All’epoca, come oggi, il vino si qualificava in funzione del produttore, il cui nome veniva inscritto su vere e proprie etichette, e dell’annata di produzione che permetteva di calcolare la durata d’invecchiamento, in alcuni casi anche più di vent’anni. Possedere una vigna e produrre il proprio vino era segno di prestigio e autorevolezza. Da allora nulla di nuovo sotto il sole, e oggi come ieri il vino è status-symbol, tanto che la competizione per l’acquisto di grandi vigneti non è mai stata così feroce. Tutto ciò spiega in parte l’evoluzione costantemente in aumento dei prezzi dei terreni viticoli nelle zone dalle denominazioni più illustri.
Acquisto di vigneto: 3 diversi approcci per una forma di investimento
L’acquisto di una vigna e/o quindi di una azienda vitivinicola, è una forma di investimento che può essere analizzata secondo diverse prospettive.
Prezzo dell’ettaro e ricavi
Un primo criterio di analisi è dato dal rapporto tra il prezzo dell’ettaro e i ricavi generati dalla vendita delle bottiglie prodotte su quella superficie. In molti casi, il divario risulta significativo e non sempre giustifica l’investimento sotto il solo profilo reddituale. A titolo esemplificativo, il valore attuale di un ettaro a Montalcino si attesta tra 500.000 e 800.000 €, a fronte di una resa pari a 7.000-8.000 bottiglie con prezzo medio di 50 €; per il Barolo, tale valore può arrivare fino a 2-3 milioni di euro per un ettaro ben posizionato, con prezzi al dettaglio di 60-70 di euro a bottiglia. In questa prospettiva, il rientro dall’investimento iniziale richiede tempistiche molto lunghe.
Prestigio della denominazione
Il discorso cambia, però, se andiamo a sbirciare nei bilanci delle aziende che operano in queste denominazioni prestigiose. Non è raro di trovare degli utili netti che superano il 50% del fatturato. Un giorno l’amministratore delegato di uno dei più noti Château di Bordeaux mi disse con un tono tra il serio ed il divertito, che se avesse fatto la vendemmia con delle top-model utilizzando delle forbici in oro zecchino, il suo costo di produzione della bottiglia difficilmente avrebbe superato i 50 € a fronte di un prezzo di vendita medio, anno più anno meno, di 400 € a bottiglia. In alcuni casi, quando la denominazione è di prestigio ed il marchio è molto conosciuto l’utile può rappresentare anche l’80% del fatturato e sotto questo aspetto l’investimento risulta ovviamente interessante.
Investimento immobiliare di lusso
Un terzo approccio, forse il più interessante, è quello di considerare l’investimento in terre vitivinicole alla stregua di un investimento immobiliare di lusso, dove qualità e rarità vengono premiati col tempo. In Trentino, per esempio, per via della carenza di terra il prezzo degli ettari ha registrato incrementi costanti negli ultimi trent’anni, superando attualmente il milione di euro per ettaro; analogamente, nel Gavi piemontese, il valore recente di Biondi Santi a Montalcino, operazione che parrebbe oscillare tra 250.000 e 300.000 € per ettaro, complice la limitata estensione della denominazione (1.500 ettari) e la presenza di un vitigno autoctono esclusivo.
Un vigneto a un miliardo?
Alla fine degli anni 90, lo Château d’Yquem, circa 100 ettari di vigna, fu acquistato per un miliardo di franchi dell’epoca (150 M€); oggi non sarebbe sufficiente mettere sul tavolo un miliardo di euro per accaparrarselo. Nel 1993 il prestigioso 1er cru Château Latour è stato acquistato da Pinault per l’equivalente di 100 milioni di euro (1,6M€ a ettaro), un ammontare che non sarebbe bastato pochi anni dopo, nel 2006, alla famiglia Bouygues per comperare Château Montrose, un ottimo vino ma comunque inferiore a Latour, e per il quale hanno dovuto sborsare non meno di 120 milioni.

In Francia come in Italia, il desiderio dei potenti di possedere un vigneto ha fatto lievitare in modo continuo tutti i valori, fino ad arrivare a prezzi incredibili come, per esempio, in Borgogna: più di 100 milioni per il Domaine des Lambrays, poco più di 8 ettari acquistati nel 2014 da LVMH, il gruppo di Bernard Arnault (11,5 milioni per ettaro). Allo stesso modo si parla di circa 220 milioni per gli 7,5 ettari di Clos de Tart acquistati dalla famiglia Pinault nel 2018 (quasi 30 milioni per ettaro). Per non parlare dell’acquisto più recente di Biondi Santi a Montalcino, operazione che parrebbe aver superato ampiamente i 100 milioni.
In sintesi, la terra vinicola rappresenta un investimento assimilabile agli immobili di lusso, caratterizzato da una solida tenuta dei valori nel tempo, analogamente a quanto avviene per le vie commerciali più prestigiose di Milano o Parigi. Attenzione però ad un nuovo parametro che potrebbe cambiare le cose in un futuro non troppo lontano: l’effetto del cambiamento climatico le cui conseguenze si fanno già sentire nelle ultime più recenti vendemmie.
Lusso, cultura, perpetuità
È sicuramente un nuovo criterio supplementare di cui bisogna tener conto al momento della scelta dell’investimento. Ci si può infine chiedere quali sono le motivazioni che spingono imprenditori e industriali all’acquisizione di proprietà viticole. La verità è che il vino incarna valori legati al lusso, alla cultura e alla perpetuità – un sentimento quasi di “immortalità” per il proprietario – tre elementi che sodisfano l’ego umano, delineandosi cosi come un asset capace di preservare il proprio valore nel lungo periodo, specie nelle aree più vocate e richieste. Come qualsiasi tipo di investimento però, l’importante è di avere una conoscenza molto precisa del settore oppure affidarsi a un esperto al fine di evitare decisioni non ponderate.

