I veri trucchi per andare in pensione prima sono verifiche fatte per tempo: estratto corretto, misura giusta, decorrenza calcolata, bilancio netto sostenibile anche dopo il primo assegno. Nel 2026 si può lasciare il lavoro prima della vecchiaia con 42 anni e 10 mesi di contributi, 41 e 10 mesi per le donne. In alternativa ci sono canali riservati: APE Sociale, pensione contributiva a 64 anni e Quota 41 per i precoci. Quota 103 e Opzione Donna valgono solo per chi aveva già maturato i requisiti.
Dal 2027 i requisiti salgono di un mese e dal 2028 di tre mesi complessivi. Prima di decidere servono tre verifiche: la misura applicabile, la data del primo assegno e il reddito netto disponibile. Il punto di partenza è l’estratto contributivo, controllato periodo per periodo.
I requisiti in sintesi
Rispetto al 2026, i requisiti salgono di un mese nel 2027 e di tre mesi nel 2028, salvo le esenzioni per gravosi e usuranti.
| Canale | 2026 | 2027 | 2028 |
|---|---|---|---|
| Anticipata ordinaria, uomini (contributi) | 42 anni e 10 mesi | 42 anni e 11 mesi | 43 anni e 1 mese |
| Anticipata ordinaria, donne (contributi) | 41 anni e 10 mesi | 41 anni e 11 mesi | 42 anni e 1 mese |
| Anticipata contributiva (età + contributi effettivi) | 64 anni + 20 anni | 64 anni e 1 mese + 20 anni e 1 mese | 64 anni e 3 mesi + 20 anni e 3 mesi |
| Precoci disoccupati, caregiver, invalidi (contributi) | 41 anni | 41 anni e 1 mese | 41 anni e 3 mesi |
| Precoci gravosi e usuranti (contributi) | 41 anni | 41 anni | 41 anni |
| Vecchiaia (età, con almeno 20 anni di contributi) | 67 anni | 67 anni e 1 mese | 67 anni e 3 mesi |
| Finestra dell’anticipata per iscritti CPDEL, CPS, CPI, CPUG (anno di maturazione) | 5 mesi | 7 mesi | 9 mesi |
Per gli addetti a lavori gravosi e usuranti con i requisiti di legge, l’anticipata ordinaria resta a 42 anni e 10 mesi (41 e 10 mesi le donne) anche nel 2027-2028. Per tutti gli altri lavoratori la finestra dell’anticipata è di 3 mesi. Fonte: INPS, circolare n. 28 del 16 marzo 2026.
Pensione anticipata ordinaria
Nel 2026 bastano 42 anni e 10 mesi di contributi (41 e 10 mesi le donne), a qualsiasi età. Chi li raggiunge entro il 31 dicembre 2026 conserva i requisiti di quest’anno, anche se il primo assegno arriva nel 2027.
Il primo assegno decorre dopo una finestra di 3 mesi dalla maturazione. Per gli iscritti a CPDEL, CPS, CPI e CPUG, casse che riguardano soprattutto enti locali e sanità, la finestra è di 5 mesi nel 2026, 7 nel 2027 e 9 dal 2028. Con la liquidazione in cumulo torna a 3 mesi, mentre scuola e AFAM hanno decorrenze legate all’anno scolastico o accademico.
Non esiste una penalizzazione percentuale, ma l’importo dipende da storia contributiva e metodo di calcolo. Va quindi confrontato con lo scenario in cui si continua a lavorare, a parità di ipotesi.
I dipendenti che restano in servizio dopo aver maturato i requisiti possono chiedere il bonus Giorgetti. I contributi a loro carico vengono pagati in busta paga, in cambio di una pensione futura più bassa.
APE Sociale
L’APE Sociale è un’indennità ponte fino alla pensione di vecchiaia, non una pensione: al massimo 1.500 euro lordi al mese per 12 mensilità. Non è rivalutata né integrata al minimo. È prorogata solo per chi matura i requisiti entro il 31 dicembre 2026.
