La quotazione della cinese Unitree Robotics sembrava offrire ai mercati uno dei modi più diretti per scommettere sulla prossima grande frontiera dell’intelligenza artificiale: non più soltanto software capaci di generare testi, immagini o codice, ma macchine in grado di muoversi e agire nel mondo reale. Poi, dopo l’entusiasmo del debutto (+460% rispetto al prezzo di collocamento), è arrivato il momento di stanca. Rispetto alla prima chiusura successiva alla quotazione del 19 agosto, il titolo ha perso il 32,41%.
Il caso Unitree è particolarmente visibile, ma la dinamica di relativa debolezza sta attraversando i titoli di varie società attive nel settore. Il che ha un tempismo apparentemente strano, perché l’afflosciamento arriva proprio mentre la physical AI sta conquistando uno spazio crescente nelle strategie degli investitori, nelle presentazioni delle grandi case di gestione e nei progetti delle aziende tecnologiche.
La physical AI è la nuova frontiera dell’intelligenza artificiale
“Consideriamo la physical AI come la prossima frontiera dell’intelligenza artificiale: il passaggio da modelli che elaborano testo, codice e immagini a sistemi capaci di percepire, decidere e agire nel mondo fisico. Pensiamo a robot, automazione, droni e veicoli autonomi”, scriveva nel mid-year outlook Simona Paravani-Mellinghoff, Global CIO di BlackRock. Si parla di AI i cui “input passano dal linguaggio ai dati tridimensionali raccolti dai sensori; gli output includono azioni e video”. Robot, droni, veicoli autonomi e fabbriche automatizzate sono le manifestazioni più evidenti di questo passaggio. Ma BlackRock invita a distinguere fra ciò che è scientificamente possibile e ciò che è già investibile. Una tecnologia, infatti, può essere reale e nello stesso tempo rivelarsi deludente per gli investitori se tempi di sviluppo, costi, regolamentazione o capacità delle aziende di appropriarsi del valore economico prodotto non tengono il passo con le aspettative. E’ il caso dei robot? La risposta non è ancora del tutto chiara. Ma non sono pochi i motivi per dubitare di valutazioni azionarie già stellari nei nomi più focalizzati sulla robotica, come Unitree.
Multipli in qualche modo giustificati da previsioni che, in alcuni contesti, suonano roboanti: Nvidia stima che i ricavi legati alla physical AI possano passare da circa 10 a 100 miliardi di dollari nel prossimo decennio e il suo fondatore Jensen Huang ha previsto che “ogni azienda industriale diventerà un’azienda di robotica”. È il genere di affermazioni che inaugura megatrend anche in Borsa. E quello della robotica non solo è già partito, ma ha anche già visto qualche battuta d’arresto.
Negli ultimi sei mesi il WisdomTree Physical AI ETF, uno dei fondi tematici che porta l’AI fisica nel nome, ha perso l’11,83%. Fra le sue principali partecipazioni figurano società direttamente esposte alla robotica e all’automazione come UBTech Robotics, Harmonic Drive Systems e Siasun Robot & Automation, insieme a gruppi più diversificati come Xiaomi, Nvidia, XPeng e Siemens.
Anche restringendo l’osservazione agli ultimi due mesi il quadro non migliora. Fra l’inizio di luglio e la fine di agosto l’S&P Kensho Robotics Index ha perso il 3,68%, mentre nello stesso periodo l’S&P 500 è salito del 2,49%: un differenziale di 6,17 punti percentuali a sfavore della robotica. E le correzioni sono in alcuni casi ancora più marcate sui singoli titoli. Oltre al -32,41% di Unitree Robotics rispetto alla prima chiusura dopo la quotazione, Harmonic Drive Systems ha perso l’11,06% solo nell’ultimo mese.
I robot possono cambiare anche la sfida fra Stati Uniti e Cina
Eppure i motivi per scommettere sui robot sembrano inarrestabili, anche perché ormai hanno una portata geopolitica. Negli Stati Uniti la physical AI viene guardata anche come possibile strumento di reindustrializzazione, ha ricostruito il Financial Times in un lungo approfondimento. La robotica, infatti, potrebbe ridurre lo storico vantaggio cinese sul costo della manodopera in un mondo nel quale la quota di lavoro umano in fabbrica si riduce. Per gli Usa la physical AI potrebbe quindi rendere economicamente più sostenibile riportare alcune lavorazioni negli Stati Uniti.
Chris Miller, storico dell’economia alla Tufts University, si è spinto a dire che applicare l’intelligenza artificiale più efficacemente della Cina sarà l’unico modo per gli Stati Uniti di recuperare terreno nel manifatturiero.
È una prospettiva che interessa anche il Pentagono, alle prese con una base industriale della difesa che fatica ad aumentare rapidamente la produzione. Aziende tradizionali e nuove realtà come Anduril e Palantir stanno investendo nell’automazione, mentre start-up come Hadrian puntano a trasferire nei sistemi automatizzati una parte delle competenze che oggi richiedono tecnici specializzati difficili da reperire.
Chiaramente, un lavoro umano marginalizzato per ragioni geopolitiche potrebbe avere conseguenze sociali molto acute e i sindacati hanno già delineato una possibile perdita di potere contrattuale dei lavoratori man mano che più mansioni entreranno in competizione con i robot. Dello stesso avviso, del resto, è anche Bill Gates, che in un recente essay ha definito l’intelligenza artificiale una minaccia anche per i colletti blu, non solo per quelli bianchi.
In Borsa, però, le aspettative sembrano essersi spinte più rapidamente della reale capacità di trasformare la robotica in ricavi. I progressi dell’intelligenza artificiale generativa, infatti, non possono essere trasferiti automaticamente al mondo fisico, ha sottolineato al FT Ken Goldberg, professore di robotica alla University of California, Berkeley.
I grandi modelli linguistici possono essere addestrati sull’enorme quantità di testi, immagini e informazioni accumulate su internet. Un lusso che una macchina destinata a interagire con il mondo reale non può permettersi. E così i robot possono fare capriole straordinarie, ma non riescono ancora ad allacciarsi le scarpe: l’interazione fra un dito e una superficie deformabile come il laccio di una scarpa è l’esempio di una insospettabile sfida per i modelli.
E il mondo fisico tollera gli errori molto meno di quello digitale, con conseguenze potenzialmente costosissime quando un robot sbaglia un movimento su una linea industriale. Questo non significa necessariamente che la physical AI sia una bolla: una rivoluzione tecnologica può essere reale senza essere ancora una buona scommessa a qualsiasi prezzo, ha sottolineato la stessa BlackRock alcuni mesi fa. Probabilmente anche per questo l’asset manager, pur considerando la physical AI una delle prossime grandi frontiere, preferisce oggi guardare soprattutto ai suoi “picks and shovels”, ossia gli elementi di base: sensori, capacità di calcolo, energia e infrastrutture necessarie a rendere possibile la rivoluzione.

