Teatro e spettacolo: 5,4 miliardi di valore aggiunto. Lezioni per l’Italia

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Interno di un teatro ornato con sedili in velluto rosso, dettagli dorati e un grande lampadario. Il palco è allestito con persone che sistemano oggetti di scena, creando un sorprendente contrasto con l'ambiente opulento. Balconi si innalzano su entrambi i lati con un'illuminazione spettacolare.

La Prima della Scala scalda Sant’Ambrogio (quest’anno, con “La forza del destino” di Giuseppe Verdi), e come ogni 7 dicembre l’apertura della stagione lirica milanese punta i riflettori sulle arti performative. Ma quale il loro contributo allo sviluppo sostenibile dell’economia? Un confronto tra Italia, Spagna, Francia e Germania

Indice

Nonostante la crescente consapevolezza di quanto la cultura contribuisca allo sviluppo sostenibile, le organizzazioni culturali non hanno ancora reso sistematica la misurazione degli impatti delle proprie attività, non solo a livello economico-finanziario, ma anche ambientale, sociale e di governance (Esg).

Questo è particolarmente rilevante per gli enti che ricevono finanziamenti pubblici, come accade in Italia per molti teatri, festival e compagnie teatrali e di danza. Un settore, quello delle performing arts, che secondo l’ultimo rapporto Io Sono Cultura di Fondazione Symbola e Unioncamere, ha generato nel 2023 ben 5,4 miliardi di euro di valore aggiunto, in crescita del +5,1% sul 2022. Dati in crescita che dimostrano la ripresa del settore dopo il periodo pandemico. Lo stesso rapporto rivela infatti che nel 2023 la percentuale degli italiani che hanno assistito almeno a uno spettacolo teatrale (nell’ampia accezione del termine) è stata del 19,8%, in aumento dal 12,1% del 2022 e avvicinandosi sempre più al valore pre-Covid del 2019 di 20,3%.

Cerchiamo quindi di approfondire ulteriormente le dinamiche in atto nel complesso e variegato mondo dello spettacolo in termini di trasparenza. Esistono enti dello spettacolo che misurano i propri impatti? Se sì, con quali strumenti e quali risultati? E soprattutto, dove si collocano le organizzazioni italiane rispetto a quelle di altri Paesi, come Spagna, Francia e Germania?

Lo stato dell’arte in Italia e la spinta delle piccole organizzazioni

Le dimensioni del mondo dello spettacolo in Italia sono considerevoli, includendo più di 1.000 teatri a livello nazionale, di cui quattordici le fondazioni lirico-sinfoniche. Di queste, tuttavia, soltanto due hanno pubblicato nell’ultimo biennio un bilancio sociale. E anche guardando ai teatri nazionali e i centri di produzione teatrale, organizzazioni che si distinguono per produrre attività teatrale di prestigio, la misurazione degli impatti generati non sembra ancora prassi diffusa: solo una istituzione su sette presenta un bilancio di sostenibilità.

Risulta tuttavia interessante notare come alcune organizzazioni teatrali di piccole dimensioni si siano dotate, negli ultimi anni, di bilanci sociali o report di attività con informazioni sugli impatti sociali molto completi e utili per gli stakeholder, in regime volontario, per dimostrare il valore della loro attività culturale e il loro impegno per una società più responsabile. I festival dello spettacolo sono invece risultati attenti alle tematiche ambientali e maggiormente orientati alla misurazione degli impatti generati, anche in virtù del maggiore impatto ecologico che possono avere in un breve lasso di tempo.

La Spagna: tra attenzione all’ambiente e differenze regionali

Spostandoci dall’Italia alla Spagna, nei bilanci delle istituzioni di grandi dimensioni si è riscontrata una particolare attenzione alla sostenibilità ambientale. Queste organizzazioni, infatti, pubblicano da anni report di attività completi di tematiche Esg – Environmental, social e governance, anche in linea con la normativa vigente, definiscono piani di sostenibilità e durante l’anno organizzano molteplici attività volte all’inclusione sociale.

