Oro in caduta: a quale prezzo può tornare un’occasione

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Foto ravvicinata di una pepita d'oro lucida appoggiata su una superficie liscia, con pepite d'oro sfocate sullo sfondo.

Il rafforzamento del dollaro e la risalita dei rendimenti reali Usa stanno mettendo sotto pressione l’oro, sceso di oltre il 10% dai massimi di fine agosto. Il mercato guarda ora all’area dei 4.000 dollari l’oncia

Indice

Non c’è solo la fiammata dei rendimenti sugli schermi dei trader globali: anche l’oro, fino a inizio 2026 protagonista di un rialzo poderoso, sta scendendo attorno ai livelli più bassi dell’anno. E i due fenomeni sono strettamente collegati: con rendimenti obbligazionari più elevati diminuisce anche l’opportunità di detenere oro, un asset “sicuro” che però non offre cedole. Martedì 29 settembre il metallo giallo è sceso nei future a 4.145,20 dollari l’oncia, prima di recuperare una parte del terreno; negli ultimi cinque giorni resta però in calo del 4,9%, portando il rosso da inizio anno attorno al 3,5%. Per fare un confronto, l’indice azionario S&P 500 ha mostrato un rialzo del 12% da inizio anno.

“A fine agosto l’oro era arrivato in area 4.600 dollari, mentre oggi si trova intorno a 4.100: parliamo quindi di una correzione nell’ordine del 10%. Di fatto, il movimento rialzista iniziato nella prima parte di agosto si è esaurito e siamo tornati sostanzialmente alla base di quel rialzo”, ha dichiarato a We Wealth Carlo Alberto De Casa, analista di Swissquote. “La ragione principale è legata al mercato obbligazionario e alle aspettative sui tassi della Federal Reserve. Il mercato ormai prezza almeno un altro rialzo entro la fine dell’anno. Guardando al CME FedWatch Tool, con due meeting ancora in calendario, la probabilità di un aumento già alla prossima riunione supera il 70%, mentre quella di due rialzi entro fine anno si aggira intorno al 60%. Allargando ulteriormente l’orizzonte temporale, il mercato contempla inoltre la possibilità di altri rialzi successivi. In sostanza, gli investitori si stanno preparando a uno scenario in cui i tassi non si fermano più in area 3,5-4%, ma potrebbero arrivare intorno al 4,75%”.

Con tassi di riferimento più elevati, anche i rendimenti dei Treasury Usa, il tradizionale asset sicuro con cui si confronta la convenienza relativa dell’oro, diventano via via più allettanti: con un rendimento del 4,928%, il Treasury a due anni ha visto aumentare la sua remunerazione di ben 1,44 punti percentuali da inizio anno.

La geopolitica? Non è più un supporto per l’oro

La turbolenza geopolitica sullo Stretto di Hormuz, inoltre, contribuisce ad aumentare le attese sui rialzi dei tassi Fed più che la domanda di coperture in oro contro i rischi geopolitici. “Le vendite si sono intensificate dopo che il presidente degli Stati Uniti Trump ha respinto una proposta iraniana che avrebbe potuto portare alla riapertura dello Stretto di Hormuz entro sette giorni”, ha ricordato UBS WM nella sua house view del 29 settembre. “Lunedì oro e argento hanno perso rispettivamente circa il 4% e il 5,2%”.

Più che la domanda di copertura geopolitica, il rafforzamento del dollaro è stato un fattore che ha influito meccanicamente sul prezzo dell’oro, ha sottolineato il membro dell’Associazione italiana analisi tecnica (Siat), Eugenio Sartorelli: “Da un po’ di anni l’oro non sembra più essere un bene rifugio in fasi di tensioni geopolitiche e anche gli acquisti di molte banche centrali attualmente risultano poco rilevanti”.

Oro e Dollar Index

Oro e Dollar Index

Andamento giornaliero, ottobre 2025 – 29 settembre 2026

Oro (USD/oncia) Dollar Index
Valori ricostruiti digitalizzando i grafici presenti nel report; non sono il dataset originale sottostante.

“L’oro ha movimenti quasi sempre contrari al Dollar Index”, ha proseguito l’analista. “In particolare, il recente rialzo del dollaro da metà agosto ha avuto come corrispettivo un’analoga discesa del prezzo dell’oro”.

Per Sartorelli, poi, un altro parametro di confronto è rappresentato dai titoli Usa indicizzati all’inflazione, i TIPS. “Essendo l’oro un bene scarso ha proprietà di protezione dall’inflazione. In tal senso è meglio considerare i TIPS, ovvero i titoli di Stato americani indicizzati all’inflazione”, come termine di confronto con l’oro rispetto ai Treasury Usa a cedola fissa. “In particolare, è da inizio marzo 2026 che il rendimento dei TIPS sale, con un’accelerazione da metà agosto. L’oro non ha potuto che seguire, in senso inverso, l’andamento dei TIPS”, ha dichiarato Sartorelli.

