25 giugno 2035 al 25 giugno 2036). Il tasso annuo riconosciuto per il periodo è pari al valore più elevato tra il floor dello 0,00% e il 150% della variazione percentuale così ottenuta.
Cedola = max [0,00%; 150% × (Reference Level t – Reference Level t-1) / Reference Level t-1]
Il livello t considera l’indice riferito a tre mesi prima della data di pagamento; il livello t-1 considera l’indice riferito a quindici mesi prima.
Con un aumento annuo del 3,00%, il tasso della cedola sarebbe del 4,50% su base annua e il pagamento semestrale corrisponderebbe quindi a circa il 2,25%. Una variazione del 2,00% genererebbe invece un tasso annuo del 3,00%. Se l’indice non crescesse o arretrasse, per esempio in uno scenario deflazionistico, il tasso annuo si fermerebbe allo 0,00% in quanto entrerebbe in funzione il floor.
Venti appuntamenti cedolari in dieci anni
Il calendario prevede il fixing iniziale il 21 settembre 2026 e l’emissione quattro giorni dopo, il 25 settembre. La prima cedola è prevista il 25 marzo 2027, mentre le successive saranno pagate ogni 25 marzo e 25 settembre fino al 25 settembre 2036. La determinazione avverrà il secondo giorno lavorativo precedente a ciascuna data di pagamento.
Sono quindi previsti fino a due flussi cedolari variabili per anno in quanto la frequenza dei pagamenti è semestrale, mentre la variazione dell’inflazione resta calcolata su un intervallo annuale.
Inflazione in primo piano
Ad agosto 2026, secondo la stima preliminare di Eurostat, l’inflazione dell’area euro ha raggiunto il 3,3% su base annua, contro il 2,9% del mese precedente. La spinta più forte è arrivata dall’energia, in aumento del 14,3%, mentre i servizi hanno registrato una crescita del 3,0%.
Anche le previsioni di settembre della Banca Centrale Europea segnalano pressioni sui prezzi ancora significative e un’elevata incertezza. Lo scenario centrale indica per l’”HICP complessivo”, che include anche il tabacco, un tasso medio del 3,0% nel 2026, del 2,5% nel 2027 e del 2,1% nel 2028. Dopo un massimo atteso del 3,6% nell’ultimo trimestre del 2026, legato soprattutto all’energia, l’inflazione dovrebbe gradualmente tornare verso il 2%.
In questo quadro, il 10 settembre 2026 la BCE ha aumentato di 25 punti base i tre tassi di riferimento. Il tasso sui depositi è stato portato al 2,50% con decorrenza dal 16 settembre. L’intervento riflette il rischio che le tensioni geopolitiche mantengano l’inflazione sopra l’obiettivo della BCE più a lungo di quanto ci si aspettava precedentemente.
I dati recenti spiegano l’attualità del sottostante anche se, tuttavia, non esauriscono l’analisi: con una scadenza nel 2036, infatti, la valutazione deve comprendere l’intero ciclo di investimento e non soltanto le dinamiche inflattive di breve termine.
La restituzione del nominale non elimina il rischio
Alla scadenza Deutsche Bank prevede di rimborsare il 100% del valore nominale (pari a 1’000 euro) senza collegare tale importo alla performance finale del CPTFEMU Index.
Questa protezione non vale però in caso di uscita anticipata dato che prima del 25 settembre 2036 il prezzo di mercato può infatti essere inferiore al nominale, esponendo chi vende a una possibile perdita. Tra i fattori che incidono sulla quotazione rientrano le aspettative sull’inflazione, il livello dei tassi, il tempo residuo e la qualità creditizia dell’emittente.
La promessa di rimborso è inoltre un’obbligazione di Deutsche Bank e non beneficia di garanzie esterne anche se i rating indicati per l’emittente (A per S&P, A+ per Fitch e A1 per Moody’s) riflettono un profilo creditizio attualmente solido.
Però, se l’emittente diventasse insolvente o non fosse in grado di pagare, l’investitore potrebbe perdere una parte o tutto il capitale investito, anche se l’indice registrasse un andamento favorevole.
Una proposta che risponde a diverse esigenze
Il prodotto è rivolto a chi dispone di un orizzonte lungo e vuole ottenere un rendimento legato all’andamento dell’inflazione europea sia per mera diversificazione di portafogli che per detenere un asset che offra rendimenti positivi quando molte altre asset class soffrono. Non offre però una cedola minima superiore a zero né un flusso periodico certo, dato che nei periodi in cui il CPTFEMU Index non cresce, la cedola può essere nulla.
Il rimborso del nominale nel 2036, infine, resta sempre condizionato alla capacità di Deutsche Bank di adempiere ai propri obblighi.
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