Alcune delle istituzioni teatrali e coreutiche spagnole possono quindi rappresentare un modello per il loro impegno verso una attività teatrale più sostenibile, che può costituire fonte d’ispirazione anche per le organizzazioni italiane, anche se questa sensibilità non è omogenea su tutto il territorio, dipendendo dai diversi regimi normativi vigenti nelle diverse regioni spagnole.

La Francia: un Ministero della Cultura attivo per la sostenibilità

Se le differenze regionali caratterizzano il settore dello spettacolo spagnolo in termini di misurazione e reporting degli impatti, nel territorio francese molti dei più importanti teatri pubblicano report annuali ben strutturati, completi di sezioni dedicate alla misurazione degli impatti ambientali e sociali, con una spiccata attenzione alle tematiche relative alla pari opportunità tra i generi. L’attenzione verso la sostenibilità risulta diffusa e matura: il Ministero della Cultura francese pubblica numerosi studi sulle istituzioni culturali e il loro ruolo per lo sviluppo sostenibile. Il Ministero mette inoltre a disposizione delle organizzazioni guide e strumenti per aiutare i diversi settori ad approcciarsi alla misurazione e alla rendicontazione Esg.

La Germania: un sistema complesso ma sempre più green

Nonostante il settore dello spettacolo tedesco si sia rivelato poco maturo in termini di pubblicazione di documenti di reportistica non finanziaria, alcuni teatri hanno ottenuto certificazioni ambientali e risultano attivi nella partecipazione a progetti per la transizione ecologica, anche grazie al supporto del governo federale. Nel 2023, per esempio, è stato creato uno standard uniforme per calcolare l’impronta di carbonio delle istituzioni culturali, mentre il progetto Green Culture Contact Point è un servizio attivo su base nazionale per aiutare le istituzioni culturali a raggiungere la neutralità climatica. Il governo federale con questo strumento mette a disposizione delle organizzazioni teatrali consulenti, guide e strumenti, tra cui il Libro Verde del Teatro, documento pratico per creare teatri ambientalmente e socialmente responsabili.

Orizzonti per il futuro

Questo breve resoconto evidenzia come la misurazione e comunicazione degli impatti generati sia ancora una pratica a livelli di diffusione non omogenea per gli enti dello spettacolo europei, nonostante sia evidente come nei paesi più maturi rappresenti un’opportunità in ottica di trasparenza e definizione di strategie più efficaci, in grado di favorire una oculata allocazione delle spesso limitate risorse a disposizione delle organizzazioni.

Esistono tuttavia i margini per auspicare in un crescente impegno del settore culturale in queste attività, grazie alle richieste del legislatore, sia a livello europeo (Corporate  Sustainability Reporting Directive) che a livello italiano (Decreto legislativo di adozione della CSRD Directive e Normativa Enti Terzo Settore), che rendono il reporting di sostenibilità non soltanto un obbligo normativo, ma anche e soprattutto un potenziale strumento per attrarre risorse economiche pubbliche e private. La trasparenza è infatti la chiave per il mantenimento di solidi rapporti con tutti gli stakeholder di riferimento.

di Roberta Ghilardi

Laureata con lode in Economia e Gestione dei Beni Culturali e dello Spettacolo, Roberta Ghilardi ha condotto un progetto di tesi presso il Museo del Novecento di Milano. Dopo un’esperienza di tirocinio presso Intesa Sanpaolo, è entrata in Deloitte nel 2017, dove oggi è manager nell’area Sustainability e membro della Service Line Offering Art & Finance di Deloitte Private. In Deloitte collabora a progetti in ambito di sostenibilità, anche connessi al mondo dell’arte e della cultura, e alla redazione dei Report Art&Finance a livello italiano ed internazionale.
È inoltre Cultore della Materia del corso Teorie del Mercato dell’Arte dell’Università IULM e ha contribuito a diverse pubblicazioni nel campo dell’arte e dei beni da collezione, oltre ad aver partecipato come Lecturer a lezioni presso l’Università IULM, l’Università Cattolica e l’Università di Pavia.

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