Chi varca per la prima volta il passo del Maloja, rimane letteralmente incantato davanti alla bellezza del paesaggio alpino che si schiude davanti al suo sguardo: una successione ininterrotta di laghi, punteggiati da piccoli villaggi, ed una corona di montagne che toccano, nel punto più alto (Pizzo Bernina) un’altitudine di 4000 metri. Da almeno un secolo l’Engadina Alta è un delle mete di villeggiatura preferite da chi ama trascorrere le vacanze in mezzo alla natura. Patria degli sport invernali, introdotti dagli inglesi all’inizio del secolo, questa valle è apprezzata non solo da chi ama la montagna, ma anche da chi predilige la vita mondana. Ultimamente anche l’offerta culturale si è fatta più interessante, con l’apertura di molte gallerie d’arte, musei, e un festival di cinema.

Arte che non ti aspetti, in Engadina
C’è però un altro aspetto che troppo spesso è stato trascurato: l’Engadina è ricca di testimonianze significative di arte ed architettura, non sempre conosciute adeguatamente anche da chi la frequenta in modo continuativo. Il motivo è semplice: fino ad oggi non esisteva alcuna guida in lingua italiana. Chiunque volesse approfondire la conoscenza della storia e dell’arte della regione, doveva cimentarsi con testi scritti in tedesco, non per tutti di agevole consultazione.
Per ovviare a questa lacuna, ho deciso di scrivere io stesso un volume sintetico ma – spero – esaustivo, destinato a elencare in modo sistematico tutti i luoghi e i monumenti degni di nota, dalle chiese costruite prima della Riforma che conservano ancora i cicli affrescati, fino agli esempi più significativi di edilizia civile, dall’architettura alberghiera di fine Ottocento e del primo Novecento fino a quella contemporanea.
Ne è uscito un quadro per molti versi inedito, che sono convinto sorprenderà anche coloro che frequentano questa valle da anni e si vantano di conoscerla a menadito. Il volume (Edizioni Marinotti) di formato tascabile e di facile consultazione, è arricchito di piantine ed è riccamente illustrato dalle splendide fotografie di Laura Ceretti, ormai celebre per i libri illustrati e le opere d’arte ispirate a questi luoghi.
Molte sono le testimonianze degne di nota: non tutti sanno, ad esempio, che vi sono alcuni affreschi di notevole qualità (Pontresina e Bever) che risalgono al XIII e al XIV secolo, sopravvissuti miracolosamente alla furia iconoclasta che si è abbattuta nella valle durante la Riforma che si diffonde in Engadina intorno alla metà del XVI secolo.
Le case di Cinuos-chel
Nel corso degli ultimi decenni la speculazione edilizia ha trasformato radicalmente molti villaggi, primo fra tutti St. Moritz. Eppure, esistono ancora molti esempi ben conservati di abitazioni antiche, a volte arricchite da graffiti, come ad esempio le case di Cinuos-chel, quasi del tutto sconosciute da molti italiani.
L’evoluzione della casa è spiegata in modo magistrale all’interno del Museo Engadinese di St. Moritz, un luogo a torto poco frequentato. Pochi hanno avuto la curiosità di visitare con calma anche il Paracelsus, un piccolo padiglione in stile neoclassico che nasconde una sorpresa inaspettata: qui si trovano infatti le vasche di captazione in larice, databili al 1400 avanti Cristo, delle prime sorgenti termali di St. Moritz, già note nel XVI secolo. Insomma, molti gli spunti di interesse e molte le curiosità da soddisfare, nella speranza che questo contributo possa sollecitare ulteriori approfondimenti.


