- Negli ultimi 50 anni si calcolano oltre 20 shutdown: il più lungo si è verificato tra il 2018 e il 2019 e durò 35 giorni
- Debach (eToro): “L’S&P 500 in media segna variazioni prossime allo zero durante lo shutdown, con una mediana piatta”
Il 1° ottobre il governo statunitense è entrato ufficialmente in shutdown, in blocco amministrativo. Molte attività considerate non essenziali sono state interrotte, a partire dalla pubblicazione del rapporto sull’occupazione di settembre. Gli analisti stimavano la creazione di 51mila posti di lavoro, a fronte dei 22mila di agosto, unitamente a un tasso di disoccupazione stabile al 4,3%. La Federal Reserve dovrà attendere per avere ulteriori dati sullo stato di salute dell’economia a stelle e strisce, così come chi è alla ricerca di indizi sulla traiettoria dei tassi d’interesse. Ma come si stanno muovendo i mercati finanziari nel frattempo? E cosa può accadere da qui in avanti, con riflessi a cascata sulle principali asset class?
Che cos’è lo shutdown
Partiamo da una definizione. Ogni anno, il Congresso degli Stati Uniti deve approvare le leggi di spesa federale che finanziano agenzie, uffici e programmi governativi, entro il 30 settembre. In mancanza di un accordo tra le parti politiche, lo Stato non può più spendere. Di conseguenza, come anticipato in apertura, molte attività governative non essenziali vengono interrotte. Questa momentanea condizione viene definita “shutdown”, che significa letteralmente “spegnimento”. Non si tratta di un fenomeno inedito, anzi, negli ultimi 50 anni se ne calcolano oltre 20: il più lungo si è verificato tra il 2018 e il 2019, durato ben 35 giorni, in concomitanza con il primo mandato di Donald Trump.
L’effetto su Wall Street
Finora lo shutdown del governo statunitense, da solo, non ha pesato sulle Borse. Anche nella seduta odierna, a tre giorni dall’annuncio del blocco amministrativo, il Dow Jones mostra un rialzo dello 0,54%. Sulla stessa linea d’onda l’S&P 500, che avanza a 6.733 punti. Una sorpresa? In realtà, sembrerebbe di no. Se si osservano i casi di shutdown del passato, i mercati “hanno sempre saputo distinguere tra rumore politico e fondamentali”, dichiara Gabriel Debach, market analyst di eToro. “Le serie calcolate sugli ultimi 50 anni mostrano che l’S&P 500 in media segna variazioni prossime allo zero durante lo shutdown, con una mediana piatta”, ricorda l’analista.
Cosa insegna la storia
Focalizzandosi sugli ultimi tre shutdown di cui si dispone dei dati più completi, l’esperto evidenzia come nel 2013 – quando la chiusura forzata degli uffici federali durò 17 giorni – l’S&P 500 guadagnò il 3%. Nel 2018, con soli 3 giorni di stallo, il listino americano si mosse appena dell’1%. Fra il 2018 e il 2019, durante lo shutdown più lungo della storia, l’indice guadagnò il 10%. “L’insegnamento è chiaro: lo shutdown in sé non determina l’andamento dei mercati. Sono i fondamentali macro a guidare”, sostiene Debach. “Lo shutdown non è mai un evento sistemico per i mercati, ma ogni volta è una ferita per la credibilità istituzionale americana”, aggiunge.
Il focus su bond e dollaro
“Per le azioni la reazione solitamente è limitata”, confermano gli esperti di The Lighthouse, l’ufficio studi di Finint Private Bank. “Inizialmente potrebbe esserci una fase di debolezza ma poi, dopo sei o 12 mesi, mediamente, la performance dell’indice è risultata più elevata del pre-shutdown”. Anche sul fronte delle obbligazioni si evidenzia tendenzialmente un impatto positivo. “Da un lato sono un bene rifugio da acquistare nelle fasi di debolezza, dall’altro la congiuntura più debole rende il mercato e la banca centrale più dovish”, si legge nell’analisi.
Più ambiguo l’impatto dello shutdown sul dollaro. “In qualità di bene rifugio dovrebbe salire, ma il possibile calo dei rendimenti di mercato tende a indebolirlo”, concludono gli esperti. A intervenire sul tema anche Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm: “La nostra valutazione è quella di cercare di guardare oltre il rumore politico del breve termine e concentrarsi sui mercati azionari e obbligazionari, la cui volatilità appare al momento piuttosto contenuta”.

