Il venture capital italiano sta entrando in una nuova fase. Non è ancora quella della piena maturità che caratterizza mercati come Stati Uniti, Regno Unito o Francia, ma i numeri del primo semestre 2026 raccontano un cambiamento che va oltre la semplice crescita degli investimenti.
A colpire, infatti, è soprattutto un dato: le operazioni diminuiscono, ma i capitali aumentano in modo deciso. Nei primi sei mesi dell’anno sono stati investiti 679 milioni di euro in startup e scaleup italiane, il 37% in più rispetto ai 494 milioni dello stesso periodo del 2025. Allo stesso tempo, però, i round si sono ridotti da 146 a 117, con una contrazione del 20%.
Un apparente controsenso che, secondo gli operatori, rappresenta invece il segnale più evidente dell’evoluzione dell’ecosistema italiano. Non si investe meno: si investe su aziende più mature, capaci di raccogliere round sempre più consistenti e di attirare anche grandi investitori internazionali.
È questa la fotografia scattata dal Venture Capital Monitor (VeM), l’osservatorio della Liuc-Università Cattaneo promosso con Aifi e realizzato con il contributo di Intesa Sanpaolo Innovation Center e Kpmg, con il supporto istituzionale di Cdp Venture Capital Sgr e Iban.
Se si aggiungono anche gli investimenti destinati a startup estere fondate da imprenditori italiani, il valore complessivo del mercato arriva addirittura a 917 milioni di euro, contro i 589 milioni del primo semestre 2025. Un incremento di oltre il 55%, ottenuto con un numero inferiore di operazioni.
Perché diminuiscono i round ma aumentano gli investimenti
È probabilmente questa la domanda che ogni lettore si pone osservando i dati. Nel semestre non è mancato il capitale. Al contrario, sono aumentate le operazioni di dimensioni rilevanti. Come ha spiegato Giovanni Fusaro, direttore del Venture Capital Monitor – VeM, la crescita dell’ammontare investito è stata sostenuta da “una buona numerosità di deal che vanno dai 20-25 fino ai 60-70 milioni di euro“, un elemento che dimostra come “l’ecosistema stia aumentando la propria maturità” grazie alla presenza di round di qualche decina di milioni destinati a diventare, in prospettiva, i futuri mega round.
Lo stesso semestre, però, è stato caratterizzato da due velocità. “Il secondo trimestre segna una ripresa dell’attività di investimento rispetto a un inizio anno partito a rilento”, osserva Fusaro. A rafforzare questo segnale contribuiscono “l’aumento dell’ammontare investito rispetto al primo semestre dello scorso anno e il flusso costante di deal di Technology Transfer”
L’indice VeM-i, che misura l’evoluzione dell’attività di investimento, è infatti risalito fino a quota 1.375, tornando sopra i livelli osservati negli ultimi due anni e confermando una ripresa dopo l’avvio più debole dell’anno.
Anche Anna Gervasoni, rettore della Liuc e direttore generale di Aifi, legge nei dati un cambiamento strutturale. “Abbiamo visto volumi più importanti perché sono state realizzate operazioni più grandi, che rappresentavano uno dei gap storici del nostro mercato”, osserva. Pur registrando un calo nel numero delle operazioni, Gervasoni sottolinea come già nelle prime settimane di luglio siano emersi “segnali incoraggianti“, che lasciano intravedere un secondo semestre positivo.
Per la docente, il vero risultato raggiunto negli ultimi anni è però un altro: “Finalmente il mercato si è collegato a livello di ecosistema. È stata una costruzione lunga e faticosa, ma oggi rappresenta una buona base per il futuro del sistema Italia”.
Il venture capital italiano sta diventando più maturo
L’aumento dei grandi round rappresenta probabilmente il segnale più evidente di questa evoluzione. Per anni il venture capital italiano è stato caratterizzato soprattutto da investimenti seed e pre-seed, mentre le startup che crescevano rapidamente erano spesso costrette a rivolgersi all’estero per raccogliere capitali nelle fasi successive. Oggi qualcosa sembra cambiare.
