‘Con te con tutto’ è il titolo del progetto artistico di Chiara Camoni (Piacenza, 1974) scelto per animare gli spazi del Padiglione Italia alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, dal 9 maggio al 22 novembre 2026, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. L’artista ha primeggiato fra i colleghi arrivati alla terna finale per “la sua capacità di far dialogare arte e natura”, rivela il ministro della Cultura Alessandro Giuli, apprezzandone “le citazioni dell’arte novecentesca più decorativa”, nonché “la sua capacità di rendere presente l’antico e antichizzare il presente”, con le sue delicate citazioni d’argilla e ceramica del mondo etrusco.
Una sorta di “materialismo magico” al Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2026
Citazioni che fanno pensare a “una sorta di materialismo magico, seducente, seduttivo, femminino, ma al tempo stesso chiaramente intellegibile, fruibile, godibile”, continua il ministro. Nelle parole della curatrice Cecilia Canziani (Roma, 1976), la mostra è una “chiamata a raduno, non un padiglione monografico”, un invito a costruire un diverso modo di stare al mondo attraverso l’incontro e la condivisione con le altre forme di vita, lasciando spazio alla meraviglia, al sentire, al dialogo, alla contemplazione, al fluire del tempo. ‘Con te con tutto’ si articola come un’installazione unica che coinvolge l’intero padiglione di stanza all’Arsenale di Venezia, immaginandolo come un paesaggio in trasformazione, in cui il corpo della scultura e i corpi dei visitatori sono invitati a uno scambio reciproco.
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“Chiara Camoni – prosegue la curatrice – fa parte di una costellazione di pensatrici e artiste impegnate a ‘reincantare il mondo’. Il suo lavoro rientra in una riflessione tutta italiana sulla scultura e il suo rapporto con il monumentale. Il progetto combina un mix di nuovo e “vecchio”, componendosi di opere realizzate appositamente per l’evento e lavori esistenti (anche di artisti come Fausto Melotti, Felice Casorati, Alberto Martini, Marisa Merz), secondo una pratica di riutilizzo e risemantizzazione, con l’utilizzo tanto di materiali arcaici quanto di plastiche riciclate, scarti di lavorazioni industriali, oggetti trovati.
Intonato alle “Minor Keys” della curatrice prematuramente scomparsa, Koyo, Kouoh
Un’intonazione perfetta alle “chiavi minori” (In Minor Keys, titolo di questa edizione della Biennale d’Arte) volute dalla prematuramente scomparsa curatrice camerunense-elvetica Koyo Kouoh (1967-2025), come evidenzia il commissario del Padiglione Italia e direttore generale creatività contemporanea del Ministero della Cultura, Angelo Piero Cappello: “La cifra del padiglione quest’anno più che mai aderente al tema richiesto dalla curatrice”.
Del resto, spiega la stessa artista, il titolo è “una dichiarazione esplicita verso l’altro come persona e verso il mondo intero, verso tutto ciò che è altro da sé”. Il progetto, interamente femminile, ha una dimensione corale accaduta naturalmente “senza che ci sia stato un piano preciso, ho realizzato che l’autorialità potesse essere condivisa”.
La dimensione onirica
E poi, ne è affiorata la dimensione onirica. “’Con te con tutto’ si riferisce anche al tempo dilatato. Mentre lavoravamo, ci sono arrivate comunicazioni di gente che sognava le nostre opere, come se il piano materiale si fosse espanso a quello onirico. C’è una parte di mondo, non così tanto raccontata, che vede e sente in un certo modo. Le opere per me sono degli interlocutori a tutti gli effetti. La monumentalità si può esprimere in varie forme: non solo nelle dimensioni, ma anche nella puntualità delle intenzioni. Spero di essere riuscita ad attraversare la monumentalità attraverso il peso specifico delle opere che abbiamo immaginato”.
Una gentile invasione dello spazio
All’interno del padiglione c’è sicuramente una certa attitudine femminile riscontrabile “nella reiterazione e in una certa forma di incisività”. Camoni ammette di aver compiuto “una gentile invasione dello spazio, che a un certo punto non è più bastato: oltre alle due Tese delle Vergini abbiamo avuto bisogno anche del giardino”. La mostra si articola dunque principalmente sulle due tese, e la curatrice la presenta come una sorta di “scansione emotiva, quasi sentimentale. È un incontro con la scultura, con una foresta di figure che appare nella penombra. Sono pezzi unici, tagliati per entrare nel forno”. I visitatori potranno vivere “una enorme installazione piena di cose. Le sculture della prima sala assumono una dimensione verticale, quelle della seconda, orizzontale”.
Sono forme che raccontano l’ibridazione tra mondo animale, mondo umano e sacro, occupando lo spazio in maniera temporanea, in equilibrio con il mondo. Un aspetto importante – se non fondamentale – dell’architettura del padiglione tricolore è il suo legame con la dimensione manifatturiera della produzione artistica. Al Ministero della Cultura è stato molto apprezzato il dialogo con le botteghe artigiane con il linguaggio delle sensibilità contemporanee: “Saper riattivare questo dialogo è qualcosa che dà senso alla nostra presenza a Venezia, che rende merito all’Italia e alla sua grande tradizione artistica”, dice Angelo Piero Cappello.
Buttafuoco: “La poiesis è capacità di fabbricare”
Conclude il presidente della Fondazione La Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco: “La poiesis è capacità di fabbricare” e Chiara Camoni ha proprio la capacità “di andare dritta al punto, di cercare di ‘intuarsi’ (citazione dantesca, farsi ‘tu’, ndr) in una idea, di essere presente alla consapevolezza del gesto”. Il presidente ne esalta la dimensione ancestrale del praticare e trasformare la materia prima in forme, un richiamo al nostro stare al mondo. E conclude rivendicando “L’autonomia di una istituzione che da 130 anni costruisce in piena autonomia un sentiero in cui censura e chiusura restano fuori dall’ingresso”, in risposta alle polemiche per la riapertura del Padiglione Russia. Se nel 2022 il Padiglione Italia (di Gian Maria Tosatti) era dedicato alla ‘Storia della Notte e Destino delle Comete’, quattro anni dopo si fa terrestre, e per questa via più ecumenico.
Articolo originariamente apparso su We Wealth magazine n. 88. Abbonamenti qui.

