“Poco interessante, non in grado di creare valore adeguato per gli azionisti” e addirittura “velleitaria”: è così che Credit Agricole, socio di maggioranza di Bpm, avrebbe bollato l’ops di Mps sulla banca milanese, di cui detiene il 29,3% del capitale. Sono le indiscrezioni di stampa (Rosario Dimito, La Stampa) emerse all’indomani della divulgazione dei chiarimenti richiesti dalla Consob al Monte dei Paschi circa le due offerte pubbliche di scambio volontarie lanciate il 21 agosto sulla totalità delle azioni di Banca Generali e sul Banco Bpm.
Quest’ultima intanto prende tempo. Secondo quanto si apprende da fonti finanziarie infatti, buona parte del lavoro del cda di Bpm del 15 settembre 2026 si è concentrata su adempimenti tecnici, di compliance relativi all’offerta di Siena. Per quanto riguarda la risposta ufficiale all’ops di Rocca Salimbeni invece, un consigliere (fonte Radiocor) avrebbe sottolineato che «per quello c’è ancora tempo».
Il no di Credit Agricole alla fusione Mps-Bpm
Il diniego, che sarebbe emerso in un incontro fra l’ad del Monte dei Paschi di Siena Luigi Lovaglio e i vertici della parigina Banque Verte, nasconde un motivo strategico: è Parigi a voler allungare le mani su Piazza Meda, pensando a una fusione tra Credit Agricole Italia e Bpm. È da sottolineare inoltre che in caso di successo dell’operazione Mps-Bpm, la partecipazione del gruppo francese si diluirebbe dall’attuale 29,3% al 10,9-11,1%: un esito non accettabile per la banca d’oltralpe. Il no di Credit Agricole pesa dunque in modo decisivo sulle possibilità di successo dell’offerta sul Banco di Luigi Lovaglio. Desistere però – come più volte da lui dimostrato – sembra non essere una parola sul vocabolario dell’amministratore delegato di Mps.
Le vere intenzioni di Parigi
La capogruppo francese mira alla fusione fra Credit Agricole Italia e Bpm. Dal punto di vista industriale, l’operazione avrebbe senso per il gruppo, ma sarebbe tutt’altro che scontata. La prima difficoltà pratica sarebbe l’impossibilità di voto del socio francese nell’assemblea straordinaria indetta per approvare la fusione: Credit Agricole non potrebbe votare proprio perché azionista di Bpm. La creazione di consenso attorno a una fusione fra Parigi e Milano spetterebbe dunque all’amministratore delegato di Bpm Giuseppe Castagna.
Il percorso sarebbe lungo ed entrerebbe pesantemente nel dibattito pubblico. Ma nella sua storia pluridecennale in Italia, la banca ha sempre mostrato di volersi muovere con gli apparati governativi e istituzionali.

