«Stiamo creando un unico polo finanziario per semplificare la struttura del gruppo, rafforzando il nostro approccio incentrato sul cliente e ottimizzando l’allocazione del capitale»: sono bastate queste parole dell’amministratore delegato Matteo Del Fante, per far chiedere agli analisti se Poste Italiane diventerà mai una banca. La risposta dell’ad è stata chiara: il gruppo non ha alcuna intenzione di diventarlo. «Non siamo una banca e non lo saremo mai con licenza bancaria», ha affermato. Il percorso di unificazione delle attività finanziarie del gruppo (PostePay, BancoPosta e Poste Vita) sotto un’unica governance è funzionale a un migliore utilizzo del capitale e a un rafforzamento delle vendite incrociate ai clienti. Il beneficio atteso da questa riorganizzazione permetterebbe di «modificare i parametri di assorbimento che abbiamo attualmente, rilasciando capitale aggiuntivo e permettendoci di assumere più rischio sul bilancio, aumentando ovviamente il nostro margine di interesse netto».
Il punto è emerso durante la presentazione dei conti relativi ai primi sei mesi 2026 del gruppo, che ha registrato un risultato record per il quinto semestre consecutivo, «grazie a ricavi in crescita del 6% a 6,8 miliardi di euro, un risultato operativo in aumento del 7% al livello senza precedenti di 1,8 miliardi e un utile netto che ha raggiunto il nuovo massimo storico di 1,2 miliardi, a conferma della solidità e della resilienza del modello di business della nostra piattaforma», ha proseguito Del Fante, , con la dinamica dei ricavi continua a essere positiva in tutte le aree di business.
Del Fante, Poste Italiane: «Raccolta solida, miglioramento delle dinamiche
Nel periodo in esame, il gruppo ha concordato con CDP un accordo preliminare per la distribuzione del risparmio postale per il periodo 2027-2030, «assicurando una maggiore visibilità sugli economics futuri». Dal canto suo il risparmio postale può contare su solida raccolta netta nei prodotti di investimento, pari a 2,7 miliardi di euro. Prosegue poi Del Fante: «Il miglioramento delle dinamiche commerciali del risparmio postale e la stabilità dei depositi retail hanno portato il totale delle attività finanziarie investite (AFI) all’eccezionale livello di 613 miliardi», in crescita di 13 miliardi da dicembre.
Hanno continuato a crescere, a 3 miliardi, i ricavi dei servizi finanziari, con il sostegno di «un solido portafoglio investimenti» e «una significativa performance commerciale», in aumento del 4,4%. Ricavi in crescita (+9%, a 983 milioni) anche per i servizi assicurativi sia nel comparto investimenti vita e previdenza sia nel comparto protezione». Il margine di interesse è aumentato dello 0,8% anno su anno, a 1,3 miliardi, beneficiando di tassi di interesse più favorevoli.
Come da attese, le commissioni per la distribuzione del risparmio postale, pari a 443 milioni nel secondo trimestre del 2026, risultano in diminuzione dell’1,8% anno su anno. I ricavi da servizi di incasso e pagamento invece sono pari a 169 milioni, -3,1% anno su anno, a causa dei minori volumi dei bollettini di pagamento. In crescita invece le commissioni da risparmio gestito del 25,1%, a 122 milioni, grazie alle maggiori masse gestite. Il risultato operativo aggiustato del settore è di 583 milioni (+10,4%). Nel risultato dei primi sei mesi dell’anno sono annoverati anche plusvalenze per 166 milioni dovute alla cessione di titoli di Stato.
Costi in aumento
I costi totali si sono attestati a 5,5 miliardi, in crescita del 4,1 per cento; 2,9 miliardi quelli del personale (+3,4%) a causa degli aumenti salariali contrattuali. Gli altri costi sono a 2,5 miliardi (+10%) e si devono ai maggiori costi variabili associati all’espansione del business.
L’acquisizione di Tim
Sul fronte dell’offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata su Tim, Matteo Del Fante fa sapere che il 18 luglio, il consiglio di amministrazione di Tim ha unanimemente ritenuto congruo, sotto il profilo finanziario, il corrispettivo dell’Opas di Poste Italiane, valutandone positivamente il razionale strategico nonché le prospettive industriali. Il periodo di adesione all’offerta è iniziato il 20 luglio per concludersi l’11 settembre. Sarà possibile una riapertura dei termini tra il 21 e il 25 settembre. Del Fante: «Prevediamo di presentare il piano industriale della nuova realtà integrata nel primo trimestre del 2027».
L’ad comunica quindi che il gruppo sta «accelerando l’evoluzione della nostra platform company (…) focalizzandola sulle esigenze della clientela e dotandola di un’infrastruttura di intelligenza artificiale di eccellenza». Tim in tal senso rappresenta il complemento ideale di rafforzamento della piattaforma.
Conclude Del Fante: «Tutto ciò ci consente di confermare la guidance standalone per l’intero esercizio 2026, nonché la nostra politica dei dividendi, a testimonianza sia della resilienza del nostro modello di business, sia della qualità della nostra redditività, e confermiamo il nostro impegno nel garantire agli azionisti rendimenti competitivi e sostenibili nel lungo periodo».

