Lo sport fa bene al corpo, ma il suo valore non si esaurisce nel benessere fisico. Per bambini e bambine può diventare anche uno spazio di crescita, relazione, costruzione della propria identità e stima di sé. Eppure, ancora oggi, l’accesso alla pratica sportiva resta un “privilegio” per pochi. Per molte famiglie, infatti, anche i soli costi che queste attività comportano possono rappresentare una barriera difficile da superare.
È da qui che nasce il senso di iniziative come Sport Never Stop, il progetto promosso da Fondazione l’Albero della Vita ETS e Fondazione Conad ETS, presentato a Genova in occasione della sua terza edizione. L’obiettivo è quello di creare un’opportunità concreta per contrastare la povertà educativa, riflettere su temi come l’inclusione e la parità di genere, aiutando i minori che vivono in condizioni di fragilità e disagio sociale e le loro famiglie a capire che c’è sempre tempo per cambiare, in meglio, il proprio futuro.
Sport Never Stop: i numeri del progetto
Nelle prime tre edizioni, il progetto ha coinvolto oltre 4.050 beneficiari, 90 società sportive locali e più di 60 scuole. Solo nell’anno scolastico 2025-2026 sono stati raggiunti oltre 1.500 bambini tra i 6 e i 10 anni in diverse città italiane, da Genova a Milano, da Napoli a Cagliari, passando per Reggio Emilia, Catanzaro, Brindisi, Venezia, Mestre, Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto. Numeri che raccontano la portata del progetto stesso e la sua capacità di costruire una solida sinergia tra terzo settore, mondo corporate, scuole, società sportive e istituzioni locali.
Come si sviluppa l’iniziativa
Nel dettaglio, sono stati attivati oltre 200 percorsi di pratica sportiva su misura, pensati per adattarsi alle necessità, attitudini e preferenze dei giovani coinvolti. Dalla pallavolo al calcio, fino a discipline meno consuete come vela, arti marziali, arrampicata e atletica, ogni bambino e bambina ha avuto la possibilità di scegliere un’attività sportiva da svolgere gratuitamente per un periodo di 10 mesi, durante l’anno scolastico.
Per ciascun beneficiario è stato inoltre strutturato un piano educativo personale e sono state coperte le spese necessarie a rendere davvero accessibile l’attività scelta, per esempio i costi di iscrizione e di trasporto, il kit sportivo e la visita medico-sportiva.
Lo sport come strumento di inclusione
L’idea alla base del progetto non è solo quella di avvicinare i minori che vivono situazioni di fragilità a uno strumento prezioso per il benessere fisico, ma anche di riconoscere nello sport un importante veicolo di socialità, crescita e inclusione. In molti casi, infatti, praticare un’attività sportiva significa anche allontanarsi da contesti difficili, sottrarsi alle dinamiche della strada e ridurre il tempo trascorso davanti a smartphone e dispositivi digitali.
Ma significa, soprattutto, imparare a vivere il proprio tempo libero in modo diverso, dedicandosi a qualcosa che stimola, coinvolge e aiuta a costruire fiducia in sé stessi, che sia una partita di calcio, una lezione di pallavolo o un’uscita in barca a vela.
Inoltre, questa virtuosa partnership, tra Fondazione l’Albero della Vita ETS e Fondazione Conad ETS, giunta ormai alla sua terza edizione, consentendo in virtù di questa continuità di raggiungere un impatto sociale oltre che misurabile sempre più rilevante, pone quest’anno particolare attenzione anche al contrasto agli stereotipi di genere in ambito sportivo, con l’obiettivo di coinvolgere maggiormente le bambine, che nei contesti più fragili risultano spesso ancora più penalizzate nell’accesso alla pratica sportiva.
Settore privato e terzo settore insieme nella lotta alla povertà educativa
In Italia circa 1,4 milioni di minorenni vivono in condizione di povertà assoluta, a cui si aggiungono oltre 2 milioni a rischio povertà. Sono bambini e ragazzi che troppo spesso crescono con minori possibilità di accesso a percorsi educativi, culturali e sportivi, e che per questo rischiano di vedere limitate anche le opportunità di costruirsi un futuro.
L’istruzione – così come l’attività sportiva – dovrebbe essere accessibile a tutti. Eppure, ancora oggi, permangono disuguaglianze sociali profonde e difficili da colmare. A questi dati si aggiungono quelli relativi alla dispersione scolastica: nel 2023, in Italia, il tasso di drop-out (interruzione o abbandono degli studi) si attesta intorno all’11,5%, ancora lontano dall’obiettivo europeo del 9% entro il 2030.
Iniziative come Sport Never Stop diventano quindi un esempio concreto del contributo che aziende, fondazioni d’impresa e terzo settore, insieme, riescono a dare nel contrasto alla povertà educativa. Queste partnership, infatti, hanno il potere di trasformare il disagio in opportunità e offrire a bambini e bambine strumenti reali per immaginare un futuro diverso per loro stessi e per le proprie famiglie. In questo senso, il progetto promosso dalla Fondazione l’Albero della Vita e Fondazione Conad, mostra come sia possibile costruire un ecosistema virtuoso in cui le barriere economiche, sociali e culturali possono essere ridotte attraverso un lavoro di rete, continuativo e radicato nei territori.
Come sostenere i progetti della Fondazione
Ma perché questo accada serve un lavoro costante, che passa anche dal sostegno a realtà come l’Albero della Vita. È attraverso donazioni, supporto continuativo, volontariato aziendale e strumenti come il lascito testamentario o il 5×1000 che iniziative di questo tipo possono trasformarsi da esperienza singola a possibilità concreta e duratura, per un numero sempre crescente di bambini e bambine.
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