Esiste uno Champagne fermo?
Il nuovo corso della Champagne è fermo
Per almeno 3 secoli la Champagne ha vissuto nel segno delle bollicine e del loro straordinario successo, relegando i Coteaux Champenois, i vini fermi della denominazione, ad una dimensione marginale, quasi sottotraccia. Ma il cambiamento climatico sta modificando radicalmente lo scenario della regione: maturazioni più regolari, acidità meno taglienti, uve più concentrate e sane aprono la strada a una nuova generazione di vini fermi che fino a pochi anni fa sarebbero stati un’eccezione.

In questo contesto, il Domaine Grethen diventa un caso emblematico. Nato nel 1995 dall’iniziativa di Laurent e Annick Grethen, per oltre vent’anni è stato parte di una cooperativa votata all’export britannico. Solo nel 2016, con l’ingresso del figlio Antoine, il Domaine si trasforma in récoltant-manipulant, grazie a nuovi appezzamenti e a una chiara visione di indipendenza produttiva e stilistica.
La scelta radicale: bio e biodinamica
La prima decisione di Antoine è drastica: convertire tutti i vigneti al biologico e in seguito alla biodinamica, ottenendo la certificazione Demeter nel 2020. La filosofia è semplice: meno interventismo, più ecosistema.
- Nei campi domina il Meunier, uva simbolo della Vallée de l’Ardre, che qui trova terreni argillo-calcarei ideali.
- In cantina si lavora con fermentazioni spontanee, lieviti indigeni e un uso massimo di 30 mg/l di solfiti.
- Tutti i vini affinano in botti usate provenienti dall’Hermitage, scelta che porta complessità senza segnare eccessivamente il frutto.

Dal 2020, quando lo stato sanitario delle uve lo permette, nascono anche le prime cuvée senza solfiti aggiunti: un passo ulteriore verso l’essenzialità.
Zephyr: il vento nuovo della Champagne
Zephyr è molto più di un vino raro. È un manifesto.
Prodotto in appena 300 bottiglie, nasce da vecchie viti di Meunier (50 anni) e da un affinamento di 24 mesi in legno. Ne esce un bianco fermo che a occhi chiusi potrebbe essere scambiato per un grande Jura, mostrando al palato l’energia, la tensione e la tridimensionalità che lo collocano tra i vini da collezione più intriganti della Champagne.

In degustazione si muove tra fiori di campo, erbe aromatiche e frutti croccanti, con una mineralità che pulsa e un finale lungo, vibrante, quasi elettrico. È un vino che stordisce e sorprende, spiazza chi si aspetta un classico Coteaux Champenoise e apre invece la porta a un linguaggio diverso, fatto di profondità e di slancio.

Champagne fermo, perché può interessare al mondo del wealth management
Lo Zephyr incarna tre valori che parlano direttamente a collezionisti e investitori:
- Rarità estrema – 300 bottiglie, destinate a sparire velocemente dal mercato.
- Narrativa unica – non una semplice “curiosità”, ma la prova tangibile di come il cambiamento climatico stia riscrivendo il DNA di una regione intera.
- Segno dei tempi: possedere oggi uno Zephyr significa avere in cantina non solo un vino, ma un pezzo di storia in divenire.
Conclusione
La Champagne è sempre stata maestra nell’arte di anticipare le tendenze. Con lo Zephyr, Antoine Grethen dimostra che il futuro non sarà fatto solo di bollicine, ma anche di grandi bianchi fermi capaci di sorprendere, emozionare e, soprattutto, lasciare un segno indelebile nel bicchiere. In Italia viene distribuito per il canale Ho.Re.Ca. da Atelier Vini & Cultura di Torino.

