Mercati emergenti, da outsider ad asset class del momento

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Dopo un decennio di disillusione e disinvestimenti, i mercati emergenti tornano a catalizzare l’attenzione degli investitori globali. Il 2025 segna un cambio di paradigma, trainato da un dollaro più debole, riforme strutturali e un rinnovato appetito per il rischio

Snobbati dai grandi portafogli internazionali e oscurati dai colossi tech americani, dopo dieci anni lontani dai riflettori i mercati emergenti tornano protagonisti. Nel 2025 l’indice MSCI EM è infatti salito di oltre il 27%, superando di slancio il MSCI World, grazie a un mix di rivalutazioni, riforme societarie e condizioni monetarie favorevoli. Uno scarto che sembra suggerire come non si tratti di un semplice rimbalzo: la combinazione di dollaro debole, governance migliorata e politiche più amichevoli verso gli azionisti potrebbe inaugurare un ciclo di leadership strutturale. Per molti operatori, l’ex “outsider” della finanza globale è diventato l’asset class da presidiare. Marc Bindschädler, Client Portfolio Manager e Thomas Schaffner, Co-Head mtx Equities, Portfolio Manager, Vontobel institutional Clients ci spiegano perché.

Le ragioni della sovraperformance

Il rimbalzo dei mercati emergenti nel 2025 non è stato guidato dagli utili, rimasti nel complesso stabili nel secondo trimestre, ma da una forte rivalutazione dei multipli e da un contesto valutario favorevole.

“Secondo J.P. Morgan – ricorda Bindschädler – oltre il 70% dei rendimenti dell’anno deriva dall’espansione dei rapporti prezzo/utili e dall’apprezzamento delle valute locali, più che dalla crescita dei profitti. A fare la differenza è stata la svolta della Federal Reserve, che con tagli dei tassi pre-emptive ha indebolito il dollaro, riducendo il costo del debito in USD per le economie emergenti e riportando capitali verso i mercati locali. Dopo anni di deflussi, i fondi azionari EM hanno così registrato afflussi netti per circa 7 miliardi di dollari, la miglior dinamica dal 2023. Da notare, tuttavia, che gli investitori hanno privilegiato i veicoli passivi: gli ETF raccolgono, mentre i fondi attivi continuano a perdere asset”.

Riforme, le vere game-changer

A sostenere la rivalutazione dei mercati emergenti non c’è solo la dinamica monetaria, ma anche una serie di riforme strutturali che stanno cambiando il volto delle principali economie.

“In Cina – spiega Schaffner – un’ondata di interventi sul mercato dei capitali ha favorito buyback record e dividendi ai massimi da un decennio: il rendimento da dividendo dell’indice CSI 300 ha raggiunto livelli storici, mentre la politica “anti-involution” spinge le imprese a ridurre la concorrenza distruttiva e a reinvestire in produttività e innovazione.
La Corea del Sud ha avviato l’iniziativa Value-Up, che mira a migliorare la governance societaria e a valorizzare le imprese attraverso una maggiore trasparenza e ritorni per gli azionisti: i riacquisti di azioni sono cresciuti dell’82% nel 2024 e la tendenza prosegue.
In India, il taglio dell’imposta GST rafforza il potere d’acquisto delle famiglie e alimenta i flussi retail sul mercato azionario, in parallelo con altre misure di sostegno al reddito.
Questi interventi delineano un cambio culturale: da una logica di crescita quantitativa a un modello più shareholder-friendly, in cui efficienza, redditività e governance diventano i nuovi parametri di valutazione del rischio”.

Un rally ampio, non solo spinto dall’AI

Un altro elemento distintivo del 2025 è l’ampiezza del rialzo. La performance dei mercati emergenti non si limita più a poche aree o settori: la ripresa è stata diffusa, con revisioni positive degli utili in Europa emergente, Cina, Brasile, Messico e Sudafrica.
“Le sorprese migliori – osserva Bindschädler – arrivano dai numeri: Sudafrica ha registrato oltre il 30% di crescita dell’utile netto nel primo semestre, Taiwan ha messo a segno progressi a doppia cifra, mentre Thailandia e Perù hanno visto gli utili aumentare del 30–40%”.

Si tratta di segnali che confermano la trasversalità geografica e settoriale della ripresa, elemento chiave per la credibilità del ciclo in corso.

“Resta tuttavia un punto di attenzione: quasi la metà dei guadagni dell’indice MSCI EM deriva da un gruppo ristretto di titoli tecnologici legati al tema dell’intelligenza artificiale. Il confronto con gli Stati Uniti, seppur attenuato, suggerisce che la costruzione di portafoglio debba considerare la concentrazione dei ritorni, privilegiando approcci diversificati per evitare eccessiva esposizione ai megatrend dominanti”.

