L’era in cui l’AI poteva essere finanziata quasi esclusivamente con capitale privato sta finendo? L’intelligenza artificiale richiede un’intensità di risorse superiore rispetto alle precedenti ondate di innovazione tecnologica. Nei prossimi anni serviranno investimenti per migliaia di miliardi di dollari in data center, infrastrutture energetiche e capacità di calcolo. In questo contesto, l’operazione che ha coinvolto SpaceX e le attese per società come OpenAI e Anthropic indicano una nuova fase in cui Wall Street e, più in generale, i mercati quotati potrebbero tornare a svolgere un ruolo cruciale nel finanziamento dell’innovazione. Le IPO diventerebbero così uno degli strumenti attraverso cui il risparmio globale partecipa alla costruzione delle infrastrutture dell’AI e di quella che si profila come la più grande rivoluzione degli ultimi decenni.
L’AI ha bisogno di migliaia di miliardi di capitale
Secondo Laurent Chaudeurge, membro del Comitato Investimenti di BDL Capital Management, l’epoca in cui lo sviluppo dell’intelligenza artificiale poteva essere finanziato principalmente attraverso capitale privato e autofinanziamento delle Big Tech si sta avviando al termine. Goldman Sachs stima che tra il 2026 e il 2030 saranno necessari circa 1.600 miliardi di dollari per costruire le infrastrutture necessarie. Ancora più significativa, osserva Chaudeurge, è la spesa attesa dei grandi hyperscaler americani – Amazon, Microsoft, Alphabet, Meta e Oracle – che in base ad alcune proiezioni potrebbe superare complessivamente i 6.000 miliardi di dollari nel periodo. Solo nel 2027 la loro spesa potrebbe avvicinarsi a 1.000 miliardi di dollari, pari a circa il 3% del Pil negli Usa.
Diventa quindi fondamentale attirare una quota crescente del risparmio globale tramite nuove quotazioni, aumenti di capitale ed emissioni obbligazionarie. di spesa: “Nei portafogli dei nostri fondi continuiamo ad investire nei cosiddetti “colli di bottiglia” tecnologici, ovvero nelle aziende che sviluppano competenze distintive, proprietà intellettuale e profondità tecnica difficilmente replicabili”, conclude.
Il valore si sposta dai modelli alle infrastrutture
Per Alberto Tocchio, Head of Global Equity and Thematics di Kairos Partners Sgr, “L’AI non è più una sperimentazione, e la vera sfida sarà riuscire a trasformare l’intelligenza artificiale in una utility globale, esattamente come internet o l’elettricità. Il valore si sta progressivamente spostando dai modelli alle infrastrutture: cloud, dati, sicurezza informatica, piattaforme software e agenti autonomi. Il fabbisogno di capitale sta crescendo a una velocità tale da rendere inevitabile un maggiore coinvolgimento dei mercati”.
Anche il venture capital deve cambiare
L’aumento del fabbisogno di capitale sta modificando anche il ruolo di chi storicamente ha sostenuto le nuove tecnologie, a partire dal venture capital. “Nel settore AI siamo di fronte a un cambiamento strutturale, non contingente. Le startup raggiungono oggi livelli di maturità più rapidamente rispetto al passato e il finanziamento riguarda sempre più spesso la capacità di scalare il business e il go-to-market, oltre allo sviluppo della tecnologia”, afferma Jacopo Drudi, Partner del fondo Growth di United Ventures, società focalizzata sulle imprese tech.
Perciò, spiega, diventa fondamentale “sostenere le aziende anche nelle fasi successive della crescita, anticipando le esigenze di mercato e accompagnandole lungo l’intero percorso di sviluppo”. Una trasformazione che spinge gli operatori ad adattare i propri strumenti per affiancare le imprese che richiedono maggiore disponibilità di risorse finanziarie nelle fasi di espansione: “Anche per questa ragione stiamo lanciando un nuovo fondo growth, pensato proprio per supportare questa evoluzione del mercato e accompagnare le realtà innovative nelle fasi di scale-up, quando il fabbisogno di capitale e le esigenze di crescita diventano più rilevanti”, prosegue Drudi.
Ma il valore dell’ecosistema AI non si crea necessariamente dove si concentra la maggiore capacità catena di finanziamento oggi presente negli Usa. Su questo fronte, partnership tra istituzioni, grandi imprese e mondo della ricerca potrebbero rivelarsi decisive per accelerare lo sviluppo delle startup più promettenti”.
In ogni caso, operazioni come quella che ha coinvolto SpaceX e le possibili quotazioni di OpenAI e Anthropic segnano l’inizio di una nuova stagione: “Il passaggio da attività prevalentemente legate alla ricerca e sviluppo alla costruzione di una vera e propria asset class investibile – continua Drudi – negli USA si sta delineando un iter più strutturato di accesso ai mercati dei capitali e di creazione di opportunità di exit per gli investitori. La vera sfida, soprattutto in Europa, sarà riuscire a costruire un ecosistema capace di accompagnare le società innovative lungo tutte le fasi della crescita, replicando in parte l’efficacia della catena di finanziamento oggi presente negli Usa. Su questo fronte, partnership tra istituzioni, grandi imprese e mondo della ricerca potrebbero rivelarsi decisive per accelerare lo sviluppo delle startup più promettenti”.
Wall Street torna a finanziare l’innovazione
Se per il venture capital la sfida è accompagnare la crescita delle aziende innovative, per i mercati quotati sembra aprirsi invece una nuova epoca di finanziamento dell’innovazione. Secondo il gestore di Kairos Partners Sgr, “l’operazione che ha visto coinvolta SpaceX ha messo in luce lo straordinario appetito degli investitori per tutto ciò che ruota attorno all’AI e alle infrastrutture tecnologiche. Rispetto ai cicli precedenti, però, questa nuova stagione potrebbe essere più selettiva: non basterà quotare una società “AI-related”. Il mercato chiederà capacità di monetizzazione, vantaggi competitivi reali, controllo dei costi e visibilità sui flussi di cassa”.
L’appetito degli investitori deve però fare i conti con un contesto in cui una quota crescente del valore creato dall’AI resta comunque concentrata nelle mani di pochi grandi operatori e degli hyperscaler: “L’AI continua a essere il principale motore di utili, investimenti e flussi globali, ma una parte crescente della performance è concentrata in pochi titoli”, continua Tocchio, “questo rende il mercato più fragile: posizionamento affollato, ETF a leva, opzioni e flussi retail possono amplificare le rotazioni. Il punto chiave è distinguere chi crea valore reale da chi sta semplicemente assorbendo capitale”.

