Tutte le foto sono cortesia della Casa Museo Molinario Colombari. Fotografo: Cristopher Ghioldi
Al numero 17 di Via Alserio – nel cuore del quartiere isola – c’è un edificio apparentemente simile a tanti altri. Segni particolari? Una facciata color panna dal sapore novecentesco e un citofono in ottone. Non vogliamo però farci ingannare dalle apparenze: suoniamo il campanello, entriamo nel cortile e ci ritroviamo nella piccola oasi antistante un grande portone. Qui, ancora sconosciuta ai più, c’è una “nuova” Casa Museo, quella di Ettore Molinario e Rossella Colombari.

L’impatto dato dallo spazio espositivo è forte. La casa museo è infatti tutt’oggi abitata dai suoi proprietari (a differenza di molte case museo meneghine) e ne esprime a pieno l’identità, i gusti e le passioni. Già la scelta del luogo indica una particolare attenzione di Ettore e Rossella verso tutto ciò che ha una propria storia da raccontare. Lo spazio occupato dalla casa museo è infatti ricavato sulle fondamenta della vecchia fabbrica di argentieri Vavassori, sapientemente riqualifica su progetto dello studio Lazzarini Pickering Architetti. I mille metri quadri di spazio espositivo, con un interior design curato principalmente da Rossella, ospitano oggi le oltre 800 fotografie (di 240 artisti diversi), sculture (provenienti da tutto il mondo, con una prevalenza di opere indiane e del Sud-Est asiatico) e pezzi di design storico italiano e straniero.
La storia di Ettore Molinario e Rossella Colombari
La collezione di Via Alserio 17 è l’incontro (e forse anche scontro) tra due diverse anime, nonché tra due idee di possesso. Ettore Molinario nasce come professionista del mondo finanziario e assicurativo, laureandosi successivamente in storia dell’arte e appassionandosi particolarmente al mondo della fotografia, di cui ad oggi è uno dei maggiori collezionisti in Italia.

La collezione di fotografie e le sculture sono parte della sua passione, così come sua è la volontà di viverle quotidianamente. Rossella Colombari è invece una gallerista di design internazionale e una delle principali esperte dell’architetto italiano Carlo Mollino. I tantissimi pezzi di design che abitano la Casa Museo – tra cui quelli di Gio Ponti, Ettore Zaccari, Eugenio e Mario Quarti, Joseph Hoffmann, Carlo Scarpa e Luigi Caccia Dominioni – derivano dalla sua conoscenza del mondo del design, così come sua è la necessità di un ricambio, tipico di una galleria d’arte, delle opere esposte.
Il salotto della Casa Museo Molinario Colombari: una lezione di stile
La casa museo – sognata sin dagli albori della loro relazione – è un punto di incontro. La prima stanza in cui è possibile accedere è un grande salotto con passerella in mogano, sviluppato secondo una linea circolare. Il divano beige si affaccia sulle sculture buddiste indiane e del Sud-Est asiatico (realizzate tra il III e il XII secolo) e su parte della collezione fotografica, con pezzi quali Scherzo di Follia (The Countess of Castiglione) di Pierre-Louis Pierson (1863 ca.), Untitled (nude taking off robe) (1931 ca.) di Dora Maar e Ethyl Eichelberger as Auntie Belle Emme (1979) di Peter Hujar.

Sul lato sinistro del divano si trova invece una parete con dei ritratti che rappresentano il nudo nelle sue diverse forme (particolare è Untitled, Advertisement for Diana Slip, 1930, di André Kertész), mentre alle spalle della seduta circolare c’è il tavolo da pranzo sormontato da una selezione di fotografie che esprime in modo particolare i pilastri fondanti della collezione.

“Eros & Thanatos”, “identità neutra”, “feticismo”, “melanconia” e “perturbante” sono particolarmente visibili in alcune opere: il bacio Angie Hill and Catherine Bailey Kissing (1986) di David Bailey, l’inaspettata Man with dog (1990) di Joel Peter Witkin, l’intimo di Revenge (2014) di Ellen Von Unwerth e la sensuale Untitled, Roma (2008) di Giovanni Gastel. Sempre al piano terra, la cucina a scomparsa vede protagonista il tono del rosso con l’autoritratto dell’artista Yasumasa Morimura (Self-Portrait: (Actress) after Vivian Leigh 2, 1996), mentre la libreria a parete crea una zona lettura con una comoda seduta.
Le stanze superiori e la spa
Un corridoio – che ospita anche il caveau della casa – arredato con fotografie esposte come in galleria (ricordiamo qui Gold Tights, 2017, di Daido Moriyama e Masked nude by the sea, 1981,di Helmut Newton) porta prima a un lucernario (a sua volta abitato da foto quali l’uncanny A history of sex (head), 1996, di Andres Serrano e Untitled, 2007, di Nobuyoshi Araki) e successivamente alla stanza per gli ospiti affacciata sul rilassante terrazzo interno.

Lo scalone dal lato opposto della sala, che ricorda gli interni di una barca, conduce invece alla camera padronale preceduta da un piccolo studio. Qui, la protagonista è Patti Smith, ritratta nel 1986 da Robert Mapplethorpe. La passerella circolare che sormonta l’intero salotto è una piccola galleria d’arte: centrale è qui la svastica invasa da alcuni topolini (The Trough, 2016) di Santiago Sierra, visibile anche dal piano inferiore. L’ultima sorpresa della casa museo, nascosta al piano interrato, è una piccola spa con piscina adatta a nuotare contro corrente.
La casa museo Molinario Colombari è aperta al pubblico tutti i mercoledì su prenotazione.