Il dollaro debole come catalizzatore strutturale

Guardando oltre il 2025, l’indebolimento del dollaro emerge come il principale motore di lungo periodo per i mercati emergenti.

“Storicamente – ricorda Schaffner – ogni calo del 10% dell’indice USD ha coinciso in media con un +9% di sovraperformance delle azioni EM rispetto a quelle dei mercati sviluppati. Oggi i fondamentali convergono verso quello scenario: disavanzi gemelli in aumento negli Stati Uniti, banche centrali globali in fase di allentamento e una crescente diversificazione delle riserve valutarie — con più oro e asset non denominati in USD — stanno erodendo gradualmente l’egemonia del biglietto verde. Per gli emergenti, che spesso hanno debito estero espresso in dollari, ciò significa oneri finanziari più leggeri, maggiore stabilità macroeconomica e afflussi di capitale più consistenti”.

Riforme, tassi e integrazione: una nuova resilienza

Il contesto monetario internazionale gioca a favore. Tassi più bassi negli Stati Uniti consentono alle banche centrali emergenti di tagliare a loro volta, rafforzando la domanda interna.

“In molti Paesi, fatta eccezione per il Brasile, l’allentamento è già in corso – spiega Bindschädler – con effetti più rapidi rispetto ai mercati sviluppati grazie alla minore durata del debito. Parallelamente, cresce la rete commerciale intra-emergente. Accordi come il Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) e la riallocazione delle catene di fornitura favoriscono l’integrazione tra Asia e America Latina, mentre la Cina si conferma il principale partner commerciale per la maggior parte delle economie asiatiche e africane. È una trasformazione che riduce la dipendenza dai mercati sviluppati e accresce la resilienza strutturale del blocco EM, rendendolo sempre più un motore autonomo di crescita globale”.

Il punto di arrivo

Dopo un decennio di ombre, i mercati emergenti sono tornati a occupare la scena. Non si tratta più di un semplice rimbalzo ciclico, ma dell’avvio di un nuovo equilibrio strutturale tra economie sviluppate ed emergenti.

“L’indebolimento del dollaro, la convergenza delle politiche monetarie, le riforme sulla governance societaria e la crescente attenzione alla remunerazione degli azionisti – concludono gli esperti di Vontobel IC – stanno costruendo le basi di un ciclo potenzialmente duraturo. Riteniamo le valutazioni ancora attraenti e il posizionamento globale sottopesato: due fattori che, combinati, lasciano spazio a ulteriori flussi e a una possibile estensione della fase di leadership EM. Per gli investitori di lungo periodo e per i consulenti che li guidano la sfida sarà quella di cogliere il nuovo paradigma senza inseguire la volatilità di breve. La narrativa degli emergenti come “outsider” sembra ormai superata: l’asset class del momento, oggi, è tornata a dettare il ritmo dei mercati globali”.

di Antonio Murtas

Laureato in Giurisprudenza presso l’Università Bocconi di Milano. Ha scritto per We Wealth di private insurance, asset management, private banking e private markets.

Domande frequenti su Mercati emergenti, da outsider ad asset class del momento

Qual è stata la performance dei mercati emergenti nel 2025 e come si confronta con il MSCI World?

Nel 2025, l'indice MSCI EM ha registrato una crescita superiore al 27%, superando significativamente il MSCI World. Questo risultato indica una forte sovraperformance dei mercati emergenti.

Quali sono i principali fattori che hanno contribuito alla recente sovraperformance dei mercati emergenti?

La sovraperformance è attribuita a un mix di rivalutazioni, riforme societarie e condizioni monetarie favorevoli. Inoltre, un dollaro debole e una governance migliorata sono citati come catalizzatori strutturali.

Le riforme implementate nei mercati emergenti sono considerate un fattore chiave per la loro attuale resilienza?

Sì, le riforme sono identificate come vere 'game-changer', contribuendo a una nuova resilienza nei mercati emergenti. Queste riforme, insieme a tassi favorevoli e all'integrazione, sembrano indicare un cambiamento strutturale.

Il recente rally dei mercati emergenti è stato guidato esclusivamente dall'intelligenza artificiale (AI)?

No, l'articolo specifica che il rally è ampio e non è solo spinto dall'AI. Altri fattori come le riforme e le condizioni monetarie giocano un ruolo significativo.

Qual è il ruolo del dollaro debole nel sostenere la ripresa dei mercati emergenti?

Il dollaro debole è considerato un catalizzatore strutturale per i mercati emergenti. Questa condizione monetaria favorevole, unita a miglioramenti nella governance, contribuisce alla loro attuale attrattiva.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

Gli emergenti stanno vivendo un momento di splendore. Quali opportunità possono offrire agli investitori?