Nel wealth management un principio è universalmente condiviso: concentrare la quasi totalità del patrimonio in un unico investimento illiquido rappresenta il massimo livello di rischio.
Eppure è esattamente ciò che accade nella maggior parte delle famiglie imprenditoriali italiane.
L’impresa costituisce spesso oltre l’80% del patrimonio familiare. Un asset non diversificato, illiquido, esposto ai rischi del mercato, del settore, della governance e, soprattutto, del passaggio generazionale. Se fosse un prodotto finanziario, difficilmente un consulente lo proporrebbe a un cliente con un simile grado di concentrazione.
Eppure, quando quell’asset coincide con l’azienda di famiglia, la percezione cambia radicalmente. L’impresa viene vissuta come il patrimonio da preservare ad ogni costo, mentre raramente viene analizzata con gli stessi criteri di valutazione del rischio che applichiamo a qualsiasi altro investimento.
Quotazione e passaggio generazionale: il ruolo del mercato dei capitali
È proprio qui che il mercato dei capitali può assumere un ruolo strategico.
La quotazione non dovrebbe essere letta esclusivamente come uno strumento per raccogliere risorse finanziarie, ma come una sofisticata operazione di pianificazione patrimoniale e di governo del passaggio generazionale.
Per molte imprese familiari il vero problema non è infatti trovare capitali, ma garantire continuità all’azienda quando la generazione fondatrice lascia progressivamente la guida dell’impresa.
Le statistiche confermano che il passaggio generazionale rappresenta uno dei principali fattori di mortalità delle aziende familiari. Gli eredi hanno spesso competenze differenti, aspettative diverse e, non di rado, livelli di coinvolgimento profondamente eterogenei. Alcuni desiderano assumere ruoli manageriali, altri preferiscono rimanere semplici investitori, altri ancora aspirano a monetizzare il valore della propria partecipazione.
È in questo contesto che il mercato Euronext Growth Milan (Egm), dedicato in particolare al mondo delle pmi, offre una soluzione troppo spesso sottovalutata.
Imprese familiari: quotarsi senza perdere il controllo
Contrariamente a un luogo comune ancora molto diffuso, quotarsi non significa perdere il controllo della propria impresa.
Le operazioni realizzate sul mercato Egm dimostrano esattamente il contrario. Nella maggior parte dei casi il flottante rappresenta una quota contenuta del capitale, normalmente compresa tra il 20% e il 35%, mentre la famiglia mantiene una partecipazione largamente maggioritaria, continuando a determinare la strategia industriale della società.
La quotazione consente quindi di aprire il capitale senza rinunciare al controllo. È una differenza sostanziale.
L’ingresso di investitori istituzionali e professionali non sostituisce la famiglia imprenditoriale, ma ne rafforza il progetto di sviluppo, apportando risorse finanziarie, maggiore credibilità sul mercato e un significativo miglioramento della governance.
Quotazione e governance: come cambia l’impresa familiare
Per banker e family office questo dovrebbe rappresentare un cambio di paradigma.
L’azienda non è più soltanto un bene illiquido destinato ad essere trasmesso agli eredi, ma diventa un patrimonio capace di evolvere, acquisire un valore di mercato trasparente e offrire nel tempo opportunità di liquidità senza compromettere la continuità aziendale.
La quotazione introduce inoltre una disciplina gestionale che costituisce uno dei più efficaci antidoti ai conflitti familiari.
L’adozione di procedure di governance più evolute, il confronto costante con il mercato, la presenza di amministratori indipendenti, la trasparenza informativa e sistemi di controllo più strutturati favoriscono quella progressiva separazione tra proprietà e gestione che rappresenta uno degli elementi chiave per il successo delle successioni imprenditoriali.
L’impresa smette così di dipendere esclusivamente dalla figura del fondatore e diventa un’organizzazione capace di sopravvivere alle persone.
Società e wealth management: dalla successione alla crescita
Quotazione e crescita: il capitale come strumento strategico
Vi è poi un ulteriore aspetto che interessa direttamente il mondo del wealth management.
Una società quotata dispone di uno strumento di crescita che le aziende chiuse non possiedono: il proprio capitale. Le azioni possono essere utilizzate per acquisizioni, aggregazioni industriali, operazioni straordinarie e piani di incentivazione del management. In altre parole, la quotazione rende l’impresa meno dipendente dal patrimonio personale dell’imprenditore e più capace di autofinanziare il proprio sviluppo.
Per questo motivo il tema della quotazione dovrebbe entrare stabilmente nelle discussioni tra imprenditore, private banker, family office e consulenti della pianificazione patrimoniale.
Troppo spesso il passaggio generazionale viene affrontato esclusivamente attraverso strumenti giuridici – holding, trust, patti di famiglia o altri meccanismi di segregazione patrimoniale – certamente fondamentali, ma non sempre sufficienti se l’asset principale della famiglia continua a rimanere un investimento fortemente concentrato e illiquido.
Quotazione e pianificazione patrimoniale
La vera sfida consiste nel coniugare protezione del patrimonio e sviluppo dell’impresa.
Sotto questo profilo il mercato Egm rappresenta una straordinaria opportunità per le pmi italiane. Consente di raccogliere capitale per crescere, preservare il controllo familiare, aumentare il valore dell’azienda, favorire l’ingresso della nuova generazione in una governance più moderna e, soprattutto, evitare che il passaggio generazionale si trasformi nell’anticamera della vendita dell’impresa.
In un Paese nel quale il patrimonio industriale coincide in larga misura con quello delle famiglie imprenditoriali, la quotazione non dovrebbe più essere considerata l’alternativa alla continuità familiare ma, al contrario, uno strumento di garanzia di continuità.

