Stablecoin: cosa sono, a cosa servono

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Una moneta d'oro della criptovaluta Tether si trova in piedi tra pile di altre monete su una superficie riflettente, con uno sfondo sfocato rosso fuoco e arancione.

Scopri cosa sono le stablecoin, come funzionano, i rischi e la nuova regolamentazione europea che le ha rese più sicure

Indice

Le stablecoin non sono criptovalute molto eccitanti per chi cerca il guadagni e speculazioni: il loro valore, come suggerisce il nome è stabile, ancorato alla pari a un riferimento che, tipicamente, è una moneta fiat tradizionale come il dollaro. Eppure, le stablecoin valgono ormai più di due terzi delle transazioni crittografiche su blockchain, ha affermato l’istituto di ricerca specializzato Chainalysis a fine 2024. Questo non è poi così sorprendente, visto che la stabilità del valore favorisce un utilizzo delle stablecoin come vere monete di scambio.

La prima stablecoin per capitalizzazione è Tether, con 168,8 miliardi di dollari al 9 settembre, seguita da USDC (72,5 miliardi). Benché Tether sia solo quarta in termini di capitalizzazione, è di gran lunga la moneta virtuale più scambiata, con un volume da 128 miliardi in 24 ore, contro i 45 di Bitcoin.

Ma se stablecoin sono stabili come le monete tradizionali, quali vantaggi offrono rispetto a cambiare direttamente il proprio denaro nelle monete a cui sono ancorate? Sono le modalità con cui vengono scambiate, qui, a fare la differenza. Mentre le monete tradizionali viaggiano su canali bancari o circuiti di pagamento come Visa e Mastercard, le stablecoin utilizzano la tecnologia peer2peer che debuttò con la blockchain di Bitcoin (poi raffinata in numerose alternative). Si tratta di scambi privi di intermediario che permettono, ad esempio, commissioni di transazione più basse, in particolare per i trasferimenti all’estero, come le rimesse ai Paesi d’origine da parte degli immigrati.


Un altro vantaggio è anche la facilità di conversione da una moneta nazionale potenzialmente instabile verso alternative più sicure: questo è il motivo per cui in Paesi caratterizzati da deprezzamenti costanti della moneta la stablecoin è diventata come una riserva di valore.

Uno sondaggio sponsorizzato da Visa nel 2024 e condotto fra utilizzatori cripto in Nigeria, India, Brasile, Indonesia e Turchia aveva messo in mostra come il 47% dei rispondenti utilizzasse le stablecoin per risparmiare in dollari americani.
Inoltre, le stablecoin vengono utilizzate soprattutto dagli investitori in criptovalute intenzionati a “uscire” temporaneamente dalla volatilità senza abbandonare l’ecosistema blockchain: in quel caso vendono criptovaluta volatile e la convertono in stablecoin.


C’è poi il lato oscuro di chi utilizza la flessibilità di questo sistema di trasferimento di valore per far transitare denaro in modo illegale. Secondo Chainalysis sono tra i 25 e i 32 miliardi di dollari i corrispettivi ricevuti in stablecoin da attori criminali nel 2024 – corrispondenti al 12-16% della capitalizzazione di fine anno (da non confondere con la quota delle transazioni).

Cosa rischia chi compra stablecoin

A garantire la stabilità del valore di questi token è la promessa, da parte delle società emittenti, di un rimborso alla pari su richiesta. A quel punto la società annulla il token emesso e restituisce il corrispettivo che deteneva nelle sue riserve. La credibilità di una stablecoin è quindi strettamente collegata alla qualità delle riserve in ‘moneta non virtuale’ che società come Tether o USDC detengono. Anche per questo società come Tether hanno comunicato sempre di più la consistenza delle proprie riserve, fino a discutere con le primarie società di revisione contabile (le Big four) di far autenticare tramite audit esterni la propria solidità.

La normativa europea sulle stablecoin

In Europa le stablecoin sono ormai sotto l’ombrello del regolamento MiCAr (Markets in Crypto-Assets Regulation), approvato nel 2023 ed entrato a regime tra il 2024 e il 2025. È la prima disciplina organica al mondo sulle criptovalute e dedica un’attenzione particolare ai token ancorati a valute fiat. Il principio centrale è semplice: ogni stablecoin deve essere sostenuta da riserve solide e facilmente verificabili. Gli emittenti sono quindi sottoposti ad autorizzazione e vigilanza da parte delle autorità nazionali competenti, come Consob e Banca d’Italia nel caso italiano, con l’obbligo di pubblicare report regolari sulla qualità delle riserve.

La Banca Centrale Europea ha messo in guardia più volte sui rischi che deriverebbero da un utilizzo massiccio di stablecoin come mezzo di pagamento quotidiano, specie se denominate in valute non europee. Per questo la normativa introduce anche limiti operativi al volume massimo di transazioni, per evitare che dollari digitali possano scalzare l’euro nei pagamenti elettronici. L’obiettivo è duplice: favorire l’innovazione finanziaria senza rinunciare a stabilità e protezione dei consumatori. È un approccio che fa dell’Unione Europea un laboratorio normativo osservato a livello globale, mentre Stati Uniti e Asia discutono ancora di come regolamentare in modo sistematico questa nuova frontiera della finanza digitale.

Domande frequenti su Stablecoin: cosa sono, a cosa servono

Quali sono i principali aspetti da considerare quando si investe in Stablecoin: cosa sono, a cosa servono?

Quando si investe in Stablecoin: cosa sono, a cosa servono, è fondamentale considerare diversi fattori chiave per una strategia efficace. Il primo elemento da valutare è il proprio orizzonte temporale, poiché investimenti a lungo termine permettono di affrontare meglio la volatilità e beneficiare dell interesse composto. La tolleranza al rischio personale è un altro aspetto cruciale, che determina l allocazione tra asset più aggressivi e quelli più conservativi.

Come posso iniziare a investire in Stablecoin: cosa sono, a cosa servono con un capitale limitato?

Iniziare a investire in Stablecoin: cosa sono, a cosa servono con capitale limitato è assolutamente possibile grazie a diverse strategie accessibili. I fondi comuni di investimento con versamenti minimi bassi rappresentano una ottima opzione per chi dispone di poche risorse iniziali, consentendo l accesso a portafogli diversificati con somme contenute, spesso a partire da 100-200 euro.

Quali sono i rischi principali associati a Stablecoin: cosa sono, a cosa servono?

I rischi associati a Stablecoin: cosa sono, a cosa servono sono molteplici e richiedono una attenta valutazione preventiva. La volatilità del mercato rappresenta il rischio più evidente, con fluttuazioni di valore che possono essere significative e improvvise, influenzate da fattori economici, geopolitici o settoriali.

Quali sono le prospettive future per Stablecoin: cosa sono, a cosa servono?

Le prospettive future per Stablecoin: cosa sono, a cosa servono sono influenzate da un complesso intreccio di fattori strutturali e congiunturali che richiedono una analisi approfondita. L evoluzione tecnologica rappresenta uno dei principali motori di cambiamento, con l intelligenza artificiale, l automazione e le tecnologie emergenti che stanno ridisegnando interi settori economici.

Come posso valutare la performance dei miei investimenti in Stablecoin: cosa sono, a cosa servono?

La valutazione della performance degli investimenti in Stablecoin: cosa sono, a cosa servono richiede un approccio multi-dimensionale che consideri diversi parametri oltre al semplice rendimento assoluto. Il rendimento totale è la metrica primaria da considerare, includendo sia le plusvalenze che i dividendi o interessi generati.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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