Semiconduttori cinesi, il primo Etf Ucits debutta a Milano. Scommessa o nicchia?

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Una grande scritta luminosa "ETF" sovrasta un moderno edificio di vetro con una persona in silhouette, grafici del mercato azionario e linee di grafici finanziari in aumento.

Da mercoledì 28 ottobre VanEck quota su Euronext Milan il primo Etf Ucits che investe soltanto in società cinesi dei semiconduttori: 25 titoli, costo annuo dello 0,65%, filtro del 50% sui ricavi. La tesi è la corsa di Pechino all’autosufficienza tecnologica; i rischi si chiamano concentrazione, politica e un debutto americano in salita.

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«La parola del momento è capex»: con la spesa in conto capitale, quella che governi e grandi gruppi tecnologici stanno riversando sulle infrastrutture dell’intelligenza artificiale, si è aperta a Milano la presentazione del nuovo Etf di VanEck, dedicato ai semiconduttori cinesi. Il paragone con la bolla delle dot-com a inizio millennio, ha osservato Salvatore Catalano, responsabile delle vendite per l’Italia di VanEck, regge fino a un certo punto: allora si costruivano reti senza sapere se ci sarebbe stata domanda, oggi il dubbio è se si riuscirà a soddisfarla. E chi incasserà il dividendo di questa corsa?

La risposta della casa newyorkese, che gestisce circa 244 miliardi di dollari a livello globale, è la stessa del 2020, quando lanciò il primo Etf europeo sui semiconduttori: oggi il VanEck Semiconductor Ucits Etf supera gli 8 miliardi di dollari di patrimonio ed è tra i maggiori Etf settoriali del continente. Con una variante che sei anni fa sarebbe sembrata un azzardo, cioè la filiera che la Cina sta costruendo per conto proprio.

Una filiera nata per necessità

Il contesto è noto. Dal 2022 gli Stati Uniti hanno ristretto l’esportazione di chip avanzati e di tecnologie verso la Cina, con provvedimenti del Bureau of Industry and Security poi ampliati nel 2023 e nel 2024. Pechino ha risposto accelerando sulla produzione domestica: il fondo nazionale per i circuiti integrati, il National IC Fund, ha impegnato circa 98 miliardi di dollari in tre fasi dal 2014, 47,5 dei quali con la tranche varata a maggio 2024. E secondo Semi, l’associazione mondiale dell’industria, nel 2025 la Cina è rimasta il primo mercato al mondo per le apparecchiature di produzione di semiconduttori, con 49,3 miliardi di dollari su 135,1 complessivi, davanti a Taiwan (31,5) e Corea del Sud (25,8).

Il paese è tra i maggiori consumatori di chip al mondo, ma storicamente ne ha prodotti molti meno di quanti ne utilizzi. Ogni fornitore estero escluso diventa così un’occasione per uno locale: i data center che non riescono ad acquistare le unità di calcolo più avanzate di Nvidia possono rivolgersi a Cambricon, le fabbriche che non accedono ai macchinari di Applied Materials o Lam Research a Naura. «Il risultato è un portafoglio ordini garantito che consente alle aziende cinesi di crescere prima di doversi confrontare con i costi e le prestazioni a livello globale», sostiene Moritz Henkel, responsabile di prodotto di VanEck. Una frase che contiene la tesi e, in controluce, anche il suo limite: quel confronto prima o poi arriverà.

Venticinque titoli (per ora)

Il nuovo VanEck China Semiconductor Ucits Etf (Isin IE000TS4B6Y3, sigla Smhc), a replica fisica, domiciliato in Irlanda, ad accumulazione e denominato in dollari, segue il MarketVector China Semiconductor 10% Capped Screened Index. Per entrare nel paniere una società deve ricavare almeno il 50% del fatturato da semiconduttori o da macchinari per produrli. Il nome dell’indice dice il resto: un tetto del 10% al peso dei singoli titoli e un vaglio su sanzioni e controversie, con l’uscita delle società colpite da misure restrittive. Il fondo è classificato come articolo 8 secondo il regolamento europeo sulla finanza sostenibile.

Venticinque è il numero minimo, non un tetto: se nuove società superano i filtri di purezza e liquidità, ha spiegato Catalano, il paniere può allargarsi. Il costo annuo è dello 0,65%, più alto di quello di un Etf azionario tradizionale, ma giustificato, secondo VanEck, dalla complessità di accesso al mercato cinese. La gestione resta passiva: «non prendiamo decisioni discrezionali su che cosa investire».

Chi c’è nel paniere (e chi no)

Uno sguardo alla versione statunitense, che segue un indice affine, aiuta a capire che cosa si compra. Al 13 agosto i primi nomi erano Cambricon, progettista di chip per l’intelligenza artificiale (8,36%), Hygon, processori per server (8,07%), e poi Advanced Micro-Fabrication Equipment e Naura, entrambe attive nei macchinari, insieme a Eoptolink, specializzata in moduli ottici. Nell’elenco compaiono anche produttori di circuiti stampati come Wus Printed Circuit: la definizione di filiera, con la soglia del 50% dei ricavi, è più ampia di quanto l’etichetta di «purezza» lasci intendere. A metà settembre i primi dieci titoli valevano circa il 58% del portafoglio.

