Gli Eltif 2.0 (European Long-Term Investment Funds, seconda versione), introdotti con Regolamento (Ue) 2023/606 in vigore dal 10 gennaio 2024, rappresentano un importante passo avanti nell’integrazione tra mercati dei capitali e sviluppo dell’economia reale europea.
Questa nuova generazione di fondi di investimento alternativi si propone di superare i limiti della versione originale (Eltif 1.0 Reg. 2015/760), rendendo il prodotto più interessante sia per gli investitori istituzionali che per quelli retail, e al contempo più funzionale nel supportare progetti strategici di lungo termine, quali infrastrutture, pmi non quotate, transizione energetica e innovazione tecnologica. Gli Eltif 2.0 sono strumenti normativamente raffinati, pensati per incanalare risorse private verso l’economia reale, e al contempo offrire agli investitori un accesso più diretto a settori produttivi strategici.
Eltif 2.0: perché sono fondamentali per l’economia reale
Gli Eltif 2.0 sono concepiti come canali privilegiati per veicolare capitale privato verso attività produttive a lungo termine, spesso trascurate dai mercati finanziari tradizionali a causa della loro illiquidità o del profilo di rischio. In particolare, offrono una soluzione concreta al finanziamento delle pmi, che costituiscono l’ossatura del tessuto produttivo europeo, ma che spesso faticano ad accedere al credito bancario o ai mercati azionari.
Inoltre, grazie alla possibilità di investire in progetti infrastrutturali, energie rinnovabili, edilizia sociale, istruzione e salute, gli Eltif 2.0 si configurano quali strumenti essenziali per accompagnare gli obiettivi del Green Deal europeo e della digitalizzazione.
Normativa, regolamento Ue 2023/606 e quadro giuridico
Gli Eltif sono fondi di investimento alternativi (Fia), disciplinati in primis dalla Direttiva Aifmd (2011/61/Ue), ma con una regolamentazione specifica e armonizzata a livello europeo.
Con l’entrata in vigore dell’Eltif 2.0 (dal 10 gennaio 2024), il legislatore europeo ha cercato di superare quelle rigidità tecniche e ostacoli distributivi che avevano fortemente limitato la diffusione della prima versione (cd Eltif 1.0), introducendo numerosi correttivi, sia sul piano degli investimenti consentiti che sul fronte della tutela degli investitori.
Eltif 2.0: tutte le novità tecniche e legali 2024-2025
Maggiore flessibilità nella composizione del portafoglio
Il nuovo regolamento prevede che almeno 55% del valore netto del fondo sia investito in attivi idonei a lungo termine, riducendo il vincolo precedente del 70%. Questo consente una migliore gestione della liquidità e una maggiore diversificazione in quanto consente ai gestori di investire fino al 45% in strumenti più liquidi.
Sono stati inoltre rivisti gli attivi ammissibili, includendo ora:
- partecipazioni in pmi non quotate,
- prestiti diretti alle imprese (lending diretto),
- partecipazioni in veicoli di investimento in asset reali (inclusi immobili, infrastrutture, diritti intellettuali, energie rinnovabili).
Rimozione delle barriere per l’investitore retail
L’eltif 2.0 abolisce la soglia di investimento minimo (precedentemente 10.000 euro) e rimuove il limite del 10% del portafoglio per gli investitori con patrimoni inferiori a 500.000 euro.
Resta l’obbligo di effettuare una valutazione di adeguatezza da parte del distributore, secondo criteri analoghi a quelli previsti dalla Mifid II, ma senza inutili appesantimenti burocratici.
Nuove regole su rimborso e liquidabilità
Un aspetto critico dei fondi alternativi è la mancanza di liquidità: il nuovo regolamento consente ora la previsione di finestre di rimborso anticipato e/o periodico, purché compatibili con la natura degli attivi sottostanti e disciplinate nel regolamento del fondo. Ciò permette di trovare un equilibrio tra durata dell’investimento e esigenza di flessibilità da parte degli investitori.
Autorizzazioni più rapide e meno burocrazia
La domanda di autorizzazione per un Eltif è ora accompagnata da tempistiche più chiare e uniformi, e da maggiore certezza giuridica, facilitando l’operatività transfrontaliera dei fondi in ambito Ue. Le autorità nazionali competenti (in Italia, la Consob) sono tenute a rilasciare l’autorizzazione entro determinati termini.
Eltif 2.0: opportunità di investimento e impatto economico
Dal punto di vista macroeconomico, gli Eltif 2.0 si inseriscono nel progetto europeo di Unione dei mercati dei capitali (Cmu) e rappresentano uno strumento pratico per mobilitare il risparmio privato verso obiettivi di interesse pubblico: digitalizzazione, decarbonizzazione, autonomia strategica europea.
Sono particolarmente adatti a sostenere:
- lo sviluppo delle pmi innovative,
- lo sviluppo di infrastrutture critiche (energia, trasporti, digitale),
- progetti ad alto impatto sociale e ambientale.
Eltif 2.0: perché oggi sono un’occasione di investimento unica
Gli Eltif 2.0 rispondono all’esigenza di un nuovo patto tra capitale privato e sviluppo sostenibile, creando strumenti efficienti per convogliare risparmio verso investimenti produttivi. La maggiore flessibilità operativa, l’accessibilità al retail, e la compatibilità con gli obiettivi Esg li rendono uno strumento chiave nella costruzione di un’Unione dei mercati dei capitali realmente integrata.
Gli Eltif 2.0 sono un invito a ripensare il rapporto tra finanza e crescita sostenibile. Offrono, con adeguate garanzie legali, un accesso concreto a rendimenti legati all’economia reale e allo sviluppo infrastrutturale.
Per gli investitori, rappresentano una via per diversificare il portafoglio, consentendo anche alla clientela retail di accedere a soluzioni di investimento alternative, con un orizzonte temporale coerente con obiettivi di lungo periodo.
Per il sistema Paese, possono rappresentare un volano di crescita.
In un contesto in cui il capitale cerca stabilità e senso, e l’economia reale ha fame di risorse, gli Eltif 2.0 possono davvero essere il punto d’incontro che mancava.
