- Un rapporto dell’Ipcc ha rilevato che la popolazione femminile è più soggetta a subire l’impatto del cambiamento climatico sulla salute mentale
- Lovera: “È importante che gli uomini siano formati e incoraggiati rispetto allo sviluppo di competenze considerate tipicamente femminili, come la cura e le relazioni”
Il cambiamento climatico, per le donne, non rappresenta soltanto una minaccia di per sé: è un moltiplicatore delle disparità. Nonostante diversi studi scientifici dimostrino come la popolazione femminile abbia in media un’impronta carbonica inferiore rispetto a quella maschile, subisce in modo sproporzionato l’effetto di ondate di calore, siccità, inondazioni e altri eventi climatici estremi. In particolare nel sud del mondo, sulle spalle delle donne grava una responsabilità diseguale nel procacciare cibo, acqua, energia e altre risorse vitali, il che le espone inevitabilmente in maniera più accentuata alle conseguenze del surriscaldamento globale: sono spesso costrette a lavorare di più per difendere i raccolti superstiti o a rimanere nelle zone soggette a catastrofi per prendersi cura delle persone vulnerabili.
L’impatto della crisi climatica sulla salute
Secondo una recente analisi della United Nations Foundation, l’aumento della temperatura, delle precipitazioni e dell’umidità crea tra l’altro condizioni favorevoli alla diffusione di malattie da vettori, come la malaria, la dengue e il virus Zika, che possono causare aborti spontanei, parti prematuri e anemia nelle donne in stato di gravidanza. Inoltre, un rapporto dell’Intergovernmental panel on climate change ha rilevato che la popolazione femminile è più soggetta a subire l’impatto della crisi climatica sulla salute mentale. “Il cambiamento climatico – come tutte le situazioni di emergenza, destabilizzazione e stress sull’economia e sulla società – ha un effetto amplificatore delle diseguaglianze esistenti”, conferma Arianna Lovera, vicedirettrice del Forum per la finanza sostenibile. “Durante gli eventi climatici estremi aumentano anche gli episodi di violenza di genere”. Uno studio condotto quest’anno nell’ambito della Spotlight Initiative delle Nazioni Unite, dedicata a eliminare tutte le forme di violenza contro le donne e le ragazze, ha rilevato di fatto un aumento del 28% dei femminicidi durante le ondate di calore.
Il caso delle “conchera women” in Colombia
Le donne sono anche in prima linea nella ricerca di soluzioni. È il caso per esempio delle “conchera women” (le donne delle conchiglie) di Tumaco, in Colombia, che da generazioni raccolgono in modo sostenibile un mollusco chiamato “piangu” per nutrire loro e le loro famiglie. Come racconta l’Un Women, l’ente delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile, quando hanno capito che la distruzione delle foreste di mangrovie locali ne stava riducendo la disponibilità, si sono unite per creare un programma di reimpianto degli alberi: le mangrovie non solo contribuiranno a preservare il raccolto e le tradizioni locali, ma filtreranno anche l’acqua, preserveranno le coste e assorbiranno il carbonio. “Abbiamo imparato dalla loro resilienza”, ha dichiarato Magnolia Ordoñez, una “conchera” dell’associazione Raíces del Manglar, spiegando come questa iniziativa abbia favorito anche lo sviluppo di una maggiore consapevolezza della pianificazione aziendale, della gestione finanziaria e dell’importanza di sostenere altre donne.
Crescono nuove forme di negazionismo climatico
Ma non basta. Secondo Lovera, i piani di transizione climatica non possono più ignorare gli aspetti sociali. “È importante prevedere azioni specifiche dedicate agli uomini”, suggerisce l’esperta. “Devono essere formati e incoraggiati rispetto allo sviluppo di competenze considerate tipicamente femminili, come quelle relative al lavoro di cura. Perché una società libera dagli stereotipi è una società migliore, anche dal punto di vista economico”. L’industria della consulenza finanziaria, da questo punto di vista, può a sua volta rivestire un ruolo. “Anche tra i clienti crescono nuove forme di negazionismo climatico, che tendono a diffondere una sfiducia nei confronti delle soluzioni di investimento sostenibile a disposizione. I consulenti dovrebbero evidenziare la convenienza degli strumenti finanziari che includono i fattori Esg (Enviromental, social, governance), presentando casi concreti e facendoli sentire parte di un movimento che genera impatti positivi”, aggiunge Lovera. “Per farlo, devono essere loro per primi ben informati, sia sulla transizione ecologica sia di genere. Parlo al maschile perché la maggior parte dei consulenti è uomo, il che può essere un ostacolo, perché possono essere portatori di resistenze”.
In realtà, continua l’esperta, è nell’interesse dell’investitore considerare emittenti che prima e meglio di altri realizzano la transizione. I prodotti che possono supportare quella che viene definita come la “transizione giusta” sono diversi. “Si va dai green bond ai titoli di Stato sostenibili fino alla microfinanza. Oppure i fondi di investimento tematici che possono includere sia il tema della mitigazione e dell’adattamento climatico che le questioni di genere. Per esempio, il fondo di Fairtrade ha finanziato diverse cooperative agricole in paesi del sud globale, con un’attenzione alle condizioni di lavoro e alla gender equality unitamente ad aspetti ambientali. È possibile tenere tutto insieme. Anzi, non solo è possibile, ma è auspicabile”.
(Articolo tratto dal n° di settembre 2025 di We Wealth.
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