L’arte contemporanea in Oman sta vivendo una fase di straordinaria vitalità, e la Muscat Art Fair 2025 ne è diventata la vetrina più rappresentativa. La quarta edizione della manifestazione, tenutasi dal 5 al 7 novembre 2025 , ha riunito nella capitale oltre 200 artisti provenienti da più di 15 paesi.
Installazioni, workshop, performance e panel hanno animato tre giornate dense di pubblico e operatori internazionali, riuniti attorno al tema di quest’anno: “Elements that Build the Story”.
Un filo conduttore che ha invitato gli artisti a riflettere sulle radici culturali del Sultanato e su come queste possano dialogare con i linguaggi globali.
Hassan Meer
Tra i nomi più attesi e riconosciuti si è imposto ancora una volta Hassan Meer, considerato uno dei padri dell’arte contemporanea omanita. La sua presenza ha attirato visitatori e collezionisti: le opere astratte, caratterizzate da un forte legame con l’eredità culturale locale, hanno registrato un notevole interesse di mercato durante la fiera. Nato a Muscat nel 1972, Meer ha dato un impulso cruciale alla scena artistica nazionale fondando nel 2005 il movimento sperimentale The Circle Group, che ha contribuito a portare performance, installazioni e videoarte in un contesto che fino ad allora privilegiava linguaggi più tradizionali. Il suo lavoro ha inoltre ottenuto riconoscimenti internazionali grazie alla partecipazione alla Biennale di Venezia 2024, dove ha rappresentato l’Oman insieme ad artisti di diverse generazioni.
La Muscat Art Fair, fucina di talenti
Oggi, come direttore artistico della Stal Gallery, continua a influenzare la scena locale, sperimentando con media digitali e realtà aumentata. Emblematico il progetto Giocando con l’identità (2018), in cui l’artista appare doppiato in un autoritratto che combina dishdasha tradizionale – la tunica bianca – e abito occidentale, un’immagine simbolica del confronto tra eredità e modernità.
A fianco delle figure storiche, la Muscat Art Fair sta diventando sempre più un trampolino per i giovani talenti. Tra le rivelazioni di quest’anno spicca Shima Amia, che ha conquistato l’attenzione dei visitatori con le sue ceramiche funzionali: una reinterpretazione contemporanea delle forme artigianali omanite. Il suo lavoro, esposto nella sezione dedicata agli under 35, testimonia l’emergere di una nuova generazione pronta a portare materiali e tecniche tradizionali verso orizzonti più sperimentali.
Alia Al Farsi
Una presenza centrale nello scenario culturale del Sultanato è anche quella di Alia Al Farsi, artista, curatrice e gallerista tra le più riconosciute a livello internazionale. Nota per il suo stile figurativo dai colori intensi, mescola riferimenti alla femminilità, alla spiritualità sufi e alla vita quotidiana omanita in opere che dialogano facilmente con un pubblico globale. Nella sua Alia Gallery, ospitata in un ex capannone industriale ad Al Rusayl, raccoglie oltre un centinaio dei suoi lavori e offre spazi di confronto e formazione per i giovani artisti emergenti. Il suo ruolo di curatrice del Padiglione dell’Oman alla Biennale di Venezia 2024, con il progetto Malath-Haven (Porto Paradiso), ha ulteriormente consolidato la sua posizione come figura chiave nella costruzione dell’immagine culturale del paese all’estero.
Il fermento culturale omanita non si esaurisce con la fiera. La Royal Opera House Muscat ha annunciato una programmazione particolarmente ricca che si estenderà fino al 2026. Tra gli appuntamenti di maggiore interesse figurano Evenings of Sufi and Inshaad, in calendario dal 24febbraio all’8 marzo, e l’opera Don Pasquale di Gaetano Donizetti, prevista dal 9 all’11 aprile.
Una stagione che conferma l’ambizione della Royal Opera House di porsi come ponte tra la tradizione musicale araba e la grande tradizione lirica occidentale, rafforzando l’immagine del Sultanato come crocevia culturale in piena evoluzione.
La vision 2040
A livello strategico, questi sviluppi culturali si inseriscono all’interno della Vision 2040, il piano nazionale che punta a diversificare l’economia e a consolidare un ecosistema creativo dinamico e sostenibile. Gallerie private, programmi di residenza, iniziative curatoriali e una crescente attenzione istituzionale stanno contribuendo a costruire un panorama artistico capace di attirare collezionisti internazionali e di dare spazio a nuove generazioni di autori.
L’arte diventa così non solo un linguaggio identitario, ma anche uno strumento di proiezione globale per un paese che sta ridefinendo il proprio ruolo nella regione. In questo contesto, la Muscat Art Fair si conferma un osservatorio privilegiato per seguire l’evoluzione culturale dell’Oman. Un luogo dove tradizione e contemporaneità continuano a dialogare, raccontando un paese in rapido cambiamento e sempre più pronto a entrare nel circuito internazionale dell’arte.