Manca invece il simbolo dell’autarchia tecnologica cinese, Huawei, con la sua divisione di progettazione HiSilicon: la società non è quotata e quindi non investibile.

Il fondo gemello, quotato al Nasdaq dal 23 giugno 2026, non ha avuto un avvio brillante: il prodotto è uscito in un periodo «poco favorevole». Negli Stati Uniti il riscontro finora è stato modesto, con un patrimonio nell’ordine di qualche decina di milioni di dollari. In Europa, ha aggiunto Catalano, il terreno potrebbe essere diverso: l’investitore europeo guarda di più alla diversificazione, e il prodotto, come ogni Etf tematico agli esordi, punterà soprattutto sul pubblico al dettaglio, dalle piattaforme tedesche ai piani di accumulo italiani.

Dall’oro allo spazio, il metodo della casa

Per spiegare la logica del lancio, VanEck ha giocato la carta della propria storia. Nel 1968, quando ai cittadini americani era vietato detenere oro fisico, la società lanciò uno dei primi fondi sulle aziende aurifere; tre anni dopo il sistema di Bretton Woods sarebbe crollato. Poi i mercati emergenti nel 1993, gli Etf nel 2006 e, in Europa, i videogiochi nel 2019, i semiconduttori nel 2020, lo spazio: un Etf rimasto a lungo sotto i dieci milioni di patrimonio e oggi, secondo Catalano, la più grande strategia del genere al mondo. La missione dichiarata è anticipare i temi strutturali prima che diventino di massa; il rischio, implicito, è che non tutti lo diventino.

Le domande che restano aperte

Il ritardo tecnologico, anzitutto: la Cina non raggiungerà i livelli di Asml, che su alcune tecnologie ha una posizione quasi di monopolio, ma il caso DeepSeek ha mostrato che si possono ottenere risultati simili con mezzi meno sofisticati. Catalano ritiene inoltre, a titolo personale, che Pechino punti più a soddisfare il fabbisogno interno e quello dell’area asiatica che a esportare la propria intelligenza artificiale, in un mondo che rischia di dividersi in due sistemi che «non si parleranno», neppure sul piano dei dati.

Restano i rischi che la stessa società mette nero su bianco: concentrazione, interventi politici e normativi, restrizioni commerciali, oscillazioni che possono intaccare in tutto o in parte il capitale. «La Cina sta realizzando una filiera completamente indipendente, dalla progettazione alla produzione, fino all’assemblaggio dei chip. Eppure le società cinesi che operano in questo ambito non sono ancora rappresentate in un’allocazione convenzionale sui semiconduttori o in una più ampia sulla Cina», osserva Martijn Rozemuller, amministratore delegato per l’Europa di VanEck. Un’esposizione che, nelle parole di Catalano, va comunque maneggiata con cautela.

Domande frequenti su Semiconduttori cinesi, il primo Etf Ucits debutta a Milano. Scommessa o nicchia?

Qual è la principale motivazione dietro il lancio del nuovo ETF di VanEck sui semiconduttori cinesi?

Il lancio è motivato dall'ingente spesa in conto capitale (capex) che governi e grandi gruppi tecnologici stanno investendo nelle infrastrutture dell'intelligenza artificiale. Questo indica una forte crescita attesa nel settore dei semiconduttori, in particolare in Cina.

Come viene descritta la filiera dei semiconduttori cinesi nell'articolo?

La filiera dei semiconduttori cinesi è descritta come 'nata per necessità', suggerendo che si è sviluppata in risposta a esigenze strategiche e di autosufficienza. L'articolo menziona che attualmente include venticinque titoli nel suo paniere.

Qual è il paragone fatto da Salvatore Catalano di VanEck riguardo al nuovo ETF?

Salvatore Catalano paragona la situazione attuale a quella della bolla delle dot-com all'inizio del millennio, ma sottolinea che il paragone regge solo fino a un certo punto. All'epoca si costruivano reti senza una chiara domanda, mentre ora l'investimento è guidato da infrastrutture concrete per l'IA.

Quali settori sono rappresentati dai titoli inclusi nel paniere dell'ETF sui semiconduttori cinesi?

Il paniere dell'ETF sui semiconduttori cinesi include titoli che spaziano 'dall'oro allo spazio'. Questo suggerisce una diversificazione settoriale che va oltre la produzione tradizionale di chip, includendo potenzialmente applicazioni in vari ambiti tecnologici avanzati.

Quali sono le principali incertezze o domande aperte sollevate dall'articolo riguardo all'investimento in semiconduttori cinesi?

L'articolo menziona 'Le domande che restano aperte', indicando che ci sono ancora aspetti da chiarire riguardo alla sostenibilità a lungo termine, ai rischi specifici del mercato cinese e alla reale portata della crescita attesa. Queste incertezze potrebbero influenzare la percezione di questo investimento come una 'scommessa o nicchia'.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.