Perché i family office dovrebbero allocare i capitali in una certa direzione?
Un family office contemporaneo deve sapere perché allocare i capitali in una certa direzione piuttosto che altrove, al di là di dove allocarli. E una corretta interpretazione dello scenario in cui si è immersi, e delle sue possibili evoluzioni (geopolitiche, macroeconomiche, tecnologiche), è il primo passo da compiere per chi custodisce ricchezze familiari e visioni intergenerazionali. Se ne è parlato il 30 ottobre 2025 nella sofisticata cornice della Terrazza Triennale a Milano in un evento esclusivo allestito da Arcano Partners e We Wealth. In platea, professionisti del capitale privato e della gestione patrimoniale di lungo periodo: family office e investitori. A tenere i saluti introduttivi, Álvaro de Remedios, founder ed executive chairman di Arcano Partners e Paule Ansoleaga Abascal, head of Italy di Arcano Partners, insieme con Fabienne Mailfait, ceo e founder di We Wealth.
Una lente strategica capace di guardare oltre la volatilità di breve periodo
L’introduzione ha definito il perimetro dell’incontro: comprendere un mondo in cui la trasformazione accelera e in cui gli investitori devono dotarsi di una lente strategica capace di guardare oltre la volatilità di breve periodo. Durante il primo panel – dedicato a geopolitica, macroeconomia, tecnologia – il professor Giorgio Di Giorgio (LUISS Guido Carli e Direttorio Banca d’Italia) ha affrontato il tema macroeconomico, tra incertezza sui tassi, persistenze inflattive e divergenze tra aree valutarie. Björn Beam, head of tech research e senior geopolitical analyst di Arcano Partners, ha invece delineato il quadro geopolitico e tecnologico attuale, forte della sua lunga esperienza nella comunità di intelligence statunitense, in cui ha operato come ufficiale CIA e “presidential daily briefer” alla Casa Bianca.
Il dialogo – moderato da Paule Ansoleaga Abascal –ha messo in luce come la frammentazione internazionale, il friend-shoring (ossia la pratica di ricollocare la produzione e le catene di approvvigionamento in paesi alleati al proprio dal punto di vista geopolitico), la corsa alle tecnologie critiche e la riallocazione industriale stiano modificando non solo il rischio percepito, ma anche i vettori di opportunità per chi investe con orizzonti estesi.
Tre family office protagonisti
A seguire, la seconda tavola rotonda ha dato voce ai responsabili degli investimenti di tre family office, chiamati a condividere come le dinamiche in atto si traducano in scelte concrete di portafoglio. Vi hanno preso parte: Luca Mentasti, partner e coo di Nuova Energia Holding Srl; Angela Gamba, general director di FPS-Inv e Cristina Rembado, general director di Castellana 60. Il confronto ha ruotato attorno alle priorità oggi più sensibili per i family office: il ripensamento delle asset allocation strategiche rispetto al periodo pre-Covid, il bilanciamento tra mercati quotati e privati, la gestione valutaria per investitori euro-based e il ruolo crescente delle asset class alternative.
Gli investimenti illiquidi e la gestione della liquidità
Il dialogo si è poi concentrato sugli investimenti illiquidi, in particolare sui private market, settore che – nel contesto attuale – è considerato sempre più strategico per cogliere valore laddove il mercato delle imprese quotate fatica a coglierlo. Si è parlato di transizione energetica, infrastrutture legate alla sicurezza delle catene logistiche, aree dell’innovazione tecnologica. Il dibattito ha riguardato sia la selezione tematica sia la natura dell’esposizione: mercati primari, secondari, co-investimenti, dimensione dei gestori, approcci da tenere nell’investimento (diversificati o focalizzati). È inoltre emersa una crescente attenzione alla costruzione di portafogli resilienti, capaci di generare ritorni decorrelati in un ambiente strutturalmente volatile.
Tra i temi affrontati, anche la gestione della liquidità nel ciclo attuale dei mercati privati, caratterizzato da exit più lente e condizioni di fundraising più selettive. Quale, in questo contesto, il futuro dei family office e dei capitali che hanno in gestione? Si andrà probabilmente verso una maggiore professionalizzazione, e attrazione di nuovi talenti, aprendosi a traiettorie allocative non tradizionali in un contesto in cui la sola costante è il cambiamento.
In un’epoca in cui i cicli si accorciano, le certezze si assottigliano e le mappe economiche si riscrivono senza preavviso, l’investitore di lungo periodo torna a essere una figura centrale: non uno spettatore, ma un costruttore. Il tanto agognato “capitale paziente” non è un residuo del passato, ma architettura portante del futuro: sarà lui a finanziare transizione energetica, infrastrutture e innovazione permanente.
Arcano Partners, con il lavoro svolto negli ultimi 20 anni per presidiare i private market (tra cui Private Equity, Venture Capital, Infrastrutture, e Debito Privato, tra altri), si vuole posizionare esattamente a questo incrocio.