Requisiti:
- almeno 63 anni e 5 mesi, attività lavorativa cessata, nessuna pensione diretta;
- 30 anni di contributi per disoccupati nelle condizioni previste, caregiver e invalidi civili almeno al 74%;
- 36 anni per i lavori gravosi svolti per almeno 7 degli ultimi 10 anni o 6 degli ultimi 7, 32 per operai edili e ceramisti;
- per le lavoratrici, 12 mesi in meno per ogni figlio, fino a un massimo di 2 anni.
L’indennità non si cumula con redditi da lavoro dipendente o autonomo. Fa eccezione solo il lavoro autonomo occasionale entro 5.000 euro lordi l’anno: oltre il limite scattano decadenza e recupero delle somme.
La procedura ha due passaggi. Prima si chiede all’INPS la verifica delle condizioni, entro il 31 marzo, il 15 luglio o il 30 novembre 2026. Le domande dell’ultima finestra sono accolte solo se restano fondi.
Chi ha già tutti i requisiti deve presentare insieme anche la domanda di APE. L’indennità decorre dal mese successivo a questa domanda, quindi un ritardo costa ratei.
Senza una nuova norma, dal 2027 la misura non sarà accessibile a chi matura i requisiti da quell’anno. La proroga è indicata nel Documento programmatico di bilancio, ma non è ancora legge.
Fonti: legge n. 199/2025, art. 1, commi 162-163; INPS, messaggio n. 128 del 14 gennaio 2026 e circolare n. 19 del 25 febbraio 2026.
Pensione anticipata contributiva
La contributiva consente di uscire a 64 anni con 20 anni di contributi effettivi, se l’assegno supera una soglia minima. È riservata a chi non ha contributi prima del 1996 o sceglie, se ne ha i requisiti, il computo nella Gestione separata. Dal 2027 età e contributi salgono (vedi tabella).
Soglie 2026, calcolate sull’assegno sociale di 546,24 euro al mese:
- regola generale: 3 volte, 1.638,72 euro lordi al mese;
- donne con un figlio: 2,8 volte, 1.529,47 euro;
- donne con due o più figli: 2,6 volte, 1.420,22 euro.
Fino all’età di vecchiaia l’assegno non può superare 5 volte il trattamento minimo, cioè 3.059,25 euro lordi nel 2026. Si applica la finestra di 3 mesi. Dal 2030 la soglia generale salirà a 3,2 volte l’assegno sociale.
La legge di bilancio 2026 ha abrogato la possibilità di sommare la rendita di un fondo pensione per raggiungere la soglia. La norma, introdotta l’anno prima, non era mai diventata operativa; l’abrogazione vale anche per la vecchiaia contributiva. Il fondo resta utile per integrare il reddito o per la RITA, ma non colma un requisito mancante.
Prima di qualsiasi intervento va capito quale condizione manca: età, contributi effettivi o importo. Lo può dire solo una simulazione sulla posizione reale.
Quota 103 e Opzione Donna
La legge di bilancio 2026 non ha prorogato né Quota 103 né Opzione Donna. Chi aveva maturato i requisiti entro le scadenze previste può però esercitare il diritto anche oggi.
Quota 103 (requisiti entro il 31 dicembre 2025) richiede almeno 62 anni di età e 41 di contributi: servono entrambi. Per i requisiti del 2024-2025 il calcolo è contributivo e l’assegno non supera 4 volte il trattamento minimo fino alla vecchiaia. La finestra è di 7 mesi, 9 per i dipendenti pubblici.
Fino alla vecchiaia la pensione con Quota 103 non si cumula con redditi da lavoro. È ammesso solo il lavoro autonomo occasionale entro 5.000 euro lordi l’anno; altrimenti scattano sospensione e recupero degli importi.
Opzione Donna (requisiti entro il 31 dicembre 2024) richiede 35 anni di contributi e 61 anni di età, con un anno in meno per ogni figlio fino a due. Per le licenziate e le dipendenti di aziende con tavolo di crisi aperto l’età è 59 anni, a prescindere dai figli.
Serve anche una condizione tutelata, presente alla data della domanda: assistenza da almeno sei mesi a un familiare convivente con handicap grave, invalidità civile almeno al 74%, licenziamento o crisi aziendale. Il calcolo è interamente contributivo e la finestra è di 12 mesi per le dipendenti, 18 per le autonome.
