- La ricerca condotta dal Forum per la finanza sostenibile in collaborazione con Bva Doxa e Finlombarda è stata presentata in apertura delle Settimane Sri, la principale rassegna in Italia sulla finanza sostenibile
- Le aziende associano alla sostenibilità vantaggi in termini reputazionali (29%), di mercato (27%) e di accesso ai capitali (15%). Ma il cammino non è privo di ostacoli: il 48% cita infatti costi di gestione più elevati e il 46% oneri burocratici
Si consolida l’interesse per la sostenibilità tra le piccole e medie imprese italiane. Secondo una nuova ricerca condotta dal Forum per la finanza sostenibile in collaborazione con Bva Doxa e Finlombarda e diffusa in apertura delle Settimane Sri, il 62% afferma di porre un’attenzione crescente a queste tematiche. Su un campione di oltre 500 aziende intercettate, il 52% ritiene che la sostenibilità rivesta un ruolo rilevante nelle scelte di investimento. C’è un tema di rispetto delle nuove normative, ma anche una forma di reazione alle richieste degli stakeholder, dai clienti ai fornitori fino alle banche.
I vantaggi della sostenibilità in azienda
Adottare pratiche sostenibili in azienda ha i suoi benefici, innanzitutto in termini di costi: il 39% delle pmi menziona un risparmio tangibile legato all’efficientamento energetico e il 23% una riduzione delle spese derivanti dai danni causati da eventi climatici estremi. Dall’altra parte, le aziende associano alla sostenibilità vantaggi in termini reputazionali (29%), di mercato (27%) e di accesso ai capitali (15%). Ma il cammino non è privo di ostacoli. Il 48% delle rispondenti cita infatti costi di gestione più elevati, il 46% oneri burocratici e il 33% una certa difficoltà nel reperire risorse economiche. A proposito di risorse, un’azienda su due afferma di conoscere bene o di aver adottato almeno uno strumento di finanza sostenibile. E ben il 70% prenderebbe in considerazione strumenti di questo tipo in futuro, un dato in crescita di 14 punti percentuali rispetto al 2023.
Gli strumenti di finanza sostenibile
Gli strumenti attualmente più diffusi tra le piccole e medie aziende tricolori sono i fondi di garanzia con vincoli Esg (Environmental, social, governance) indicati dal 17% delle rispondenti. Seguono le linee di credito vincolate a obiettivi di sostenibilità e i fondi di private equity e private debt sostenibili, menzionati rispettivamente dal 14% delle pmi. Anche in questo caso, non mancano tuttavia delle criticità: si parla di difficoltà nell’orientarsi nell’offerta (nel 35% dei casi), nell’individuare informazioni affidabili e comprensibili (34%) e nel comprendere le procedure di attivazione dei diversi strumenti (33%).
Sulla base di questo scenario, il 48% delle aziende che ha avviato o programmato iniziative sostenibili ha fatto ricorso all’autofinanziamento. Ma c’è anche chi ha optato per fondi pubblici, statali o regionali (nel 25% dei casi) ed europei (nel 21%). A intervenire sul tema è Francesca Brunori, direttrice dell’area credito e finanza di Confindustria. “Passare dalla consapevolezza alla pratica presenta ancora un gap. Ci sono ostacoli legati ai costi della transizione, alla carenza di personale e competenze interne, alla difficoltà di reperire risorse economiche dedicate”. La transizione sostenibile, continua Brunori, richiederà nei prossimi anni una mole enorme di investimenti. “Le risorse pubbliche non possono e non devono bastare. Il settore finanziario deve correre in soccorso”. A confermarlo anche Guido Romano, responsabile monitoraggio e analisi d’impatto di Cdp, che ribadisce come la ricerca confermi “la necessità ma anche l’interesse da parte delle pmi di essere accompagnate nel percorso verso la transizione ecologica”; una sfida “che riguarda da vicino il settore finanziario”, dice Romano.
La rendicontazione di sostenibilità
Il quadro regolamentare in materia di finanza sostenibile, sostiene Brunori, ha già cambiato il rapporto tra banche e imprese e tra imprese e operatori finanziari in generale. “Le nuove norme chiedono alle banche di includere i fattori di rischio Esg nella valutazione del merito di credito delle imprese e di comunicare al mercato la quota delle loro esposizioni allineate alla Tassonomia. Ma bisogna fare in modo che questo impianto normativo non incida negativamente sul finanziamento della transizione”, dichiara l’esperta. “La transizione deve essere ragionevole, senza creare problemi di competitività a livello internazionale. E occorre accompagnare le aziende anche nei processi di rendicontazione”, conclude Brunori.
Su quest’ultimo aspetto, l’analisi del Forum per la finanza sostenibile mostra come il 45% delle aziende intervistate intenda diffondere dati sugli aspetti Esg in futuro, una pratica adottata attualmente solo dall’11% del campione. Tra chi non ha ancora redatto un report di sostenibilità, ovvero l’89% delle pmi, si citano la mancanza di competenze interne (40%) e i costi elevati (38%) tra le principali criticità. “Le piccole e medie imprese sono attori chiave del tessuto economico italiano. Per realizzare un’efficace e giusta transizione ecologica, è fondamentale coinvolgere le pmi e supportarle, attraverso azioni di accompagnamento e strumenti di finanziamento adeguati”, dichiara a sua volta Francesco Bicciato, direttore generale del Forum per la finanza sostenibile. “Il tempo non è molto: è urgente mettere in campo un’adeguata assistenza tecnica e finanziaria ritagliata sulla specificità di ogni singola impresa”, suggerisce Bicciato.