Secondo Luca Pagetti, head of Crescita startup ed ecosistemi innovazione di Intesa Sanpaolo Innovation Center, il semestre mostra”un’espansione e un’evoluzione del mercato italiano. “Stiamo iniziando a vedere una numerosità crescente di operazioni di Series B e delle fasi successive, che ci avvicinano ai principali mercati europei, pur restando ancora molto distanti da Paesi come Francia, Germania e anche Spagna”, ha precisato
Il dato più significativo riguarda proprio le dimensioni dei round. Nel semestre sono stati censiti 14 round superiori ai 10 milioni di euro, dei quali otto hanno superato i 30 milioni. Tre dei cinque maggiori round hanno inoltre visto la presenza di lead investor internazionali, a dimostrazione del crescente interesse degli operatori esteri verso l’ecosistema italiano.
Secondo Pagetti, questo processo produce un duplice effetto. Da un lato aumenta la capacità delle startup italiane di raccogliere capitali senza essere costrette a trasferirsi all’estero nelle fasi di crescita.
Dall’altro rende il mercato nazionale più attrattivo per gli investitori internazionali, che trovano finalmente società in grado di sostenere round di dimensioni comparabili a quelli osservati nei principali ecosistemi europei.
Anche a livello globale il capitale si concentra su meno startup
Quello italiano, del resto, non è un fenomeno isolato. Come ha ricordato Alessandro Soprano, partner di Kpmg, il primo semestre del 2026 è stato eccezionale anche a livello internazionale. Nel mondo gli investimenti di venture capital hanno raggiunto circa 560 miliardi di dollari, un valore addirittura superiore a quello registrato nell’intero 2025.
Anche su scala globale, tuttavia, si osserva lo stesso fenomeno visto in Italia: diminuisce il numero delle operazioni, mentre cresce il valore medio dei round.
Secondo Soprano, il venture capital internazionale sta vivendo una fase di forte polarizzazione.
Gli investitori istituzionali tendono infatti a concentrare le risorse sui fondi con i migliori track record, mentre questi ultimi privilegiano startup già validate dal mercato e capaci di raccogliere round sempre più consistenti.
In questo contesto, l’intelligenza artificiale (AI) continua a rappresentare il principale catalizzatore degli investimenti, insieme ad altri comparti strategici come lo SpaceTech, la guida autonoma e le tecnologie per la difesa.
Anche il miglioramento del mercato delle Ipo e delle grandi operazioni di exit contribuisce ad alimentare il ciclo degli investimenti, offrendo nuova liquidità agli investitori e rafforzando la fiducia nell’intero comparto.
Più selettività, ma anche startup più solide
La crescita dei grandi round ha però un’altra conseguenza: aumenta la selettività nelle fasi iniziali.
Il rallentamento delle operazioni riguarda soprattutto gli investimenti seed e pre-seed, mentre gli investitori tendono a privilegiare startup che abbiano già validato il proprio modello di business.
L’Ict continua a rappresentare il settore più finanziato, con il 42% delle operazioni initial, davanti ai servizi finanziari (13%) e all’healthcare (12%), mentre la Lombardia si conferma il principale hub nazionale dell’innovazione, seguita da Lazio ed Emilia Romagna.
Secondo Paolo Anselmo, presidente di Iban, sulle prime fasi degli investimenti hanno inciso anche le incertezze legate agli incentivi fiscali, che hanno favorito una maggiore prudenza e una crescente diffusione delle operazioni in syndication tra business angel e fondi.
Nonostante questo, il quadro complessivo rimane positivo. Più che un rallentamento, quello osservato nel primo semestre appare come un cambiamento strutturale: il venture capital italiano continua a essere più piccolo rispetto ai principali mercati europei, ma sembra finalmente in grado di accompagnare le startup anche nelle fasi di crescita, quando servono capitali consistenti per competere su scala internazionale.

