La riforma dei trust a Jersey e l’impatto sul wealth management
Per la comunità dei wealth manager e dei consulenti finanziari che assistono clientela private e High net worth (Hnw), l’adozione della Trusts (Jersey) Amendment Law 202– da parte degli States Assembly lo scorso 12 dicembre 2025 rappresenta una notizia di prima grandezza. La riforma, pienamente in vigore nel 2026, non è un semplice aggiornamento tecnico, ma una manovra che tocca direttamente la bancabilità degli asset e la gestione della governance nelle imprese di famiglia detenute in trust.
Credito bancario: gli asset in trust tornano garanzia “pulita”
Il primo punto di interesse per il mondo finanziario riguarda lo sblocco della leva creditizia. Dopo la sentenza Halabi, molti istituti di credito avevano frenato sulla concessione di finanziamenti garantiti da asset in trust, temendo che, in caso di insolvenza, il proprio diritto venisse postergato rispetto al diritto di indennizzo (lien) del trustee per le sue spese e onorari.
La riforma risolve radicalmente il problema: la nuova legge stabilisce che le garanzie reali concesse ai finanziatori hanno priorità assoluta rispetto ai crediti del trustee, sia attuale che precedente.
Per i wealth manager, questo significa poter strutturare con maggiore facilità operazioni di Lombard credit o finanziamenti immobiliari complessi, sapendo che l’asset in trust è ora una garanzia “pulita” e gradita al sistema bancario.
Compliance: due diligence più rigorosa per intermediari e banche
Tuttavia, questa maggiore apertura al credito porta con sé un rovescio della medaglia sul fronte della compliance. La riforma modifica le tutele per le controparti che negoziano con il trustee, alzando l’asticella della diligenza. Non sarà più sufficiente non essere a conoscenza di violazioni dei poteri fiduciari (actual notice); ora la protezione decade se il terzo, in base alle circostanze, “avrebbe dovuto sapere” (constructive notice).
Per gli intermediari finanziari ciò si traduce in un imperativo: i processi di onboarding e le verifiche sui poteri del trustee non possono essere formali, ma devono sostanziali.
Governance: il fondatore può mantenere il controllo dell’impresa
Sul fronte della pianificazione patrimoniale per gli imprenditori, la riforma offre argomenti commerciali molto forti. Una delle obiezioni classiche del disponente italiano è la paura di perdere il controllo sull’azienda operativa.
La revisione dell’articolo 9A rassicura definitivamente su questo punto, chiarendo che il disponente può riservarsi poteri direttivi sugli organi delle società partecipate dal trust, anche attraverso catene di controllo multilivello. È una norma che sposa perfettamente le esigenze del capitalismo familiare italiano, permettendo di segregare il valore dell’impresa senza che il fondatore debba rinunciare alla guida strategica.
Protezione del patrimonio: stop agli “assalti” dei beneficiari
Infine, un aspetto cruciale per i family office riguarda la protezione della volontà del fondatore contro le spinte centrifughe delle nuove generazioni. La riforma limita drasticamente la possibilità per i beneficiari di accordarsi per estinguere il trust anticipatamente e spartirsi il patrimonio (regola di Saunders v Vautier). Se il trust prevede meccanismi di flessibilità futura o persegue uno scopo, la struttura diventa impermeabile agli “assalti” dei beneficiari.
In conclusione, la riforma 2025 riposiziona Jersey come una piattaforma estremamente efficiente per la gestione della ricchezza: più sicura per le banche che erogano credito, più flessibile per gli imprenditori che vogliono mantenere la governance, e più solida per chi pianifica il passaggio generazionale nel lungo periodo.