Oro e TIPS

Oro e rendimento dei TIPS

Andamento giornaliero, ottobre 2025 – 29 settembre 2026

Oro (USD/oncia) TIPS (%)
Valori ricostruiti digitalizzando i grafici presenti nel report; non sono il dataset originale sottostante.

Per l’oro i prossimi eventi cruciali saranno tutti collegati alle attese sull’inflazione Usa: i “dati sul mercato del lavoro in pubblicazione questa settimana, oltre che i dati sull’inflazione core PCE attesi mercoledì”.

Oro: i fattori tecnici della possibile discesa

Per UBS WM “il rischio che i rendimenti reali statunitensi restino elevati più a lungo rappresenta un vento contrario per i metalli preziosi, e le tensioni legate a questo scenario potrebbero aumentare la volatilità delle materie prime nel breve termine. Rimaniamo tuttavia positivi su oro e argento. Il primo continua a essere sostenuto dalla diversificazione delle riserve e dal suo ruolo di strumento strategico di diversificazione del portafoglio; il secondo beneficia invece della domanda strutturale proveniente dai data center, dalle infrastrutture per l’intelligenza artificiale e dall’elettrificazione”.

Anche per De Casa lo spazio per ulteriori ribassi dell’oro potrebbe fermarsi alla soglia psicologica dei 4.000 dollari l’oncia. “Dal punto di vista tecnico, tra fine giugno e luglio si era formato un importante supporto in area 3.950-4.000 dollari. Non siamo ancora arrivati su quei livelli, ma la velocità della correzione è stata significativa: dai circa 4.600 dollari del 26 agosto siamo passati, nell’arco di un mese, a circa 4.140. Durante l’estate, e in particolare a luglio, l’oro si era mosso prevalentemente in un intervallo compreso fra 3.950-4.000 e 4.140-4.150 dollari. Oggi ci troviamo appena sopra la parte alta di quel range, che rappresenta quindi un primo livello di supporto. Se dovesse essere violato, aumenterebbero le probabilità di un test dell’area 4.000 dollari”, ha ricostruito l’analista di Swissquote. “Ritengo comunque che non ci sia moltissimo spazio per ulteriori discese. L’aumento dei tassi si accompagna infatti a una forte incertezza geopolitica e finanziaria, mentre prosegue anche il processo di diversificazione dal dollaro. Per questo credo che in area 4.000 dollari possano emergere numerosi compratori”.

Per UBS WM “eventuali correzioni verso quota 4.000 dollari l’oncia” possono “offrire agli investitori con un’adeguata propensione al rischio un’opportunità per costruire un’esposizione” e quindi accrescere la quota di oro in portafoglio.

Più severa l’ipotesi di ribasso potenziale immaginata da Sartorelli: “Per ora non si vedono arresti a questa fase di rafforzamento del dollaro e del rendimento dei TIPS; di conseguenza l’oro potrebbe tornare ben sotto i 4.000 dollari, con l’area di 3.500 che rappresenta un forte supporto di lungo periodo. Tuttavia, le forti tensioni che si attendono per ottobre in vista della campagna elettorale Usa di midterm potrebbero ridurre perlomeno la forza del dollaro. Anche il rendimento dei TIPS potrebbe fermarsi, con una Fed che nella riunione di ottobre potrebbe non alzare il tasso di interesse, come “aiuto” a Trump per le elezioni. Come conseguenza, l’oro potrebbe rimbalzare di prezzo quanto più ci si avvicina alle elezioni Usa”.

Domande frequenti su Oro in caduta: a quale prezzo può tornare un’occasione

Perché l'oro sta scendendo nonostante fosse protagonista di un rialzo fino a inizio 2026?

L'oro sta scendendo a causa della fiammata dei rendimenti obbligazionari. Rendimenti più elevati rendono meno attraente detenere oro, un asset che non offre cedole.

Qual è la relazione tra i rendimenti obbligazionari e il prezzo dell'oro secondo l'articolo?

I due fenomeni sono strettamente collegati. Quando i rendimenti obbligazionari aumentano, l'opportunità di detenere oro diminuisce, portando a una pressione al ribasso sul suo prezzo.

Qual è stato il prezzo dell'oro nei future martedì 29 settembre?

Martedì 29 settembre, l'oro nei future è sceso fino a 4.145,20 dollari l'oncia, prima di recuperare una parte del calo.

Quali sono i fattori tecnici menzionati nell'articolo che potrebbero influenzare la discesa dell'oro?

L'articolo menziona 'i fattori tecnici della possibile discesa' dell'oro, suggerendo che ci sono elementi tecnici che contribuiscono al suo attuale calo di prezzo.

L'articolo suggerisce che la geopolitica sia ancora un fattore di supporto per l'oro?

No, l'articolo indica che la geopolitica non è più un supporto per l'oro. Questo implica che altri fattori, come i rendimenti obbligazionari, stanno avendo un impatto maggiore sul suo andamento.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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