Dubai si presenta oggi come un modello di visione economica e strategica. Con il piano D33, lanciato nel 2023, l’emirato mira a raddoppiare il proprio Pil nell’arco di un decennio, valorizzando i suoi punti di forza in ambito logistico, finanziario, turistico e manifatturiero, favorendo al contempo la facilità di fare impresa e un’elevata qualità della vita. Nel frattempo, i rapporti con l’Italia si consolidano: negli ultimi due anni l’Italia è entrata tra i primi cinque Paesi per investimenti diretti esteri a Dubai, con un incremento del 74% degli FDI nel primo semestre 2025 (rispetto al primo semestre 2024).
Non stupisce, quindi, che uno dei panel più attesi del II Wealth Management Summit di We Wealth, svoltosi il 9 ottobre al Circolo Filologico Milanese, sia stato dedicato proprio a Dubai. In un dialogo con la giornalista Rita Annunziata, S.E. Sahia Ahmad, CEO Regulatory Policy & Governance del Dipartimento dell’Economia e del Turismo di Dubai, ha raccontato la visione dell’emirato come città globale, ponte naturale tra Europa e Medio Oriente, dove la crescita economica si intreccia a un modello di vita sempre più attrattivo per investitori, famiglie e talenti internazionali.
Riportiamo di seguito il testo integrale dell’intervista.
Milano e Dubai sono entrambe capitali globali del “lifestyle”, con una forte attrattiva internazionale. Può spiegarci perché Milano rappresenta oggi una città importante dal punto di vista del Dipartimento dell’Economia e del Turismo di Dubai?
“In questi giorni ho avuto modo di incontrare molte persone a Milano e di cogliere il carattere della città, notando numerose somiglianze interessanti. In primis, l’origine comune dei due toponimi delle città: da un lato Milano, che deriva da ‘in mezzo alla pianura’; dall’altro ‘Dubai’, che in origine significava ‘il connettore’, ovvero ‘il luogo in cui i percorsi si incontrano’. Entrambe le città sono state storicamente porte d’accesso a mercati più ampi: Milano come centro economico e porta d’ingresso dell’Europa, Dubai come hub e punto di riferimento per il Medio Oriente e l’Africa. Un’altra somiglianza riguarda le radici economiche: Dubai originariamente contava su famiglie e imprese commerciali che sono state centrali nella nostra storia e per la nostra crescita economica. Oggi, sia Milano che Dubai sono città globali, aperte ai talenti internazionali, ma capaci di preservare la propria cultura e il proprio patrimonio come fondamenta importanti, continuando al contempo a lavorare costantemente per la crescita futura. Per questo, dal nostro punto di vista le opportunità e le sinergie tra le due città appaiono estremamente promettenti. Abbiamo inoltre registrato un forte incremento negli scambi non legati al petrolio tra Emirati Arabi Uniti e Italia. Negli ultimi due anni, l’Italia è stata tra i primi cinque Paesi al mondo per investimenti diretti esteri (Foreign Direct Investments, FDI) a Dubai. Lo scorso anno si è registrato un aumento del 27% in progetti FDI provenienti dall’Italia, mentre nel primo semestre del 2025 abbiamo assistito a un aumento del 45%, e anche i volumi commerciali sono cresciuti in modo considerevole”.
Stiamo osservando una crescita significativa delle imprese italiane negli Emirati. Questo mi porta a un’altra domanda riguardo alla Dubai Economic Agenda 2033: perché proprio il 2033 e quali opportunità offre l’agenda alle imprese milanesi, agli investitori e agli imprenditori interessati a stabilire un legame con Dubai?
“La Dubai Economic Agenda è un piano economico decennale che abbiamo lanciato nel 2023. Si chiama D33. È nato all’indomani della pandemia, nella consapevolezza che viviamo in un mondo in cui l’instabilità è la nuova normalità, ma gli investitori hanno bisogno di trasparenza, stabilità e prevedibilità. L’agenda ha l’obiettivo chiaro di raddoppiare il PIL dell’emirato e di consolidare Dubai come la migliore città non solo per il turismo, ambito in cui siamo già riconosciuti, ma anche per vivere, investire e fare impresa. In seguito a questo piano, abbiamo riformato l’intero quadro normativo, modificato 75 leggi, creato nuove strutture regolatorie e aggiornato le politiche migratorie. Siamo aperti al mondo, mantenendo una postura neutrale e internazionale. L’agenda si concentra su settori chiave di crescita: turismo, servizi finanziari, manifattura, logistica. L’agenda pone inoltre un forte accento sulle PMI — che costituiscono la spina dorsale di ogni economia — e sull’innovazione in ambiti come sanità, istruzione, manifattura avanzata, l’intelligenza artificiale, gli asset digitali, tutti settori che possono aiutarci a stimolare la produttività. Ci assicuriamo inoltre di considerare i fattori abilitanti: garantire competitività dei costi ed evitare di essere influenzati dalle pressioni inflazionistiche globali, assicurare la facilità di fare impresa rimuovendo oneri amministrativi e burocrazia e creare un contesto favorevole non solo all’attrazione ma anche alla fidelizzazione dei talenti. Possiamo quindi dire che sia Dubai che Milano attraggono imprenditori con una visione globale”.
