Il 2026 sui mercati ha avuto due volti distinti: ciò che sembrava in forte crescita all’inizio dell’anno si è progressivamente ribaltato alla fine di questo primo semestre. In particolare, Oro e Bitcoin risultano le peggiori asset class da inizio anno, sebbene entrambi avessero toccato i rispettivi massimi storici. L’oro, al 26 giugno, è in calo dell’8,8% da inizio anno a circa 4.060 dollari l’oncia, dopo il record di 5.626,80 dollari raggiunto a febbraio. In questo caso, il rischio di de-dollarizzazione e il timore di una Fed lassista di fronte all’inflazione si sono infranti contro la postura marmorea di Kevin Warsh: gradito a Trump, sì, ma ancora fedele ai suoi scritti storici, nei quali l’indipendenza della banca centrale veniva celebrata come essenziale per il corretto funzionamento dell’istituzione. Per il Bitcoin, invece, la narrazione pare aver perso catalizzatori per nuovi rialzi: la componente speculativa che in passato si concentrava sulla criptovaluta sembra essersi spostata altrove – semiconduttori, memory chip, robotica. La forte correlazione fra azioni tecnologiche Usa e Bitcoin appare nettamente indebolita: il Nasdaq 100, da inizio anno, mostra infatti un solido guadagno del 16,8% – ben superiore anche all’indice di riferimento S&P 500, in rialzo del 7,3% – mentre il Bitcoin ha ceduto il 34%.
Anche per le azioni europee (Euronext 500) il confronto con gli Usa ha avuto almeno due fasi: la prima, durata fino a marzo, in cui il Vecchio Continente ha sovraperformato l’indice americano sulla spinta di una maggiore diversificazione e di maggiori investimenti pubblici in Europa. Poi, la crisi energetica scatenata dalla guerra in Iran a fine febbraio ha invertito la tendenza, riportando le imprese europee a confrontarsi con la loro storica vulnerabilità ai costi energetici. Al momento, le performance azionarie dalle due sponde dell’Atlantico appaiono simili, ma le azioni Usa vincono il confronto una volta corrette per il cambio, con l’euro in calo di circa il 3% sul dollaro da inizio anno.
Sotto la superficie della solida performance del Nasdaq, però, si cela un cambiamento significativo: le Magnifiche 7 aziende tecnologiche sono diventate un freno, non più il motore dei rialzi. L’indice aggregato delle Big Tech chiude infatti il semestre in calo di circa il 6%, sottoperformando drasticamente la media del mercato: l’indice Bloomberg 500 che esclude le Mag7 ha realizzato una performance del 10%.
Esce bene dal bilancio di metà anno anche il listino azionario italiano, con il Ftse Mib che brilla con un rialzo di circa il 14%. A guidare le performance del listino, più che le banche, sono stati i big dell’energia – Eni, Saipem, Tenaris – favoriti dai rincari di petrolio e gas naturale.
La vera rivelazione del semestre, però, è il Nikkei 225: l’indice giapponese ha messo a segno una performance del 39,25%, dato che diventa ancora più impressionante se si allarga lo sguardo agli ultimi 12 mesi, con un rialzo attorno all’80%.
Dietro la corsa del Nikkei si intrecciano più fattori. Da un lato la politica: la vittoria a sorpresa di Sanae Takaichi alle elezioni anticipate di febbraio ha aperto la strada alla cosiddetta “Sanaenomics” – spesa pubblica aggressiva su 17 settori strategici, semiconduttori e intelligenza artificiale in testa, finanziata in deficit e accompagnata da sgravi fiscali. Dall’altro, la presenza in listino di alcune delle aziende più strategiche nella filiera dell’AI: Kioxia, ex divisione memorie di Toshiba quotata solo a fine 2024, ha superato i 60.000 miliardi di yen di capitalizzazione, scalzando dal vertice delle quotate giapponesi sia SoftBank che Toyota, mentre Tokyo Electron e Advantest – fornitori di macchinari per la produzione di chip – hanno trascinato buona parte della performance dell’indice.
Come sempre, è importante ricordare che le performance del passato non sono indicative di quelle future. Quanto alle prospettive dei prossimi mesi, restano dubbi su quanto le banche centrali saranno realmente disposte a concretizzare i rialzi dei tassi attesi dal mercato: un’incognita che ha già pesato sull’oro e su parte del rally azionario tecnologico nell’ultimo tratto del semestre.

