La carica dei 1.200 unicorni al mondo: chi sono e dove si trovano

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A livello globale, secondo Pitchbook, si contano oggi più di 1.200 unicorni. Guidano gli Stati Uniti con 662 startup dalla valutazione superiore al miliardo di dollari

Nel primo semestre dell’anno sono nati 239 unicorni in tutto il mondo, a fronte dei 267 dello stesso periodo del 2021

I più grandi al mondo, in termini di valutazione, sono ByteDance (360 miliardi di dollari), Ant Group (200 miliardi), Stripe (152 miliardi) e SpaceX (100 miliardi)

Sempre meno startup riescono a ottenere lo status di unicorno, raggiungendo una valutazione superiore al miliardo di dollari. Secondo l’ultimo Unicorn tracker di Pitchbook, giugno ha messo a segno la crescita più contenuta da dicembre 2020, con appena 28 nuovi ingressi nel branco globale per una valutazione complessiva di 52,5 miliardi di dollari. Se ne contano 15 in più in Nord America per 21,3 miliardi totali, sei in Europa per 19,5 miliardi, altri sei in Asia per 10,2 miliardi e uno in America Latina e Caraibi per 1,5 miliardi.

Ciononostante, stando all’analisi, lo slancio accumulato lo scorso anno restituisce una crescita da gennaio ad ogni modo elevata. Nel primo semestre, infatti, ne sono nati 239 in tutto il mondo a fronte dei 267 dello stesso periodo del 2021. C’è da precisare che la mappatura di Pitchbook poggia su una definizione più restrittiva del concetto di “unicorno”. Il termine, ricorda Jordan Rubio di Pitchbook, è stato coniato da Aileen Lee (venture capitalist e fondatrice di Cowboy Ventures) nel 2013 per descrivere aziende software statunitensi da miliardi di dollari. All’epoca Lee ne contava 39: un elenco che includeva nomi come Facebook, LinkedIn, Workday e Twitter. Nell’interpretazione di Pitchbook, si parla invece di società sostenute da fondi di venture capital dalla valutazione di un miliardo di dollari o più. A livello mondiale, se ne stimano complessivamente più di 1.200 al 14 giugno 2022, di cui 580 costituitesi solo nel 2021.

I più grandi unicorni al mondo, in termini di valutazione, sono ByteDance (360 miliardi di dollari), Ant Group (200 miliardi), Stripe (152 miliardi) e SpaceX (100 miliardi). Si parla anche di “decacorn”, startup dalla valutazione superiore ai 10 miliardi, o di “dragon” dalla valutazione superiore ai 12 miliardi. Gli Stati Uniti, in questo contesto, vantano il maggior numero di unicorni attivi rispetto a qualsiasi altro paese con 662 startup dalla valutazione superiore al miliardo di dollari (vale a dire il 54% del branco globale al 14 giugno 2022). 

Seguono la Cina con 212 unicorni, l’India con 68 unicorni, il Regno Unito con 37 e la Germania con 25.  Gli unicorni europei, infatti, stanno diventando sempre più comuni (oggi rappresentano quasi il 18% di tutte le nuove società da miliardi di dollari sostenute da fondi di venture capital). L’Italia invece, come ricorda una recente indagine di Credit Suisse, resta fuori dalla top19 per numero di unicorni e valutazione complessiva bloccandosi a quota due con Yoox e ScalaPay. Ricordiamo che Depop, nata nel Belpaese, è stata ceduta a Etsy per 1,6 miliardi.

In definitiva, gli unicorni sono tutt’altro che rari. Secondo Pitchbook nel 2021 quasi l’8% di tutte le aziende sostenute dal venture capital a livello globale sono state valutate un miliardo di dollari o più. “Il fatto che così tanti round di finanziamento coinvolgano ora società da miliardi di dollari è dovuto in parte alla crescita delle dimensioni dei fondi di venture capital”, spiega Rubio. “Diversi investitori late stage, in particolare SoftBank, vantano strategie d’investimento tecnologico costruite quasi esclusivamente attorno a società valutate oltre un miliardo di dollari. A causa della crescente concorrenza, tuttavia, alcuni di questi stanno passando ad accordi early stage con la speranza di intessere relazioni con gli unicorni del domani”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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