Giancarlo Devasini è l’uomo più ricco d’Italia: il boom di Tether supera Ferrero

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Una moneta d'oro della criptovaluta Tether si trova in piedi tra pile di altre monete su una superficie riflettente, con uno sfondo sfocato rosso fuoco e arancione.

Giancarlo Devasini è il nuovo uomo più ricco d’Italia. Secondo l’edizione 2026 della classifica Forbes sui miliardari, il cofondatore e principale azionista di Tether ha un patrimonio stimato in 89,3 miliardi di dollari: quasi il doppio rispetto a Giovanni Ferrero, secondo con 48,8 miliardi. È un passaggio simbolico per la ricchezza italiana: dopo anni dominati […]

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Giancarlo Devasini è il nuovo uomo più ricco d’Italia. Secondo l’edizione 2026 della classifica Forbes sui miliardari, il cofondatore e principale azionista di Tether ha un patrimonio stimato in 89,3 miliardi di dollari: quasi il doppio rispetto a Giovanni Ferrero, secondo con 48,8 miliardi. È un passaggio simbolico per la ricchezza italiana: dopo anni dominati da dinastie industriali, alimentari, farmaceutiche, del lusso e della moda, il primo posto passa a un protagonista dell’economia cripto.

Devasini è ora la 22esima persona più ricca del mondo e segna una rottura rispetto alla gerarchia tradizionale dei grandi patrimoni italiani. Per la prima volta dal 2007, quando in vetta c’era Silvio Berlusconi, il primo italiano della lista non porta il cognome Ferrero. Ma soprattutto, il nuovo primato non nasce da un marchio industriale conosciuto dal grande pubblico, bensì da una società privata diventata una delle infrastrutture centrali del mercato delle criptovalute. Un nome che, fino a qualche tempo fa, era noto solo agli appassionati di criptovalute: Tether.

Giancarlo Devasini: il patrimonio re italiano delle stablecoin

Il patrimonio attribuito da Forbes a Devasini è pari a 89,3 miliardi di dollari. La crescita è stata rapidissima: nel maggio 2025 era già salito al terzo posto tra gli italiani più ricchi, con 22,4 miliardi; un anno dopo ha superato sia Giovanni Ferrero sia Andrea Pignataro, fondatore di Ion Group. A spingerlo in cima è stata la nuova valutazione di Tether, la società dietro USDT, la stablecoin più utilizzata al mondo.

Forbes indica Devasini come chairman e probabile maggiore azionista di Tether; la rivista stima la sua quota applicando multipli di società quotate comparabili, fra banche e asset manager, a un business che resta privato e quindi non ha una capitalizzazione osservabile in Borsa.

L’avvicendamento è stato particolarmente rapido. Nelle settimane precedenti alla classifica, Ferrero aveva ceduto temporaneamente il primato ad Andrea Pignataro, poi lo aveva riconquistato grazie a un ricalcolo del valore del gruppo dolciario. La nuova valutazione di Tether ha però cambiato completamente la scala del confronto, portando Devasini a un livello di ricchezza difficilmente raggiungibile dagli altri grandi patrimoni italiani.

In che modo Devasini ha accumulato la sua fortuna?

La fortuna di Devasini deriva quasi interamente da Tether. La società emette USDT, una stablecoin il cui valore è ancorato 1 a 1 con dollaro: l’obiettivo è mantenere il valore di ciascun token vicino a 1 dollaro. Nella pratica, USDT viene usata dagli investitori cripto come una sorta di “dollaro digitale” per spostare liquidità tra piattaforme, comprare e vendere criptovalute, parcheggiare temporaneamente capitale senza esporsi alla volatilità di bitcoin o ether.

Le stablecoin sono un affare per chi le emette: quando la società emette token, riceve dollari o attività equivalenti; quelle riserve vengono poi investite in strumenti liquidi e a breve termine, soprattutto titoli di Stato americani che generano interessi che vengono incassati dal fornitore di stablecon. Gli utenti detengono un token agganciato al dollaro, ma non incassano direttamente il rendimento generato dalle riserve. Quel rendimento resta a Tether.

L’aumento dei tassi ha trasformato questo meccanismo in una macchina da utili. Nel primo trimestre 2026 Tether ha dichiarato 1,04 miliardi di dollari di utile netto, con riserve in eccesso salite a 8,23 miliardi. Alla fine di marzo 2026, la società indicava 191,8 miliardi di dollari di attività totali, 183,5 miliardi di passività e circa 141 miliardi di esposizione diretta e indiretta ai Treasury americani. Le riserve includevano anche circa 20 miliardi in oro fisico e 7 miliardi in bitcoin.

Miliardari italiani: la classifica completa del 2026

In tutto, i miliardari italiani nella lista Forbes 2026 sono 90, sedici in più rispetto a un anno fa. Anche il patrimonio complessivo raggiunge un record: 483,9 miliardi di dollari, contro i 339 miliardi dell’anno precedente, al 1° marzo 2026.

Alle spalle dei primi dieci si collocano gli altri eredi Del Vecchio e Nicoletta Zampillo, ciascuno con 6,8 miliardi, seguiti da Giuseppe De’Longhi e famiglia con 6,3 miliardi. Patrizio Bertelli e Miuccia Prada sono entrambi a quota 4,8 miliardi.

