Banche: arriva il “braccio” fintech per la gestione dei rischi

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Una mano umana e una mano robotica si protendono l'una verso l'altra, con gli indici che quasi si toccano su uno sfondo scuro, a simboleggiare il legame tra l'uomo e la tecnologia e il ruolo in evoluzione della banca in questa relazione.

I rischi odierni, che minacciano le attività aziendali, sono profondamente interconnessi. La velocità con cui affiorano amplifica le sfide per chi si trova a fronteggiarli, incluse le banche. È in questo scenario che emergono nuove alleanze strategiche

Indice

  • Le startup che supportano direttamente i chief risk officer hanno raccolto capitali per 7,2 miliardi di dollari dal 2009
  • Grassi: “Il tema non è solo l’intensità del rischio, ma la velocità: minacce geopolitiche e cyber si intrecciano con dipendenze da terze parti e frammentazione dei dati”

Attacchi informatici, anche abilitati dall’intelligenza artificiale, ondate di siccità, un conflitto commerciale inatteso. I rischi odierni, che minacciano le attività aziendali, sono profondamente interconnessi. La crescente complessità e la velocità con cui affiorano, amplificano le sfide per chi deve fronteggiarli, incluse le banche. Mentre fanno i conti con normative sempre più stringenti, le istituzioni finanziarie si trovano a dover individuare soluzioni alternative che rendano la gestione del rischio più efficace ed efficiente. È in questo scenario che le fintech arrivano in soccorso.

A scattare la fotografia è uno studio dal titolo Redesigning risk management through fintech partnerships, condotto da Boston Consulting Group in collaborazione con il Politecnico di Milano su un campione di 9.535 fintech e 814 startup che offrono servizi di risk management, di cui 234 direttamente a supporto di chief risk officer bancari. A rafforzare la ricerca sono diverse interviste con la direzione di alcune società di questo ultimo campione e dialoghi informali con c-level e cro di istituzioni finanziarie internazionali. Quello che emerge è che le startup che supportano direttamente i cro hanno raccolto capitali per 7,2 miliardi di dollari dal 2009, tra Stati Uniti (58,4% delle risorse raccolte) ed Europa (33,8%). Ma in che modo li affiancano concretamente?

“Dal nostro screening delle 234 soluzioni per i cro bancari emergono quattro categorie che riducono attrito operativo”, racconta a We Wealth Laura Grassi, professoressa e direttrice dell’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano. Nel dettaglio, si parla di:

  • data governance engines, motori di aggregazione dati per riconciliazioni tempestive e visualizzazioni più efficaci anche in dashboard;
  • model-lifecycle accelerators, software che automatizzano documentazione e validazione e accorciano i cicli da mesi a settimane;
  • regulatory-intelligence platforms, sistemi che trasformano norme in obblighi “machine-readable” mappati su policy e controlli;
  • ed emerging-risk intelligence, piattaforme in grado di generare early-warning su cyber, intelligenza artificiale, clima, geopolitica.

“In concreto: meno attività manuali, più tracciabilità, audit trail nativo e decisioni difendibili”, afferma Grassi.

Perché le banche ricorrono alle fintech

Dalle interviste condotte emerge tra l’altro un set di motivazioni ricorrenti per cui le banche tendono a ricorrere al supporto delle fintech. Tra queste, la necessità di intraprendere i propri percorsi di innovazione senza correre rischi eccessivi. Ma c’è anche chi cita un tema di efficienza operativa: grazie alle fintech, per esempio, si stima che i tempi di documentazione dei modelli possano calare del 60-70%. Marianna Leoni, managing director e partner di Bcg, evidenzia tre benefici ricorrenti in particolare:

  • time-to-market più rapido per nuovi prodotti e processi di controllo grazie a componenti modulari e Api-first;
  • efficienza e controllo, con riferimento ad automazione di test, riconciliazioni, reporting e change management con tracciabilità end-to-end;
  • risk intelligence continua, con monitoraggi e simulazioni che anticipano frodi e minacce, fino a prevedere movimenti sospetti con anticipo di giorni.

“Inoltre, la possibilità di sperimentazione in dialogo con il regolatore riduce il rischio di integrazione e accelera le decisioni go/no-go”, aggiunge l’esperta. “Il tema non è solo l’intensità del rischio, ma la velocità: minacce geopolitiche e cyber si intrecciano con dipendenze da terze parti e frammentazione dei dati”, interviene ancora Grassi. “Il pericolo maggiore è l’inerzia: processi manuali e sistemi legacy rallentano l’adozione di controlli near-real-time e decisioni tracciabili. In un contesto in cui gli Stati Uniti assorbono il 58,5% dei finanziamenti di queste soluzioni (corrispondenti a 4,2 miliardi di dollari) con time-to-first-round di 1,7 anni (a fronte dei 2,2 anni a livello mondiale), chi resta lento perde vantaggio competitivo. Serve velocità organizzativa, dati affidabili e integrazione sicura”, avverte l’esperta.

Il focus sulle banche italiane

Le banche italiane sono pronte a queste forme di collaborazione? “Il mercato italiano non è chiuso, ma la voglia e il coraggio di collaborare con le fintech restano concentrati su pochi first mover”, sostiene infine Leoni. “Il modello che funziona? Proof of concept e sandbox per casi d’uso mirati, criteri chiari di integrazione e sponsor interni nella funzione rischio. Con questo approccio, partnership non di facciata diventano vantaggio competitivo e accelerano lo scale-up quando gli indicatori rispondono”.

Domande frequenti su Banche: arriva il “braccio” fintech per la gestione dei rischi

Qual è l'ammontare di capitali raccolti dalle startup fintech che supportano la gestione dei rischi bancari dal 2009?

Dal 2009, le startup focalizzate sul supporto diretto ai chief risk officer hanno attratto investimenti per un totale di 7,2 miliardi di dollari. Questo dato evidenzia un significativo interesse degli investitori nel settore della gestione dei rischi bancari.

Perché le banche si rivolgono alle soluzioni fintech per la gestione dei rischi?

Le banche ricorrono alle fintech per affrontare la crescente complessità e velocità delle minacce. Queste soluzioni offrono strumenti per gestire rischi che si intrecciano, come quelli geopolitici e cyber, aggravati da dipendenze da terze parti e frammentazione dei dati.

Quali tipi di rischi attuali stanno minacciando le attività aziendali, secondo l'articolo?

L'articolo menziona attacchi informatici, anche potenziati dall'intelligenza artificiale, ondate di siccità e conflitti commerciali inattesi come esempi di rischi attuali. Questi eventi sottolineano la natura interconnessa e imprevedibile delle minacce moderne.

Qual è la principale preoccupazione riguardo all'intensità del rischio, secondo Grassi?

Secondo Grassi, il tema centrale non è solo l'intensità del rischio, ma soprattutto la sua velocità. Le minacce moderne, come quelle geopolitiche e cyber, si evolvono rapidamente e si combinano con altri fattori di vulnerabilità.

Quali sono le sfide specifiche che le banche italiane affrontano nella gestione dei rischi, come suggerito dal focus dell'articolo?

Sebbene l'articolo non entri nei dettagli specifici per le banche italiane, il focus suggerisce che esse, come altre istituzioni, devono affrontare la velocità delle minacce, l'intreccio tra rischi geopolitici e cyber, e le complessità derivanti da dipendenze da terze parti e frammentazione dei dati.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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