Nel mondo dello sport, il talento arriva spesso prima della piena consapevolezza patrimoniale. Atleti professionisti possono trovarsi molto giovani a gestire redditi importanti, carriere internazionali, contratti complessi e scelte destinate a incidere ben oltre la durata dell’attività agonistica. Per questo, nella consulenza patrimoniale, giocare d’anticipo diventa essenziale, non solo per proteggere la ricchezza, ma per trasformarla in un progetto di lungo periodo.
Età, contesti familiari, giurisdizioni diverse, mobilità internazionale e durata variabile della carriera rendono necessaria una pianificazione su misura, capace di tenere insieme protezione, governance e visione futura. Ne parla a We Wealth Andrea Spagnoli, avvocato e co-fondatore dello Studio Legale e Tributario Lexside e fondatore della realtà specializzata Wealth Sport Management.
Quali strumenti possono aiutare, fin da subito, a organizzare e proteggere meglio la ricchezza di atleti e sportivi?
Giocare d’anticipo è essenziale: il talento arriva presto, la gestione patrimoniale no. Come prima cosa, ritengo sia necessario fotografare la situazione familiare e patrimoniale dell’atleta, percepirne le esigenze e gli obiettivi nel breve, medio e lungo periodo. Soltanto così è possibile costruire la strategia migliore volta alla gestione, protezione e valorizzazione del patrimonio, anche guardando alla trasmissione della propria ricchezza. Può essere sicuramente utile avvalersi di strumenti di segregazione patrimoniale (veicoli societari, trust, fiduciarie), polizze assicurative e piani di investimento diversificati per mitigare rischi e inefficienze. Ma ce ne sono tanti, non ne esiste uno valido per tutti. Per questo, sostengo sia fondamentale partire dall’ascolto delle esigenze di ciascuno per costruire una soluzione su misura, mirata al raggiungimento dei propri obiettivi e con la massima flessibilità. Se dopo un anno le esigenze o la situazione familiare sono cambiate, è necessario rimodulare la strategia iniziale.
Come si struttura una governance efficace per gli atleti, considerando che spesso attorno a loro gravitano, oltre alla famiglia, advisor o altre persone di fiducia?
La famiglia è fondamentale, le persone e i professionisti che gravitano quotidianamente intorno allo sportivo spesso possono condizionarne le scelte. Per questo, è necessario costruire un team di professionisti di assoluta fiducia (avvocato tributarista, consulente finanziario e assicurativo, esperti del real estate e dei pleasure asset) che possa dialogare con la famiglia e con il manager dell’atleta. Il confronto è il primo passo per garantire la tutela degli interessi dello sportivo e porta al raggiungimento degli obiettivi, anche di natura patrimoniale. Questo è l’approccio che adottiamo con Wealth Sport Management per essere un punto di riferimento per il cliente.
Gli sportivi possono cambiare residenza nel tempo, per vari motivi. Quali criticità emergono in un contesto di maggiore mobilità e come si gestiscono?
La mobilità e il conseguente cambio di residenza espongono a rischi fiscali, previdenziali, legali e patrimoniali. Le principali criticità riguardano la residenza fiscale, la doppia imposizione o non imposizione, la contrattualistica e i diritti di immagine. Per ovviare a questi rischi è opportuno affidarsi a un team di professionisti con esperienza internazionale, in grado di districarsi tra convenzioni e normative internazionali. Un approccio specializzato riduce i rischi e tutela i redditi e i patrimoni internazionali.
Ci sono casi concreti che aiutano a capire quanto possa fare la differenza una pianificazione fatta per tempo?
Il talento non garantisce il futuro, la pianificazione sì. Essere tempestivi è di fondamentale importanza. Nessuno di noi è in grado di prevedere cosa accadrà in futuro: infortuni e trasferimenti sbagliati, ad esempio, possono condizionare e compromettere un’intera carriera e di conseguenza anche le ambizioni per il post-carriera. La fine della carriera professionistica costituisce un momento molto delicato, non solo dal lato emotivo, ma anche da un punto di vista finanziario e patrimoniale: una serie di statistiche e di casi concreti dimostrano come molti sportivi perdano gran parte del capitale a causa di scelte avventate e consigli improvvisati, andando a compromettere il proprio stile di vita. Al contrario, un’adeguata e tempestiva pianificazione patrimoniale (a titolo esemplificativo: corretto utilizzo degli strumenti di segregazione patrimoniale, investimenti finanziari mirati, avvicinamento ai pleasure asset con criterio) garantisce stabilità nel tempo e consente anche di far fronte con successo a eventuali incidenti di percorso, come ad esempio gravi infortuni, separazioni o crisi familiari. Essere tempestivi significa trasformare l’incertezza in opportunità: il picco di reddito può così diventare la base di un progetto personale e patrimoniale sostenibile nel tempo.
La carriera sportiva può essere molto intensa ma anche relativamente breve. Come si accompagna un atleta nella costruzione di un progetto patrimoniale e personale di lungo periodo?
Proprio per le incertezze legate alla carriera agonistica, è doveroso pianificare una strategia patrimoniale in grado di soddisfare le esigenze, non soltanto nel breve, ma anche e soprattutto nel medio e lungo periodo. Non è un percorso semplice, poiché il guadagno immediato ti porta a non considerare progetti e investimenti con ritorni nel lungo periodo. Il fatto di non vedere i frutti nell’immediato, infatti, può portare l’atleta a sottovalutare la proposta. Il mio obiettivo è renderlo consapevole e padrone delle proprie scelte, garantendo la massima informazione e trasparenza, prospettando i benefici e i rischi legati a ogni scelta, anche quelle che sembrano le più semplici, così da renderlo partecipe del suo progetto patrimoniale e di vita, sin dal primo momento.
Articolo tratto dal n. 5 del Magazine Family Office & Family Business. Abbonati qui per leggere il Magazine in formato cartaceo o digitale.