Un diritto conservato non è per forza la scelta migliore: l’importo va confrontato con quello delle alternative disponibili.
Lavoratori precoci (Quota 41)
I precoci escono con 41 anni di contributi a qualsiasi età, purché rientrino in una categoria tutelata. Le condizioni sono tre:
- almeno 12 mesi di contribuzione effettiva prima dei 19 anni;
- contributi versati prima del 1° gennaio 1996;
- una situazione tutelata: disoccupazione nei casi previsti, assistenza a un familiare con handicap grave, invalidità civile almeno al 74%, lavoro gravoso o usurante.
Dal 2027 il requisito sale per disoccupati, caregiver e invalidi (vedi tabella). Per gli addetti ad attività gravose o usuranti resta a 41 anni fino al 2028.
Anche qui serve prima la certificazione delle condizioni, con le stesse finestre di domanda dell’APE Sociale. La decorrenza segue la finestra di 3 mesi, più lunga per gli iscritti a CPDEL, CPS, CPI e CPUG. La pensione non si cumula con redditi da lavoro per un periodo pari all’anticipo rispetto all’anticipata ordinaria.
Il controllo parte dai primi lavori: un periodo giovanile che manca nell’estratto va regolarizzato prima di contarlo.
Il piano finanziario: capitale ponte e redditi
Chi smette di lavorare prima della pensione deve coprire con il proprio patrimonio il periodo senza reddito. Il capitale ponte si stima con un calendario mensile di entrate e uscite nette, dalla cessazione al primo accredito.
Nel calendario conviene separare:
- spese essenziali, rinviabili e straordinarie, queste ultime con una riserva dedicata;
- risorse già liquide e risorse ancora da realizzare, come la vendita di un immobile;
- capitale per la transizione e capitale per gli anni successivi e gli imprevisti.
Il piano va provato con scenari peggiori: un incasso in ritardo, una spesa imprevista, investimenti venduti in perdita. Durante i prelievi una perdita pesa più che in fase di accumulo, perché si vende a prezzi bassi. Il denaro che serve a breve non dovrebbe dipendere dai mercati.
Per gli investimenti contano diversificazione, orizzonte e costi: i costi riducono il rendimento netto, la diversificazione contiene il rischio senza eliminarlo. Affitti, cedole e dividendi vanno stimati al netto di imposte, spese e periodi senza incasso.
Vendere quote di investimento per vivere è consumo di patrimonio, non reddito. Un’attività saltuaria resta lavoro: prima di avviarla va verificata la compatibilità con la prestazione percepita.
Fondo pensione e RITA
Dal periodo d’imposta 2026 i contributi alla previdenza complementare sono deducibili fino a 5.300 euro l’anno, contro i precedenti 5.164,57. La deduzione riduce il reddito imponibile: il risparmio dipende dall’aliquota marginale e non equivale a un rimborso.
Chi ha iniziato a lavorare dal 2007 può recuperare la deduzione non usata nei primi cinque anni di adesione. Il recupero vale nei vent’anni successivi, fino a 2.650 euro in più l’anno.
La legge di bilancio 2026 ha cambiato anche le prestazioni: la quota liquidabile in capitale sale dal 50% al 60% e arriva una rendita a durata definita. Dal 1° luglio 2026 i neoassunti aderiscono in automatico, salvo rinuncia entro 60 giorni. Tempi e condizioni vanno verificati con il proprio fondo; per i costi servono l’Indicatore sintetico dei costi e il comparatore COVIP.
La RITA (rendita integrativa temporanea anticipata) paga a rate, in tutto o in parte, il capitale accumulato. Ha due percorsi:
- ordinario: attività cessata, età di vecchiaia entro 5 anni, almeno 20 anni di contributi obbligatori, almeno 5 anni di adesione;
- alternativo: inoccupazione da oltre 24 mesi, età di vecchiaia entro 10 anni, almeno 5 anni di adesione.
La RITA usa il capitale del fondo: non è un assegno INPS e non genera contributi. La legge di bilancio 2026 non ne ha toccato i requisiti, ma l’età di vecchiaia di riferimento sale dal 2027 (vedi tabella).