Il dato più evidente è il peso assunto da Tether nella classifica italiana: oltre a Devasini, anche Paolo Ardoino entra al quarto posto con 38 miliardi di dollari. In un solo anno, la stablecoin ha quindi prodotto due dei primi quattro patrimoni italiani, ridisegnando una graduatoria storicamente dominata da alimentare, lusso, industria, finanza tradizionale e grandi dinastie familiari.

La classifica

I 90 miliardari italiani

Valori in dollari, aggiornati al 1° marzo.

Pos. Nome Patrimoniomld $
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Ferrero perde il primato, ma resta il simbolo della ricchezza industriale italiana

Giovanni Ferrero scende al secondo posto, ma resta l’espressione più riconoscibile della ricchezza industriale italiana. Il suo patrimonio, stimato in 48,8 miliardi di dollari, deriva dal gruppo dolciario fondato dalla famiglia e cresciuto attorno a marchi globali come Nutella, Kinder, Ferrero Rocher e Tic Tac.

Il sorpasso di Devasini non ridimensiona il peso di Ferrero (la cui ricchezza è aumentata rispetto ai 39,9 miliardi stimati circa un anno fa), ma racconta un cambiamento di fase. Fino a pochi anni fa, la ricchezza italiana era letta soprattutto attraverso famiglie imprenditoriali consolidate: Ferrero, Del Vecchio, Armani, Prada, Rocca, Benetton, Berlusconi. La classifica 2026 introduce invece un nuovo paradigma: patrimoni generati da società private tecnologiche, fintech e crypto, spesso meno visibili al grande pubblico ma capaci di raggiungere valutazioni enormi in tempi molto rapidi. Un modello che crea miliardari con gli stessi meccanismi dei super ricchi americani, anch’essi legati a doppio filo al settore tech.

Le new entry: eredi, moda e unicorni digitali

L’aumento del numero di miliardari italiani dipende anche dalla suddivisione di alcuni grandi patrimoni familiari. Entrano per la prima volta Roberto, Cristiano e Monica Crippa, figli del fondatore di Technoprobe Giuseppe Crippa, insieme alla vedova Mariarosa Lavelli. Dopo la scomparsa di Giorgio Armani, compaiono anche alcuni suoi eredi e figure vicine al gruppo, fra cui Pantaleo Dell’Orco, Silvana Armani, Andrea Camerana e Rosanna Armani.

Ma accanto alle eredità industriali crescono anche i nuovi nomi del digitale. Tra le new entry ci sono i quattro fondatori di Bending Spoons, il più grande unicorno italiano, recentemente quotatosi a Wall Street: Luca Ferrari, Luca Querella, Matteo Danieli e Francesco Patarnello (i numeri, qui, non tengono ancora conto dell’effetto-Ipo).

La metodologia della classifica Forbes sui miliardari

La classifica Forbes include le persone con un patrimonio netto di almeno 1 miliardo di dollari. La rivista ricostruisce le fortune individuali attraverso partecipazioni in società quotate e private, immobili, opere d’arte, yacht, aerei, collezioni, debiti noti e donazioni filantropiche. Nel caso delle società quotate, la stima è legata ai prezzi di mercato. Nel caso di società private come Tether, invece, il valore dipende da multipli, transazioni comparabili e valutazioni indirette.

È proprio questo il punto più delicato del nuovo primato italiano: Devasini non guida una società quotata, e quindi la sua ricchezza è meno “osservabile” rispetto a quella di un azionista di una grande public company. Ma la direzione indicata dalla classifica è netta: il nuovo uomo più ricco d’Italia non ha costruito la sua fortuna con un prodotto da scaffale, bensì con l’infrastruttura finanziaria più redditizia del mondo cripto.

Domande frequenti su L’uomo più ricco d’Italia? Giovanni Ferrero. La classifica aggiornata

Chi è l'uomo più ricco d'Italia secondo la classifica aggiornata?

Giovanni Ferrero è l'uomo più ricco d'Italia, con un patrimonio stimato di 39,9 miliardi di dollari. È l'imprenditore piemontese alla guida del colosso dolciario Ferrero.

Qual è il patrimonio di Giovanni Ferrero?

Il patrimonio di Giovanni Ferrero ammonta a 39,9 miliardi di dollari. Questo lo posiziona come l'individuo più facoltoso d'Italia secondo la classifica di Forbes.

Chi si posiziona al secondo posto nella classifica dei miliardari italiani?

Al secondo posto della classifica dei miliardari italiani si trova Andrea Pignataro. È il fondatore di Ion Group.

Quale rivista ha stilato la classifica dei miliardari italiani?

La classifica dei miliardari italiani è stata stilata dalla rivista Forbes. La classifica è aggiornata in tempo reale.

Qual è il settore di attività principale di Giovanni Ferrero?

Giovanni Ferrero è un imprenditore del settore dolciario, erede della terza generazione della famiglia fondatrice del Gruppo Ferrero. Il suo nome è strettamente legato al successo di marchi come Nutella.

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di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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