Si è conclusa nel pomeriggio di domenica 21 giugno Art Basel 2026, quali sono stati i risultati di questa edizione?
Si è conclusa nel pomeriggio di domenica 21 giugno Art Basel 2026, che ha visto protagonista una città decisamente bollente (e ci riferiamo qui soprattutto alle temperature registrate), ma altrettanto pronta ad offrire le acque del Reno come fresca soluzione. La fiera – che quest’anno comprendeva 290 espositori di 43 Paesi diversi – si è infuocata velocemente. L’impressione generale è infatti che le vendite più importanti siano state concluse nelle prime ventiquattro ore di preview, e che i giorni successivi siano stati decisamente più tranquilli. Il motto sembra essere stato “go big or go home”, in tutti i sensi (nonostante il tema ufficiale fosse “Conviviality“, decisamente più democratico).

Tutte le foto sono cortesia di Alice Trioschi
Nei booth si è respirata, rispetto ad altre edizioni, una certa disparità tra opere di valore decisamente elevato (dai due milioni di dollari in su) e quelle con un prezzo contenuto (tra i 25.000 e i 150.000 dollari). Ciò che è particolarmente mancato è un mercato intermedio, oltre che la propensione dei collezionisti ad “osare” comprando arte di alto calibro.
I record di Art Basel 2026 e l’importanza delle prime 24 ore
Il record dell’opera più cara di quest’edizione è stato raggiunto da Hauser & Wirth con The Painter and his Model in a Landscape (1963) di Pablo Picasso, che è stato venduto per 35 milioni di dollari. Ivan Wirth, cofondatore della galleria svizzera, ha dichiarato che martedì 16 giugno è stato il primo giorno “più forte in fiera” che Hauser & Wirth abbia mai registrato. Già nel pomeriggio, la galleria ha venduto 35 pezzi, tra cui anche due dipinti di Cy Twombly (Returning from Tonnicoda (1973) e Sperlonga Drawing (1959)) rispettivamente per 5 e 2,5 milioni di dollari, e Les Fleurs (2009) di Louise Bourgeois sempre per 2,5 milioni di dollari.

Cos’hanno dichiarato le gallerie internazionali?
La newyorkese GRAY si è invece concentrata su David Hockney, mancato l’11 giugno scorso. Il suo Studio Interior #2 (2014) è stato comprato per 8,5 milioni di dollari, mentre un disegno realizzato con l’iPad e stampato su carta per 650.000 dollari.
Anche Thaddaeus Ropac ha confermato la potenza della prima giornata di fiera, dichiarando che la stessa rimane tutt’oggi la “migliore fiera del mondo”. Nel corso della prima giornata, la galleria ha venduto Sudden Wave (1982) di Helen Frankenthaler (artista con mostra in corso alla Kunsthalle di Basilea) per 3 milioni di dollari, così come Peinture, 31 janvier 1954 (1954) di Pierre Sulage per la stessa cifra. È stato registrato anche l’acquisto di Attese (1965) di Lucio Fontana per 1,8 milioni di euro.

I risultati delle grandi installazioni ad Unlimited
Nel settore Unlimited – che raggruppa 59 installazioni di stampo museale – ci sono state piccole sorprese. La cabina d’aereo Untitled (2018) di Isa Genzken, è stata venduta da David Zwirner ad un museo europeo per 1,2 milioni di euro (mentre le foto dell’11 settembre di Thomas Ruff verranno portate da Zwirner direttamente nelle proprie gallerie al termine di Art Basel). Blue Obelisk (1992) di Niki de Saint Phalle, esposta dalla Galerie Georges-Philippe & Nathalie Vallois, è stata acquistata per un milione di dollari. La casa di Tracey Emin, Knowing My Enemy (2002), ha raggiunto gli 1,25 milioni di pound. Non ci sono invece notizie di Untitled (Izanami) (2025) di Vanessa Beecroft, chiacchierata installazione – presentata da Lia Rumma – che ricomprende un breve film che vede come protagonista Bianca Censori.

Da Basel Exclusive a Basel Social Club
Nonostante le voci su quest’edizione 2026 siano state contrastanti, apprezzabile rimane la nuova iniziativa della sezione Basel Exclusive, che ha sicuramente aiutato a portare più pubblico in fiera (registrando circa 90,000 visitatori, in leggero rialzo rispetto agli ultimi due anni). Grazie ad Exclusive, le gallerie hanno “svelato” alcuni delle loro pregiate opere solo a partire dalla VIP preview, mantenendo così una certa suspence sui propri pezzi. Una menzione d’onore va fatta poi qui, come sempre, al Basel Social Club. Ormai giunto alla quinta edizione, il collettivo ha riunito gli artisti interessati nei vecchi uffici di una delle sedi UBS della città. Tra performance, auto da collezione, video art e serate a ritmo di musica techno, il Club si riconferma una delle location più cool di Basilea.