In che modo Dubai sta valorizzando il proprio quadro fiscale e normativo in modo sì competitivo, ma al tempo stesso conforme agli standard globali, per creare un ambiente in cui le imprese internazionali — dal lusso alla finanza, fino alla tecnologia — possano crescere con facilità? E inoltre, in che modo strumenti quali le regulatory sandboxes e il modello di partenariato pubblico-privato contribuiscono ad accelerare la crescita nei settori emergenti? Infine, come possono i partner internazionali, inclusi quelli milanesi, inserirsi in questo ecosistema?
“Dubai offre un contesto altamente efficiente dal punto di vista fiscale. Abbiamo introdotto un’imposta sulle società pari al 9%, mantenendo al contempo l’assenza di imposte sul reddito personale. Questa riforma ci ha consentito di consolidarci come ambiente fiscale credibile, conforme agli standard OCSE e perfettamente allineato con i principali framework internazionali. Tali condizioni hanno attratto un’ingente ricchezza privata. Dubai è oggi la prima destinazione per gli HNWI e, di conseguenza, per i family office, che non vedono la città solo come un luogo dove vivere, ma come un hub per gli investimenti globali. La posizione geografica gioca un ruolo chiave: Dubai si trova a quattro ore di volo da un terzo della popolazione mondiale e a otto ore dagli altri due terzi. Questo ci rende un luogo strategico e internazionale, ideale per vivere e fare business su scala globale. Si tratta di una piattaforma che consente agli imprenditori internazionali di stabilire una base come punto di lancio per espandersi in nuovi mercati. Oggi assistiamo all’arrivo di capitali privati, laddove in passato prevalevano gli investimenti statali. Questi investitori privati guardano ora con interesse a regioni come l’Africa, e molti innovatori scelgono Dubai come base per scalare globalmente, anche verso l’America Latina. Per questi motivi vediamo grandi opportunità soprattutto per le imprese milanesi e in generale italiane che vogliono internazionalizzarsi attraverso Dubai. Che si tratti di espansione aziendale o di gestione di patrimoni privati, la ricchezza oggi converge a Dubai”.
Un’ultima domanda: oggi le città competono non solo come centri d’affari, ma anche come luoghi in cui vivere e prosperare. Quali misure sta adottando Dubai per rafforzare la propria attrattività residenziale, sia in termini di attrazione dei talenti, sia in ambito culturale e infrastrutturale, al fine di restare una delle destinazioni più desiderate al mondo per i professionisti globali e gli HNWI?
“Le persone desiderano sicurezza e libertà, e noi garantiamo entrambe. Osserviamo inoltre che i mercati globali stanno cambiando rapidamente: emergono nuovi equilibri e cresce la domanda di un ambiente neutrale, che Dubai è in grado di offrire. L’innovazione che nasce e si sviluppa qui ne è la prova concreta. Questo è esattamente ciò che cercano fondatori di imprese e investitori. Abbiamo creato, ad esempio, un’autorità di vigilanza dedicata agli asset digitali e alle criptovalute già un paio di anni fa, quando i principali operatori di mercato si rivolsero a noi chiedendo un contesto normativo chiaro in cui poter operare. Anche le istituzioni finanziarie ci stavano contattando, segnalando l’interesse dei loro investitori verso questo settore. Da qui la creazione di un ente che, in soli sei mesi, ha emanato le prime normative; in un anno abbiamo creato un ecosistema per il comparto. È raro, a livello globale, riuscire a muoversi con una tale rapidità. E così ciò attira talenti e innovazione. Un altro aspetto importante per investitori e istituzioni finanziarie è che i nostri sistemi sono pienamente allineati con quelli internazionali. I mercati finanziari di Dubai si modellano su quelli globali, rendendo l’ambiente efficiente e comodo per fare impresa. Le opportunità sono concrete: il governo lavora a stretto contatto con il settore privato, attraverso partenariati pubblico-privati e iniziative di sostegno alle imprese, per favorire lo sviluppo. Non consideriamo questo un contesto di competizione. Certo, la competizione esiste, ma la nostra prospettiva è diversa: se noi cresciamo, cresce anche il resto della regione. Il nostro obiettivo è ampliare la dimensione del mercato affinché tutti possano beneficiarne. Anche quando le imprese italiane si espandono oltre Dubai, il beneficio è condiviso da tutti. Non si tratta di competere, ma di crescere insieme”.

