Warren Buffett annuncia il ritiro da CEO di Berkshire Hathaway
Anche nella sua ultima lettera, Warren Buffett ha trasmesso un equilibrio raro tra lucidità e tenerezza. Dopo oltre sei decenni alla guida di Berkshire Hathaway, il 95enne originario del Nebraska ha confermato ufficialmente che lascerà la carica di amministratore delegato alla fine del 2025. In un messaggio intriso di gratitudine e nostalgia, il ceo ha confermato che “si ritirerà in silenzio”, lasciando le redini del conglomerato a Greg Abel, veterano canadese della società e attuale vicepresidente per le operazioni non assicurative.
Prima che venga il momento, però, c’è tempo ancora per ripercorrere decenni di successi e lezioni apprese, senza rinunciare al suo tratto più distintivo: la prudenza.
Una lezione di umiltà e di filantropia
Nel suo addio, Buffett ha lasciato spazio alla vita privata e ai programmi legati al suo patrimonio. “La mia longevità inaspettata, tuttavia, ha conseguenze inevitabili”, dice Buffett in uno dei passaggi più intimi, spiegando la necessità di adattare i piani al tempo che avanza.
“Devo accelerare il ritmo delle donazioni in vita alle loro tre fondazioni”, ha dichiarato il Ceo, anticipando un’accelerazione del processo di donazione filantropica verso le fondazioni familiari gestite dai suoi tre figli e dalla sua moglie scomparsa, Susan. Si tratta di un nuovo capitolo nel suo impegno a devolvere la quasi totalità della propria fortuna, con una donazione di 1,3 miliardi di dollari, provenienti dalla vendita di oltre 2 miliardi di dollari delle sue azioni di classe B, destinata alle family foundations.
Mercati ai massimi, ma l’Oracolo resta prudente
L’annuncio del suo ritiro arriva in un momento cruciale per i mercati globali. Dopo due tagli dei tassi da parte della Fed, Wall Street continua a toccare nuovi record, ma l’Oracolo di Omaha non si lascia influenzare dall’euforia.
Negli ultimi trimestri, Berkshire Hathaway ha preferito accumulare liquidità, superando i 380 miliardi di dollari in cash e titoli a breve (pari al 27% delle attività totali) e riducendo drasticamente il ritmo di acquisizioni. Negli ultimi tre anni infatti, l’unica operazione significativa della società è stata l’acquisto della divisione petrolchimica OxyChem di Occidental Petroleum, per 9,7 miliardi di dollari.
La maggior parte degli analisti ha interpretato l’accumulo di liquidità come una mossa prudente per evitare rischi eccessivi in un mercato guidato da una sovraesposizione tematica sull’intelligenza artificiale. Altri hanno ipotizzato che possa servire a facilitare il passaggio di consegne a Abel e a quelle che saranno le sue decisioni per il post-Buffett.
All’assemblea annuale degli azionisti di Berkshire Hathaway, a maggio, Buffett ha risposto a questi dubbi con umorismo e coerenza: “Non farei nulla di così nobile da trattenere gli investimenti solo per far fare bella figura a Greg più tardi”, aggiungendo poi: “Abbiamo fatto tanti soldi senza essere sempre pienamente investiti”, sottolineando che la storia di Berkshire dimostra come sia spesso meglio restare cauti piuttosto che farsi trascinare da un mercato in cui i prezzi hanno perso senso.
Il Buffett Indicator e il rischio di sopravvalutazione dei mercati
A rafforzare questa posizione contribuisce il celebre Buffett Indicator, che confronta la capitalizzazione complessiva del mercato statunitense, misurata sull’indice Wilshire 5000, con il Pil del Paese. Buffett ha più volte avvertito che ogni volta che questo indicatore supera il 200%, come accadde nel 1999 e nel 2000, gli investitori stanno “giocando col fuoco”. Oggi, il Buffett Indicator supera il 220%.
Il messaggio implicito sembra chiaro: secondo Buffett, il mercato americano è in una fase di sopravvalutazione strutturale, alimentata da liquidità abbondante e da aspettative estremamente elevate sull’impatto dell’intelligenza artificiale. In questo contesto, la decisione di Berkshire di restare alla finestra non è un segno di debolezza, ma di disciplina. È in questo equilibrio tra prudenza e ottimismo che si inseriscono dei messaggi più importanti della sua lettera di addio:
“Il prezzo delle nostre azioni si muoverà in modo capriccioso, talvolta scendendo del 50% circa, come è successo tre volte negli ultimi 60 anni sotto la gestione attuale. Non disperate.”
L’eredità di Warren Buffett e la sfida per Greg Abel
Buffett lascia ad Abel un’eredità complessa: un’ingente massa di liquidità, un’azienda costruita su valori quasi artigianali con una visione che riassume perfettamente la sua filosofia, mentre là fuori i mercati corrono ai massimi storici – avanzando ancora più veloce di Berkshire. I mercati si surriscaldano, ma poi le correzioni arrivano, e chi mantiene la rotta nel lungo periodo finisce per tornare vincente. Quando il prossimo ciclo ribassista arriverà – e Buffett non ha mai avuto dubbi che arriverà – il suo successore potrà contare sia sulla liquidità per agire, sia sulla filosofia per non farsi travolgere. Perché, come lui stesso ricorda nel suo addio, “l’America tornerà e torneranno anche le azioni di Berkshire”.

