Luigi Lovaglio è pronto a portare sul tavolo del cda di giovedì due possibili operazioni straordinarie, capaci di preservare l’integrità di Monte dei Paschi dallo smembramento che deriverebbe dall’acquisizione da parte del gruppo Intesa. Non solo un’Ops per rilanciare la pista del terzo polo con Banco Bpm, ostacolata dalle preferenze di Crédit Agricole verso una fusione con Crédit Agricole Italia, ma anche un remake del piano di Alberto Nagel: l’integrazione con Banca Generali, utilizzando, secondo le indiscrezioni, la quota di Assicurazioni Generali detenuta da Mediobanca come moneta di scambio. L’anticipazione del direttore del Sole 24 Ore, Fabio Tamburini, concretizza le parole sibilline di Lovaglio in occasione dell’ultima call con gli analisti, in cui aveva paragonato Mps alla nave di Ulisse. Il ritorno al piano di Banco Bpm, tramontato come combinazione paritaria a causa dell’opposizione del primo azionista francese di Piazza Meda, presenta però un razionale industriale molto diverso. Con Banca Generali, Monte dei Paschi porterebbe il suo modello di business ancor più nella direzione dei servizi finanziari come wealth management, private e corporate banking: un tipo di integrazione che offre minori sinergie di costo immediate, ma che si innesta in modo coerente con la precedente mossa su Mediobanca.
Banca Generali, il remake di Mediobanca con meno forza difensiva
L’operazione che porterebbe Banca Generali sotto Siena permetterebbe ad Assicurazioni Generali di esplorare nuove sinergie nella distribuzione di polizze, alla luce degli accordi in scadenza il prossimo anno fra Mps e Axa, attuale partner assicurativo. Secondo le indiscrezioni sulla possibile architettura dello scambio azionario, in caso di Ops su Banca Generali il Leone potrebbe ritrovarsi con circa il 12-13% di Mps, mantenendo così un forte legame azionario con la banca che incorporerebbe la propria controllata.
Al di là delle caratteristiche industriali opposte, anche sotto il profilo difensivo da future incursioni di Intesa le due operazioni sarebbero molto distanti, ha dichiarato a We Wealth il ceo del Gruppo Excellence, Maurizio Primanni. “La pista Banca Generali, premesso che è tutta da verificare, la vedo eventualmente come una mossa che serve a prendere tempo. Non è che cambi significativamente l’ordine delle cose. Banca Generali capitalizza meno di 8 miliardi: anche pagandola con un premio del 20%, non penso sia una capitalizzazione di 9 miliardi in più a cambiare la possibilità per Intesa di fare quell’operazione”, ha dichiarato. “Diversa sarebbe l’operazione Banco Bpm. Con Bpm vai a creare un vero terzo polo e a quel punto per Intesa diventa un’operazione di un valore completamente diverso”.
C’è poi da considerare che le sinergie che può promettere Banca Generali potrebbero non essere sufficientemente convincenti per gli azionisti di Mps. “Con Bpm si ottiene economia di scala. Banca Generali è più una storia di sinergie di ricavo. Ipotizzando 500 milioni e rotti di utile annuo: quante sinergie si possono sperare di generare su un’acquisizione di quelle dimensioni? Il 20%, il 30%? 150 milioni?”, dice Primanni.
Banco Bpm, la pista del terzo polo resta la più difficile
Nei giorni scorsi era già trapelato come l’Opas lanciata a giugno da Intesa Sanpaolo, il cui premio è stato rapidamente incorporato nei prezzi, avesse incontrato la resistenza di Lovaglio che, stando a fonti del Financial Times, avrebbe tentato di avvicinare Crédit Agricole per discutere una possibile integrazione fra Mps e Banco Bpm. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, voce politicamente rilevante anche alla luce della partecipazione pubblica in Mps, aveva dichiarato a MF l’auspicio di veder preservati l’integrità e il brand di Siena. Una presa di distanza dalla roadmap indicata da Carlo Messina in caso di acquisizione, che prevede la cessione di una parte delle filiali a Unipol, destinate insieme a Bper a confluire sotto il marchio “Monte dei Paschi”, senza più “Siena” nel nome.
Per entrambe le ipotesi di acquisizione permangono vincoli a più livelli. Innanzitutto, Lovaglio dovrà ottenere l’assenso all’interno di un cda che si è già dimostrato diviso: quattro dei cinque consiglieri di minoranza avevano scritto a fine luglio al presidente Cesare Bisoni contestando carenze informative e tempi troppo stretti nelle interlocuzioni con Banco Bpm.
Passivity rule e Borsa: i due vincoli della contromossa
Poi entrerebbe in gioco la passivity rule. Mps può continuare a studiare e negoziare alternative strategiche, ma per dare esecuzione ad atti capaci di ostacolare gli obiettivi dell’Opas pendente di Intesa il cda dovrebbe passare dall’autorizzazione degli azionisti. “Ci vogliono 30 giorni per convocare l’assemblea, siamo nei tempi”, aveva ricordato Lovaglio nell’ultima call.
*Quante chance ha di riuscire la resistenza di Lovaglio a Messina? Una parte della risposta dipende dal valore che riuscirà a esprimere l’azione Mps sui mercati, trattandosi di offerte il cui valore è determinato dallo scambio azionario. “Il concambio dipende dal rapporto fra la valorizzazione della target e la valorizzazione del Monte dei Paschi. Quindi più Monte dei Paschi acquisisce un premium price rispetto a Bpm, a Banca Generali, più le operazioni diventano fattibili”, conclude Primanni. “Più questo premium price non c’è, o addirittura diventa un discount price, più le prospettive di Lovaglio secondo me si riducono al lumicino”.
In ogni caso, la “sfida agli dei” dell’ad di Mps, parafrasando l’Ulisse di Nolan, sta ufficialmente per cominciare.