Sulla parte imponibile si applica una ritenuta del 15%, ridotta di 0,30 punti per ogni anno di adesione oltre il quindicesimo, fino al 9%. Si può optare per la tassazione ordinaria. Usare il fondo per la transizione riduce però la previdenza integrativa successiva: il confronto va fatto su ciò che resta.
Contributi: cosa verificare prima di pagare
Ogni intervento sui contributi va valutato confrontando due scenari: costo netto, effetto sulla prima uscita ed effetto sull’importo.
- Estratto contributivo: periodi mancanti o dati incongruenti vanno chiariti prima di qualsiasi simulazione definitiva.
- Riscatto della laurea: il simulatore INPS non ha valore certificativo. Le regole non sono cambiate, perché la stretta proposta a dicembre 2025 è stata ritirata prima dell’approvazione. Va verificato se il riscatto anticipa davvero l’uscita e cosa comporta l’eventuale opzione di calcolo collegata.
- Gestioni diverse: cumulo, totalizzazione e ricongiunzione hanno costi, decorrenze e calcoli diversi. Per gli iscritti alle casse pubbliche con finestra lunga, il cumulo riporta l’attesa a 3 mesi.
- Contributi volontari: va verificato che siano utili per la prestazione cercata.
Domanda e tempi: la sequenza
Le dimissioni si decidono solo dopo aver fissato la data di decorrenza. La sequenza è questa:
- Ricostruire la posizione: estratti, gestioni coinvolte, periodi da chiarire.
- Individuare la prestazione e calcolare maturazione, finestra e decorrenza.
- Dove prevista, chiedere la certificazione (APE Sociale, precoci) nelle finestre e, con tutti i requisiti, presentare insieme la domanda di accesso.
- Fissare la cessazione coordinando preavviso e decorrenza.
- Seguire la pratica: conservare le ricevute, rispondere alle richieste di integrazione, distinguere decorrenza e accredito effettivo.
La domanda si presenta online sul sito INPS o tramite un patronato.
Errori da evitare
- Dimettersi prima della verifica: il rischio è restare mesi senza stipendio né pensione.
- Applicare una penalizzazione standard: per l’anticipata ordinaria non esiste. Dal 2027 però i nuovi coefficienti di trasformazione abbassano la quota contributiva tra l’1,21% e l’1,97%, a parità di età e montante.
- Ignorare le incompatibilità: Quota 103, APE Sociale e pensione dei precoci limitano i redditi da lavoro.
- Confrontare lordo e netto: ogni entrata va stimata al netto delle imposte, tenendo liquidità per gli adempimenti fiscali.
- Decidere su proposte o notizie datate: una riforma annunciata non è una norma, e diverse misure discusse a fine 2025 sono state ritirate.
Dal 2027: cosa è già legge e cosa è proposta
Al 26 ottobre 2026 nessuna nuova misura previdenziale è approvata e il testo della legge di bilancio 2027 non è ancora disponibile.
Già deciso:
- requisiti in aumento di un mese nel 2027 e di tre mesi complessivi nel 2028, con le esenzioni previste (vedi tabella);
- finestre di 7 mesi nel 2027 e 9 dal 2028 per gli iscritti a CPDEL, CPS, CPI e CPUG;
- nuovi coefficienti di trasformazione dal 1° gennaio 2027, fissati dal decreto direttoriale del 16 ottobre 2026;
- APE Sociale in scadenza il 31 dicembre 2026.
In discussione:
- contributiva a 64 anni estesa a chi ha contributi prima del 1996 e proroga dell’APE Sociale, indicate nel Documento programmatico di bilancio;
- proposta della Lega: uscita a 64 anni con almeno 25 anni di contributi e ricalcolo interamente contributivo, sperimentale per tre anni;
- Quota 41 flessibile: almeno 62 anni e una riduzione del 2% per ogni anno di anticipo, fino al 10%.
Il piano va costruito sulle regole in vigore e rivisto quando la legge di bilancio sarà approvata.
Articolo realizzato con l’ausilio dell’AI


