Modelli as-a-service e AI: la nuova scalabilità del wealth management

Globo digitale con connessioni, cerchi concentrici e loghi Deloitte e Objectway.

L’AI e i modelli as-a-service stanno cambiando il settore del wealth, del banking e dell’asset management. Secondo la ricerca Objectway-Monitor Deloitte, possono diventare una leva per integrare innovazione, ridurre la complessità operativa e scalare

C’è una dimensione, quella tecnologica, che oggi unisce banche e operatori del risparmio gestito. Una dimensione sempre più centrale per rispondere a una clientela più evoluta, a bisogni più complessi e a un contesto segnato da pressione regolamentare, competizione e crescente internazionalizzazione dei patrimoni.

In questo scenario, innovare non significa aggiungere nuova complessità. Al contrario, la sfida è rendere processi, infrastrutture e servizi più scalabili, integrabili e capaci di sostenere una personalizzazione sempre più spinta. È qui che i modelli as-a-service stanno assumendo un ruolo crescente: non solo come strumenti di efficienza, ma come acceleratori di trasformazione, scalabilità e integrazione dell’intelligenza artificiale nelle architetture operative.

Ma quali sono i vantaggi di questi modelli e perché stanno attirando l’attenzione dell’industria del wealth, banking e asset management? La ricerca condotta da Objectway e Monitor Deloitte, presentata in occasione di OWIN26, la customer conference di Objectway, parte proprio da questa domanda.

WBAM, perché la tecnologia diventa strategica

Alle trasformazioni che stanno già ridisegnando il mondo del Wealth, Banking & Asset Management (WBAM) – evoluzione delle aspettative dei clienti, crescente complessità regolamentare e sfide legate all’espansione internazionale – si sono aggiunte due forze dirompenti: l’incertezza macroeconomica e l’AI. La risposta degli operatori non può limitarsi a un aumento degli investimenti tecnologici. Secondo i dati raccolti da Monitor Deloitte, la spesa globale in tecnologia nel settore è cresciuta tra il 2019 e il 2024 del 5,9% (CAGR) ed è attesa in ulteriore accelerazione, fino al 7% entro il 2029, per un totale di 243 miliardi di euro rispetto ai 173 miliardi del 2024.

Investire in tecnologia, però, non basta. Per trasformare gli investimenti in reale scalabilità serve ripensare l’architettura operativa, rafforzare le competenze interne e, in molti casi, costruire partnership strategiche con operatori specializzati. Da qui il crescente interesse per modelli di outsourcing tecnologico e operativo capaci di supportare funzioni core e infrastrutture sempre più complesse.

Modelli as-a-service: il nuovo volto dell’outsourcing

Il sourcing strategico, quindi, non è più prerogativa di figure specializzate in azienda, come il COO o il CTO. Sta diventando una priorità anche per CEO e vertici aziendali, perché riguarda direttamente la capacità dell’impresa di crescere, innovare e competere.

La ricerca di Objectway e Monitor Deloitte identifica sei strategie di esternalizzazione delle funzioni tecnologiche e operative nell’industria del WBAM. Tra queste, tre vengono considerate particolarmente innovative: SaaS e BPaaS, Hybrid SaaS e Pure SaaS, che si rivelano più efficaci nell’accelerare l’adozione su larga scala delle funzionalità di Agentic AI rispetto alle strategie di sourcing tradizionali.

I modelli as-a-service possono quindi diventare un alleato per raggiungere maggiore scalabilità, efficienza operativa e controllo dei costi. La loro adozione è già in crescita: come ha ricordato Luigi Marciano, founder & Group CEO di Objectway, intervistato in occasione di OWIN26, tre anni fa solo il 5% dell’esternalizzazione era as-a-service; oggi la quota è salita al 13% ed è destinata a triplicare nei prossimi anni.

In più, secondo un’elaborazione di Monitor Deloitte basata sull’Objectway/FT Longitude Survey 2026, l’adozione da parte delle società più grandi e con presenza internazionale potrebbe passare dall’attuale 23% al 47% nei prossimi due-tre anni. Per le aziende di medie dimensioni, invece, la quota potrebbe salire dall’8% al 31%.

Come superare le barriere all’innovazione

La crescita dei modelli as-a-service si lega anche a una delle forze che più stanno trasformando l’industria finanziaria: l’intelligenza artificiale. Per molti operatori del WBAM, tuttavia, integrare davvero l’AI nella propria architettura resta complesso.

La ricerca individua quattro ostacoli principali: incertezza regolamentare, asimmetria negli investimenti in AI, frammentazione dei dati e carenza di competenze altamente specializzate. In questo contesto, i modelli as-a-service possono svolgere il ruolo di facilitatori, perché permettono di accedere a infrastrutture già integrate, competenze esterne e framework operativi più strutturati. Il vantaggio non riguarda solo la tecnologia in sé, ma la possibilità di ridurre gli investimenti iniziali, migliorare la gestione del rischio, accelerare l’implementazione di nuove soluzioni e accedere a competenze difficilmente replicabili internamente. Per un settore chiamato a innovare senza compromettere compliance, sicurezza e continuità operativa, questo può rappresentare un passaggio decisivo.

Il punto, quindi, non è solo tecnologico. Per gli operatori del wealth, banking e asset management, adottare modelli as-a-service significa ripensare il modo in cui si cresce: più velocemente, con costi più controllabili e con architetture modulari capaci di adattarsi a mercati, normative e clienti diversi.

Quattro condizioni per una transizione efficace

Completare la transizione dai modelli tradizionali di outsourcing tecnologico e operativo verso soluzioni più evolute richiede pianificazione, metodo e capacità di esecuzione. Il report di Objectway e Monitor Deloitte individua quattro azioni essenziali per raggiungere questo obiettivo.

La prima è definire con chiarezza quali attività esternalizzare e quali mantenere internamente, perché questa scelta determina dove si realizzerà il vantaggio competitivo. La seconda è progettare la soluzione insieme al partner tecnologico, con un approccio strutturato di solution design, configurandola in base al modello operativo dell’istituzione finanziaria e garantendone la scalabilità, nel rispetto della specifica logica di business.

La terza riguarda la revisione del Target Operating Model (TOM), cioè il modello operativo di riferimento, alla luce di un contesto sempre più potenziato dall’AI. Non si tratta solo di automatizzare le attività esistenti, ma di ripensare radicalmente i flussi di lavoro affinché l’Agentic AI possa funzionare come una vera e propria risorsa strategica per l’azienda, promuovendo efficienza e scalabilità. Infine, è necessario testare il nuovo modello prima della piena adozione: non solo per verificare che la tecnologia funzioni, ma per assicurarsi che persone, processi e governance siano allineati all’obiettivo finale: un’innovazione davvero scalabile.

di Paola Ragno

Giornalista pubblicista e Senior Content Editor di We Wealth, è laureata in Mediazione linguistica e interculturale presso l’Università degli Studi di Bari. In We Wealth cura lo sviluppo di prodotti multimediali e redazionali, per l’online e il cartaceo. Nel passato ha lavorato e collaborato anche con Class CNBC.

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