Il mercato italiano del risparmio gestito sta attraversando una fase di trasformazione. Mentre le reti di consulenza evolvono verso modelli più integrati con i gestori, emergono nuove esigenze da parte di investitori ad alta patrimonialità, attratti anche dal regime agevolato della flat tax.
In questo scenario, AllianceBernstein (AB) — gruppo statunitense con una lunga tradizione nell’asset management globale — rafforza la presenza in Italia con un approccio che combina innovazione, formazione e una visione internazionale.
Ne parla a We Wealth Giovanni De Mare, country head Italia di Alliance Bernstein. Che
anticipa anche il debutto dei primi Etf attivi del gruppo sul mercato italiano e analizza i grandi trend d’investimento: dall’intelligenza artificiale all’healthcare, fino alle
opportunità nei mercati emergenti.
Come si sta evolvendo la vostra presenza nel nostro Paese e quali progetti state portando avanti per rispondere alle nuove esigenze degli investitori?
Il mercato italiano è in evoluzione. A mio parere stiamo andando verso un’integrazione sempre più profonda tra fornitori e distributori, con l’obiettivo di trasferire al meglio le competenze proprie degli asset manager all’interno delle reti. Negli Stati Uniti questo tipo di transizione è già avvenuto e questo ci permette, in virtù del nostro Dna a stelle e strisce, di partire avvantaggiati. Infatti, AB fornisce anche nuove conoscenze grazie all’AB Advisor Institute, che si pone al fianco dei consulenti finanziari fornendo loro pacchetti che spaziano dalla finanza comportamentale alla gestione del cliente.
Inoltre, oggi osserviamo con grande interesse l’arrivo nel nostro Paese di una nuova tipologia di clientela, attratta anche dal regime agevolato della flat tax: si tratta di investitori con esigenze sempre più sofisticate, spesso simili a quelle tipiche del mondo istituzionale.
Per questo stiamo lavorando a stretto contatto con i nostri distributori, così da offrire soluzioni di alto standing, in linea con le migliori pratiche globali di Bernstein WM.
Parallelamente, stiamo ampliando la nostra gamma di strumenti disponibili sul mercato italiano: a partire dal prossimo anno introdurremo anche i nostri Etf attivi, un segmento in cui stiamo crescendo rapidamente a livello internazionale. Crediamo che questo passo rafforzi la nostra presenza locale, offrendo agli investitori italiani accesso a strumenti innovativi e a una piattaforma globale in continua evoluzione.
Oltre a una evoluzione degli strumenti, vedete un approccio diverso anche alle singole strategie?
In generale, vediamo che le soluzioni di investimento stanno virando dai temi allo stile, un cambiamento che comunque ci vede favoriti, dato che operiamo per stili di investimento, dal value al growth, con un’offerta variegata, indipendentemente dal ciclo economico. Tendenzialmente, non puntiamo su un tipo di investimento tematico, con due importanti eccezioni, ovvero tecnologia e healthcare, dove vantiamo un’esperienza di oltre vent’anni.
Parlando di tecnologia, non possiamo ignorare l’avanzata dell’intelligenza artificiale. A che punto siamo del ciclo di innovazione?
Se ne parla già da anni, ma in realtà siamo ancora nelle fasi iniziali di questo ciclo d’innovazione, anche se gli effetti concreti sono già evidenti e destinati ad ampliarsi. Al momento, non vediamo segnali di rallentamento strutturale: al contrario, la migrazione dei carichi di lavoro verso il cloud e la modernizzazione delle reti digitali restano i principali motori di accelerazione.
Oggi più che mai, però, la vera discriminante sarà la domanda reale. Per questo motivo è fondamentale monitorare i progressi concreti nei casi di utilizzo dell’intelligenza artificiale, poiché la crescita futura dipenderà dall’effettiva diffusione di applicazioni che dimostrino benefici economici misurabili e, quindi, dall’effettiva domanda di mercato.
Resta fondamentale un approccio selettivo. Non tutte le innovazioni si traducono, necessariamente in investimenti di successo, ma anche in questo caso ci saranno vincitori e vinti: è per questo che l’analisi fondamentale e la gestione del rischio sono elementi imprescindibili per individuare i modelli più solidi.
Quali settori potrebbero beneficiare maggiormente dell’espansione dell’AI nei prossimi anni?
Stiamo già assistendo a tendenze incoraggianti nelle aziende specializzate nell’archiviazione e analisi dei dati, cruciali per implementare modelli di AI progressivamente più sofisticati. Pertanto, vediamo opportunità nelle infrastrutture internet e digitali, inclusi i sistemi di pagamento e il SaaS aziendale. Restiamo ottimisti anche sui fornitori di apparecchiature di rete e comunicazione di nuova generazione, chiamate a superare i vincoli fisici dei data center e a gestire l’aumento del traffico e della potenza di calcolo. In questa direzione ci sono buone opportunità di investimento anche nelle utility, beneficiarie indirette dell’aumento della domanda energetica e della necessità di infrastrutture più robuste.
Infine, viste le crescenti tensioni e i conflitti geopolitici, guardiamo con interesse alle tecnologie aerospaziali e al comparto difesa di nuova generazione.
L’altro tema su cui investe AllianceBernstein è l’healthcare, che in questo momento sembra
non premiato adeguatamente dal mercato…
Il 2025, almeno nella prima parte dell’anno, ha visto i titoli del comparto risentire dell’incertezza legata alle politiche dell’Amministrazione Trump, rimanendo indietro rispetto al mercato nel suo complesso.
A nostro avviso, i titoli healthcare sono in difficoltà, ma in salute. Crediamo che le preoccupazioni dei listini non riflettano i fondamentali, che continuano a mostrare una solida tenuta con stime sugli utili in costante miglioramento.
Alla luce delle buone prospettive e delle valutazioni che restano interessanti, riteniamo che gli investitori attivi possono trovare società con solidi potenziali di crescita a prezzi storicamente appetibili. In questo senso, è innegabile che l’intelligenza artificiale potrà offrire un ulteriore motore di crescita, ma riteniamo che, a prevalere, saranno le aziende dotate di prodotti realmente innovativi, capaci di rispondere alle criticità dei sistemi sanitari.
Le applicazioni dell’AI nella sanità vanno dalla diagnostica avanzata alla chirurgia robotica, dalla scoperta dei farmaci alla gestione dei dati clinici: in tutte queste aree stanno emergendo nuove opportunità per le aziende con modelli di business solidi, in grado di tradurre l’innovazione in efficienza e redditività.
Per noi, investire nella crescita a lungo termine non significa focalizzarsi sulla ricerca di una nuova terapia, bensì scoprire aziende con prodotti di alta qualità e una redditività regolare, dai fornitori di ser vizi sanitari ai produttori di apparecchiature. Dobbiamo ricordare che, oltre alle valutazioni appetibili, il settore si caratterizza per una natura difensiva che contribuisce a stabilizzare un portafoglio.
All’interno delle attuali dinamiche geopolitiche, sono tornati in auge i mercati emergenti. Rappresentano davvero un’opportunità?
Continuiamo a guardare con favore ai mercati emergenti, anche in ragione dell’indebolimento della valuta a stelle e strisce a cui stiamo assistendo da inizio anno. In genere, infatti, un dollaro più debole rappresenta un fattore di sostegno per le economie in via di sviluppo, poiché offre una maggiore flessibilità monetaria e riduce le pressioni legate ai rimborsi del debito. Storicamente, inoltre, il deprezzamento del biglietto verde tende a coincidere con un rialzo dei prezzi delle materie prime, con effetti positivi per i Paesi esportatori di commodity, che costituiscono una parte significativa dell’universo emergente.
Le vaste dimensioni dei Paesi e delle aziende dell’universo emergente, sommate alle inefficienze intrinseche dei mercati, danno ai gestori attivi numerose opportunità, sia tra asset class che al loro interno. Per esempio, scorgiamo prospettive economiche favorevoli negli Emirati Arabi Uniti, grazie alla forte crescita del settore non petrolifero e alla solidità dei conti pubblici e delle posizioni sull’estero. Tuttavia, viste le alte valutazioni del debito nella regione, privilegiamo le azioni legate all’immobiliare e alla finanza, due settori strettamente connessi ai principali driver economici ma che, a nostro avviso, offrono un potenziale di rendimento migliore.
Solo il tempo potrà dire quale sarà l’esito del reset economico globale. Tuttavia, possiamo essere certi che i mercati emergenti offriranno molte opportunità promettenti in una varietà di scenari.
Identikit di Giovanni De Mare
Giovanni De Mare è entrato a far parte del team italiano di AllianceBernstein nel 2018 con la carica di Director Italy Sales. Nel 2020 ha assunto il ruolo di Country Head Italia, prendendo la guida del team italiano della società. Nel 2025 è diventato, inoltre, Senior Vice President Managing Director di AllianceBernstein.
De Mare ha maturato 27 anni di esperienza nell’industria del risparmio gestito, in Vontobel Asset Management dove rivestiva il ruolo di Head of Retail Distribution, e precedentemente in DWS e Scudder Investments. Ha lavorato inoltre nel campo della consulenza, sia aziendale che finanziaria, in particolare come private banker per BNL.
De Mare ha conseguito la laurea in Economia e Finanza presso l’Università di Napoli Federico II, specializzandosi poi in asset management e institutional sales presso la SDA Bocconi. Orgogliosamente Napoletano, ama trascorrere molto del suo tempo libero in sella alle sue moto, perché come ama dire, quattro ruote muovono il corpo, due ruote muovono l’anima.
(Articolo tratto dal n° di novembre 2025 di We Wealth.
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